Leonardo Frattini e il Coro Cellule danno voce a un progetto nato dall’amicizia con Aurora Negri e Mario Masiero. A Mambrui una scuola costruita nel 2012 è diventata il luogo di un incontro straordinario tra i piccoli del Kenya e quelli italiani. «Forse la cosa più bella che ho fatto in vita mia»

LEGNAGO-MAMBRUI. Ci sono viaggi che finiscono quando si torna a casa. E ce ne sono altri che, proprio al ritorno, cominciano davvero.

Quello di Leonardo Frattini in Kenya appartiene certamente alla seconda categoria.

Da quell’esperienza, da una piccola scuola vicino a Mambrui, dai sorrisi dei bambini e da alcune voci registrate con pochi mezzi all’interno di una chiesetta africana è nata «Ciao Kenya», la nuova canzone del Coro Cellule.

E per raccontare ciò che rappresenta questo brano forse bastano le parole dello stesso Frattini:

«Forse la cosa più bella che ho fatto in vita mia».

Una frase pronunciata con emozione, perché dietro una canzone apparentemente semplice c’è una storia iniziata molti anni prima. Una storia fatta di amicizia, solidarietà e soprattutto della convinzione che aiutare un bambino a studiare significhi offrirgli la possibilità di scegliere il proprio futuro.

Tutto nasce da Aurora e Mario

Il filo che porta da Legnago al Kenya passa attraverso Aurora Negri e Mario Masiero.

Nel 2012 Aurora e Mario decisero infatti di trasformare un desiderio in qualcosa di concreto: costruire una scuola nei pressi di Mambrui, sulla costa del Kenya, non lontano dalla foce del fiume Sabaki e dall’Oceano Indiano.

Non un aiuto occasionale, dunque, ma qualcosa destinato a rimanere.

All’ingresso della scuola campeggiano tre parole che raccontano meglio di qualsiasi discorso il significato dell’iniziativa:

«Education is freedom».

L’educazione è libertà.

Perché in territori nei quali le condizioni economiche e sociali possono rendere difficile persino frequentare regolarmente una scuola, una classe, un quaderno e un insegnante possono diventare strumenti capaci di cambiare una vita.

Il rapporto della famiglia Masiero con l’Africa, inoltre, viene da lontano. Prima ancora dell’esperienza scolastica, la solidarietà si era indirizzata anche verso una delle necessità più elementari e preziose di quelle comunità: l’acqua, contribuendo alla realizzazione di pozzi in Kenya. Un percorso che negli anni ha così legato bisogni essenziali ed educazione: l’acqua per vivere, la scuola per costruirsi un futuro.

 

Foto: al centro in alto, Leonardo Frattini; in basso a sinistra Marco Masiero, a destra Mario Masiero e Aurora Negri.

 

È una storia che oggi vuole continuare anche a Legnago, dove sta prendendo forma l’associazione «Aurora and Friends», nata proprio con l’intenzione di raccogliere questa eredità, farla crescere e coinvolgere altre persone.

Leonardo prende un aereo. E porta con sé una canzone

L’amicizia di Leonardo Frattini con Aurora e Mario ha fatto il resto.

Nel febbraio scorso il maestro del Coro Cellule è volato personalmente a Mambrui.

In valigia, oltre al necessario, ha portato con sé una piccola attrezzatura per registrare. Ma soprattutto una canzone.

Frattini l’ha insegnata ai bambini keniani e poi ne ha registrato le voci all’interno della chiesetta attorno alla quale è sorta la scuola.

Niente grande studio discografico. Niente sofisticata produzione.

Solo bambini, voci e un microfono, sotto il sole del Kenya.

Ed è probabilmente proprio questa semplicità a rendere «Ciao Kenya» così particolare.

Diecimila chilometri scompaiono

Il brano è costruito come un dialogo tra due gruppi di bambini che vivono a circa 10 mila chilometri di distanza.

Da una parte quelli della scuola di Sabaki, dall’altra i piccoli del Coro Cellule.

Si rispondono in swahili e italiano.

«Watoto wa Kenya, watoto tazameni juu», cantano le voci africane.

E dall’Italia arriva la risposta:

«Bambini d’Italia guardate all’insù».

Poi il senso dell’intera canzone si raccoglie in pochissime parole:

«È nostro, è vostro il cielo che sta lassù, e i nostri bei sogni volano insieme nel blu».

Ed ecco che quei diecimila chilometri improvvisamente sembrano scomparire.

Perché un bambino di Legnago e uno del Kenya possono avere case differenti, parlare lingue differenti e crescere in condizioni profondamente diverse. Ma quando alzano gli occhi, il cielo è lo stesso.

E soprattutto nessuno dovrebbe poter mettere un confine ai loro sogni.

Disegni, messaggi e piccoli regali

L’esperienza non si è fermata alla registrazione.

I bambini si sono cercati, anche se a distanza. Si sono scambiati messaggi, disegni e regali. Qualcuno, durante le vacanze, ha persino deciso di andare a vedere personalmente quella scuola lontana conosciuta attraverso la musica.

«I bambini sono stati molto coinvolti da quest’idea di cantare, seppure un po’ virtualmente, con coetanei così distanti», racconta Leonardo Frattini.

E poi aggiunge una frase che restituisce il senso più profondo dell’esperienza:

«È stato molto emozionante soprattutto per me, che ho avuto la fortuna di fare da veicolo a questi pensieri così puri».

La parte italiana della canzone è stata successivamente registrata al Dirty Sound Studio di Cerea.

Ad accompagnare il brano c’è anche un video volutamente semplice, realizzato con le immagini girate dallo stesso Frattini durante il viaggio e le registrazioni nella scuola africana.

Non servivano effetti speciali.

I protagonisti erano già lì.

«Ciao Kenya, Jambo Italia»

«Ciao Kenya» sarà disponibile sulle piattaforme streaming e porta con sé qualcosa che va oltre una nuova uscita musicale del Coro Cellule.

Racconta infatti cosa può succedere quando un gesto ne genera un altro.

Prima qualcuno decide di aiutare una comunità ad avere acqua. Poi nasce l’idea di costruire una scuola. Quella scuola accoglie dei bambini. Anni dopo un maestro parte da Legnago, entra in quelle aule e registra le loro voci. Infine quelle voci attraversano il mare e incontrano quelle di altri bambini italiani.

È forse questa la parte più bella della storia di Aurora, Mario, Leonardo e di tutti coloro che vi hanno partecipato: il bene raramente finisce dove è cominciato.

Continua a viaggiare.

A volte prende la forma di un pozzo. A volte quella di una scuola.

E qualche volta diventa una canzone.

Una canzone nella quale bambini che probabilmente non si sarebbero mai incontrati possono finalmente dirsi:

«Ciao Kenya, Jambo Italia».

E ricordarci che, qualunque sia il luogo del mondo nel quale un bambino è nato, quando guarda verso l’alto i suoi sogni volano nello stesso cielo dei nostri.

 

 

 

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