Fp Cgil, Uil Fp e Csa Ral chiedono accertamenti sulle modalità della raccolta tra i dipendenti comunali. Il sindaco respinge i sospetti di pressioni: «Libera iniziativa dei lavoratori». Resta aperto il percorso di conciliazione in Prefettura, mentre entrambe le parti prospettano possibili iniziative giudiziarie.
LEGNAGO – Una raccolta di firme tra dipendenti comunali contrari allo stato di agitazione apre un nuovo fronte nello scontro tra il sindaco Paolo Longhi e Fp Cgil, Uil Fp e Csa Ral. Le tre sigle chiedono al Comune di accertare se l’iniziativa sia stata condotta con modalità capaci di condizionare il personale, anche attraverso il ruolo di responsabilità di una funzionaria. Il primo cittadino respinge la ricostruzione e contrattacca: «Nessuna pressione, nessuna minaccia, nessun condizionamento. Soltanto il libero esercizio del diritto di esprimere il proprio pensiero».
Il confronto compie così un salto: dalle polemiche dei giorni scorsi si passa a una diffida formale, a una risposta scritta del sindaco e alla prospettiva, evocata da entrambe le parti, di ricorrere all’autorità giudiziaria. Al centro ci sono due posizioni che richiamano entrambe la libertà dei lavoratori, ma divergono sulla lettura della raccolta di firme e sulle condizioni in cui sarebbe avvenuta.
IL CONTRATTO E L’ORIGINE DELLA VERTENZA
La diffida, datata 5 novembre e acquisita al protocollo comunale il 6 novembre, è indirizzata al sindaco, al segretario comunale Maurizio Lucca e alla dirigente del secondo settore Milena Mirandola. A sottoscriverla sono Valentino Geri per Fp Cgil, Marco Bognin per Uil Fp e Nicola Cavedini per Csa Ral.
Nel documento le organizzazioni ricostruiscono i passaggi precedenti: il 5 ottobre è stato sottoscritto definitivamente il contratto collettivo decentrato integrativo del personale non dirigente, relativo al triennio normativo 2026-2028 e alla parte economica 2026, con la sola Cisl Fp. Dopo l’assemblea dei lavoratori del 27 ottobre, le tre sigle hanno chiesto, il 30 ottobre, l’attivazione della procedura di conciliazione presso la Prefettura di Verona.
È durante questa fase di attesa che si inserisce la raccolta di firme contro lo stato di agitazione e, secondo quanto riportato dai sindacati, a favore della scelta dell’amministrazione di sottoscrivere il contratto con la sola Cisl Fp.
CHE COSA CONTESTANO I SINDACATI
La questione sollevata nella diffida riguarda il possibile coinvolgimento della titolare di un incarico di Elevata Qualificazione dell’Area Demografici: una funzionaria con responsabilità organizzative all’interno dell’ente.
Le tre sigle riferiscono di informazioni ricevute e chiedono di verificarle. Il loro sospetto è che il ruolo ricoperto possa essere stato utilizzato per influenzare le scelte dei colleghi, anche indirettamente. Nel testo, tuttavia, distinguono esplicitamente questo aspetto dal diritto individuale di dissentire: «La contestazione non riguarda il diritto dei singoli lavoratori di esprimere liberamente il proprio dissenso rispetto alle scelte sindacali, bensì l’eventuale interferenza nell’esercizio di tale libertà attraverso l’utilizzo del ruolo ricoperto nell’organizzazione dell’Ente».
Non viene dunque presentata come già accertata una pressione sui dipendenti. La diffida chiede di verificare le modalità concrete della raccolta, l’eventuale utilizzo di strumenti o canali comunali e il coinvolgimento di altri soggetti con funzioni di responsabilità. Le stesse organizzazioni precisano che la sola titolarità dell’incarico di Elevata Qualificazione non basta a definire la vicenda.
Al Comune viene chiesto di interrompere eventuali condizionamenti, rimuovere gli effetti lesivi eventualmente accertati e garantire che nessun dipendente subisca conseguenze sfavorevoli per la propria scelta di aderire o meno alle iniziative sindacali. È richiesto un riscontro scritto entro sette giorni dalla ricezione, ferma restando l’immediatezza degli interventi eventualmente necessari.
La diffida richiama l’articolo 28 dello Statuto dei lavoratori e prospetta il ricorso all’autorità giudiziaria qualora ne ricorrano i presupposti. Si tratta delle contestazioni e delle richieste delle organizzazioni, non di un accertamento giudiziario di condotta antisindacale.
LONGHI: «UN’INIZIATIVA LIBERA, ACCUSE INACCETTABILI»
La risposta del sindaco, firmata il 6 novembre, respinge nettamente le contestazioni. Longhi sostiene che le informazioni alla base della diffida non corrispondano alla realtà e afferma di avere appreso quel giorno dell’iniziativa, che sarebbe stata assunta liberamente da più dipendenti, tra i quali anche la funzionaria indicata.
Nel suo intervento pubblico il primo cittadino insiste sul diritto di non riconoscersi nella protesta: «La libertà sindacale comprende anche quella di non aderire alle iniziative sindacali, senza per questo essere esposti a sospetti, insinuazioni o diffide».
E aggiunge: «È davvero singolare che organizzazioni nate per difendere i diritti dei lavoratori arrivino a contestare proprio quei lavoratori che esercitano la libertà di non essere d’accordo con loro».
Per Longhi, quindi, la raccolta rappresenta una manifestazione autonoma di dissenso. Il sindaco considera invece le contestazioni sindacali «gravemente diffamatorie e intimidatorie» e chiede chiarimenti, riservandosi di affidare a un legale la valutazione di possibili iniziative a tutela dell’amministrazione. Nella dichiarazione pubblica richiama anche la dignità dei lavoratori coinvolti.
Il tono si irrigidisce ulteriormente nel riferimento alle polemiche precedenti: «Qui siamo andati ben oltre alle provocazioni scherzose ma si sconfina nell’intimidazione vera e propria, con volontà di condizionare proprio quella libertà che si dichiara di voler tutelare».
IL NODO DELLE FIRME E IL PASSAGGIO IN PREFETTURA
Il punto da chiarire riguarda dunque le modalità della raccolta di firme: per i sindacati occorre accertare che il ruolo organizzativo non abbia condizionato i colleghi; per Longhi si è trattato di una libera iniziativa, senza pressioni. Nei documenti esaminati non è riportato il numero delle adesioni né è allegato il testo della raccolta.
Intanto resta aperto il percorso di conciliazione. Le tre organizzazioni precisano che la diffida è distinta dalla procedura già richiesta e confermano di volerla proseguire. Anche Longhi assicura la partecipazione dell’amministrazione: «Il confronto sindacale, anche aspro, è assolutamente legittimo e senz’altro parteciperemo alla procedura di raffreddamento avanti alla Prefettura, ma devono essere tutelati anche i numerosi dipendenti che non sono d’accordo con quei sindacati».
Il tavolo prefettizio resta così il passaggio annunciato per affrontare la vertenza sul contratto, mentre sul nuovo fronte della raccolta firme le posizioni rimangono contrapposte: richiesta di accertamenti da una parte, rigetto delle contestazioni e richiesta di chiarimenti dall’altra.
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