Svelata alla nuova Residenza Giulia di Verona l’installazione del pittore: sette continenti simbolici, i disegni della giovane e una pagina rimasta bianca. Dal colloquio con papà Gino nasce un’opera che invita a ricordare e a interrogare le coscienze.
VERONA – Il 9 novembre ci sono i suoi personaggi. Il 10 un vaso con i fiori che amava. Poi si gira pagina e arriva l’11: il foglio è bianco. È anche da questa assenza, raccontata da un padre a un artista, che nasce «G-11», l’opera con cui il pittore Charlie rende omaggio a Giulia Cecchettin e rivolge a chi guarda una domanda sul valore della memoria e sulla responsabilità di ciascuno davanti alla violenza.
L’installazione è stata svelata venerdì 30 ottobre, durante l’inaugurazione della nuova «Residenza Giulia – Contro tutte le violenze di genere» di ESU Verona, in via Nicola Mazza 49. Collocata all’ingresso dello studentato, accompagna simbolicamente il passaggio quotidiano dei giovani in un luogo dedicato allo studio, all’incontro e alla costruzione del futuro.
A dare forma a questo messaggio è Charlie, che ha intrecciato pittura, ricordi personali e spazi lasciati intenzionalmente senza immagini. Una scelta che porta dentro l’opera anche ciò che non può essere rappresentato: la vita che Giulia avrebbe vissuto, i progetti che avrebbe realizzato, le pagine che avrebbe ancora riempito.
Il cuore del lavoro affonda in un colloquio avvenuto a Padova tra il pittore e Gino Cecchettin. Il padre di Giulia gli ha raccontato di quando prende in mano un quaderno dei disegni della figlia e ne sfoglia le pagine: i personaggi del 9 novembre 2023, i fiori del giorno successivo, quindi il bianco dell’11. Una successione semplice, quotidiana, capace di rendere tangibile un’interruzione irreparabile.
«Da questo indescrivibile impatto emotivo nasce anche il titolo dell’opera: G-11», spiega Charlie.
Il pittore ha trasformato quel racconto in uno dei nuclei dell’installazione, richiamato nella parte gialla a destra. La pagina vuota diventa così il punto in cui la storia personale di Giulia incontra lo sguardo di chi entra nella residenza: un’assenza davanti alla quale fermarsi.
La struttura dell’opera si sviluppa in sette moduli quadrati di ottanta centimetri di lato, ispirati alla suddivisione della Terra in sette continenti. Charlie li riunisce idealmente attraverso l’università, intesa come luogo capace di accogliere e formare persone di culture e provenienze diverse.
«G-11 è una installazione di concezione minimalista», racconta l’artista, che affida a questa geografia simbolica un significato civile: il sapere, l’incontro e la formazione come occasioni per costruire rispetto.
Blu, lilla, giallo, viola, rosso e verde attraversano la composizione. Le tre parti inferiori evocano elementi della vita terrena; le quattro superiori aprono una riflessione di carattere filosofico. All’interno di questo equilibrio, Giulia torna attraverso le sue passioni e il suo immaginario.
In alto a sinistra Charlie richiama il profilo attraverso il quale la giovane condivideva ricette e disegni. Vi riproduce una sua illustrazione: Giulia insieme al papà che l’accompagna a scuola, in un volo felice e liberatorio. Un’immagine che restituisce affetto, leggerezza e complicità. Al centro, nella parte superiore, compare invece una figura eterea di Giulia, circondata da presenze evanescenti e fantastiche.
Il ricordo passa dunque anche dalla creatività della ragazza, dal suo modo di disegnare e di raccontarsi. È uno degli aspetti più delicati del lavoro di Charlie: lasciare spazio alla persona, ai suoi interessi e al legame con il padre.
La scelta più spiazzante arriva con il settimo «continente». Il quadrato è composto, a sua volta, da quattro tele non dipinte e rovesciate. Chi osserva si trova davanti al retro della pittura, alla superficie che abitualmente resta nascosta.
«A noi non è dato a sapere dove sia Giulia, cosa faccia e soprattutto cosa avrebbe fatto», spiega Charlie. Per questo, nelle sue parole, tutto rimane «incompiuto», in una dimensione che definisce «oltre-vuoto».
Sulla prima delle quattro tele compare una G rossa, iniziale che custodisce il ricordo di Giulia. Le altre tre restano senza scritte: il pensiero si allarga alle tante vittime di violenza delle quali si è persa persino la memoria. L’omaggio individuale assume così una dimensione collettiva.
Anche la polvere che potrà depositarsi sulle tele rovesciate entra nella riflessione dell’artista. Charlie la accosta a quella «che dobbiamo rimuovere dai nostri occhi e dalle nostre coscienze»: l’incapacità di vedere, l’abitudine a voltarsi altrove, l’indifferenza che ostacola il rispetto reciproco.
È qui che l’installazione esprime pienamente il suo impegno civile. La memoria diventa una responsabilità da esercitare nel presente, attraverso l’attenzione agli altri e la capacità di riconoscere la violenza. Nell’intenzione del pittore, la dedica a Giulia abbraccia tutte le persone che hanno subito e continuano a subire violenze di qualsiasi genere.
Alla presentazione dell’opera, introdotta dal presidente di ESU Verona Claudio Valente, erano presenti il direttore Giorgio Gugole, la segretaria Katia Boggian, il personale istituzionale e amministrativo dell’ente e alcuni rappresentanti degli studenti. Allo svelamento sono intervenuti la ministra dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini, il ministro del Turismo Gianmarco Mazzi, la rettrice dell’Università degli Studi di Verona Chiara Leardini, il vescovo di Verona Domenico Pompili, il presidente della Provincia Flavio Massimo Pasini, la vicesindaca di Verona Barbara Bissoli, l’europarlamentare Flavio Tosi, i deputati Paola Boscaini e Ciro Maschio e l’assessora alla Cultura della Regione Veneto Valeria Mantovan, insieme ad altre autorità civili e militari. A illustrare il significato di «G-11» è stato lo stesso Charlie, accompagnando i presenti nella lettura dei simboli e delle scelte artistiche dell’installazione.
All’ingresso della Residenza Giulia, Charlie lascia un’opera destinata a incontrare ogni giorno nuove persone. I colori, i disegni e quelle tele rovesciate chiedono a ciascuno di custodire una memoria e di riconoscere, nel rispetto degli altri, un impegno quotidiano. La pagina dell’11 resta bianca. Davanti a quella pagina, «G-11» invita a tenere gli occhi aperti.

Copyright © 2026 | Il Nuovo Giornale | Tutti i diritti Riservati












