Il sindaco difende il contratto dei dipendenti: «Welfare aumentato del 60 per cento, i premi devono riconoscere il merito». I sindacati chiedono la conciliazione in Prefettura e contestano risorse non distribuite e modalità del confronto.

LEGNAGO – Doveva essere una provocazione per i dipendenti «in stato di agitazione», ma la camomilla ha ottenuto l’effetto opposto: scaldare gli animi in municipio. E ora alla vicenda si aggiunge anche un bollitore. Il sindaco Paolo Longhi conferma il gesto, difende le scelte dell’amministrazione sul contratto integrativo e replica alle critiche di FP CGIL, UIL FP e CSA RAL .

«Se la risposta delle sigle sindacali è lo stato di agitazione, ecco la mia provocazione delle bustine della camomilla», afferma il primo cittadino. E aggiunge: «Oggi ho comprato, sempre coi miei quattrini, anche il bollitore».

La questione, però, va oltre le tisane. Al centro del confronto ci sono il contratto integrativo 2026-2028, i premi di produttività e il welfare del personale comunale. Due letture diverse della stessa trattativa: per Longhi l’accordo valorizza i dipendenti e deve premiare il merito; per le tre organizzazioni sindacali restano risorse da distribuire e richieste senza risposta.

Il sindaco rivendica innanzitutto l’aumento del welfare, cioè dei benefici e dei servizi destinati ai lavoratori. «Per il Municipio di Legnago abbiamo approvato un contratto decentrato che considero tra i migliori della provincia, considerando insieme premi di produttività e welfare. Quest’ultimo lo abbiamo aumentato da 500 a 800 euro all’anno per dipendente. Il 60 per cento in più».

Il punto di rottura, nella sua ricostruzione, riguarda i criteri di distribuzione delle somme rimaste disponibili. «Dove non ci troviamo d’accordo è sull’idea che i premi di risultato che dovessero avanzare debbano essere distribuiti a pioggia, senza valorizzare l’impegno, le responsabilità e i risultati».

Longhi sostiene inoltre di aver parlato personalmente con quasi tutti i dipendenti, raccogliendo «moltissimi apprezzamenti» per i miglioramenti introdotti. Guarda poi al prossimo bilancio di previsione, con l’intenzione di prevedere ulteriori interventi soprattutto per la Polizia locale, «legando maggiori riconoscimenti economici previdenziali ad una presenza più capillare degli agenti sul territorio».

La replica si chiude con un avvertimento rivolto anche ai cittadini: «Siccome questi sono i vostri soldi, se i sindacalisti non accetteranno il riconoscimento del merito, tutti i dipendenti perderanno tutte le migliorie che avevamo proposto». Il merito, aggiunge, «per me è l’unica forma di premialità dignitosa; non lo è certo il quieto vivere».

Dall’altra parte, FP CGIL, UIL FP e CSA RAL chiedono di recuperare e distribuire le risorse disponibili, rivedendo i limiti ai premi che, secondo le tre sigle, continuano a generare avanzi. I dati richiamati dai sindacati indicano economie pari a 185 mila euro nel 2024 e a 43.152,97 euro nel 2025: somme che, sostengono, non si sono tradotte in riconoscimenti economici al personale.

«Il lavoro dei dipendenti deve essere riconosciuto concretamente», affermano le organizzazioni. Riconoscono l’aumento del welfare da 500 a 800 euro, ma ritengono che non risolva le altre criticità. Chiedono di arrivare a mille euro annui per dipendente, introdurre buoni spesa e carburante, rafforzare la previdenza complementare della Polizia locale e rivedere i criteri dell’indennità di servizio esterno.

Contestano inoltre la proposta di aumentare la retribuzione di risultato degli incaricati di Elevata Qualificazione, figure con particolari responsabilità negli uffici, riducendo il fondo destinato al restante personale.

C’è poi il capitolo delle relazioni sindacali. Secondo la ricostruzione delle tre sigle, la firma definitiva del contratto è avvenuta il 5 ottobre con la sola CISL FP, senza l’adesione della RSU, la rappresentanza eletta dai lavoratori, e delle altre organizzazioni. I sindacati ricordano l’incontro con Longhi del 28 settembre e contestano che appena ventiquattro ore dopo la Giunta abbia autorizzato la sottoscrizione definitiva: «Un confronto deve poter incidere sulle decisioni».

Da qui lo stato di agitazione, proclamato sulla base del mandato dell’assemblea del personale del 27 ottobre, e la richiesta di attivare le procedure di raffreddamento e conciliazione in Prefettura.

In questo clima, le confezioni lasciate nella buvette con il messaggio «Per i dipendenti in stato di agitazione. Il vostro sindaco» sono state accolte dalle tre sigle come «una presa in giro fuori luogo».

Valentino Geri, Marco Bognin e Nicola Cavedini, per FP CGIL, UIL FP e CSA RAL, chiedono di riaprire il confronto: «Siamo disponibili a costruire soluzioni, ma servono impegni verificabili sulla distribuzione delle risorse, sul welfare e sulla valorizzazione di tutto il personale».

Per ora, dunque, in municipio l’acqua per la camomilla è pronta. Per raffreddare davvero la vertenza servirà trovare un’intesa.

 


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