Il sindaco di Legnago, Graziano Lorenzetti, ha chiesto «un controllo permanente sulle emissioni Chemviron» durante l’incontro tenuto, martedì 22 marzo, tra i vertici del settore Ambiente del Comune di Legnago, il primo cittadino e i funzionari di Ulss 9, Arpav e della sezione Servizi in Campo Ambientale della Provincia di Verona.
Tema del confronto, le emissioni a camino della ditta Chemviron di Legnago, specializzata nella rigenerazione di carboni attivi esausti.

Al centro del dibattito, un rapporto del Nucleo Operativo Ecologico dei Carabinieri di Treviso stilato dopo un’ispezione nell’azienda dell’ottobre del 2021, con il supporto tecnico di Arpav, che ha evidenziato la presenza di tracce residue di Pfas (composti utilizzati principalmente per rendere resistenti ai grassi e all’acqua diversi tipi di materiali) nelle lavorazioni e nel terreno circostante l’impianto.

«Sono sconcertato» – ha dichiarato il sindaco durante l’incontro – «Questo territorio ha già pagato. Molte generazioni hanno bevuto acqua inquinata da Pfas. Uno studio realizzato dal professor Carlo Foresta, ordinario di Endocrinologia dell’Università di Padova, relativo al territorio che coinvolge parte delle zone delle province di Verona, tra cui Legnago, Padova e Vicenza colpite dall’inquinamento delle acque da Pfas della Miteni, ha evidenziato i danni al sistema neurologico causati da queste sostanze chimiche, che creano alterazioni genetiche.
Sono sconcertato anche nell’apprendere che l’ultimo controllo fatto da Arpav sulle emissioni dell’azienda è stato effettuato nel 2017 e che gli stessi controlli vengano perlopiù demandati all’azienda».

«Per me – ha continuato il sindaco di Legnago – la relazione del Nucleo operativo ecologico dei Carabinieri è chiara. Io chiedo solo una cosa: non so se ci sono inquinanti che escono dai camini, ma voglio capire cosa esce.
Vanno messi dei sistemi di controllo permanenti, 24 ore al giorno. Deve essere indetta una conferenza dei servizi, dato che nemmeno con le polveri sottili siamo a posto. C’è infatti un riscontro a terra: sulle lapidi del vicino cimitero, sui balconi e sulle finestre delle case limitrofe. Sappiamo che questo sito produttivo è incongruo dal punto di vista urbanistico da almeno 30 anni.
Io sono Autorità sanitaria, sono responsabile della salute dei cittadini e per il bene di tutti è importante sapere di fatto cosa emettono i camini dell’azienda prima che succedano altre tragedie.
Un certo tipo di lavorazione va effettuato se si è in grado di verificare e controllare le sostanze che vengono emesse nell’ambiente.
Altrimenti si sospende la produzione. Dirò ai miei cittadini che non essendoci limiti normati, non possiamo affermare che quello che esce dai camini della Chemviron sia insalubre o meno. Probabilmente lo sapremo tra 10 anni».

Arpav, per voce della direttrice del dipartimento provinciale di Verona, Francesca Predicatori, ha replicato che «l’agenzia per la protezione dell’ambiente ha effettuato, oltre a quello del 2017, un ulteriore controllo nel 2019, a cui ne seguirà un altro nel 2022. Nel 2019 non sono state rilevate particolari criticità, a parte la presenza di emissioni diffuse per cui poi la ditta si è attivata, e non è stato fatto un campionamento del terreno. Ci siamo concentrati sui PM10 servendoci della centralina mobile».
«Nel rapporto del Nucleo operativo ecologico – ha continuato Predicatori – ci sono delle imprecisioni che possono portare a dei fraintendimenti. Quando si parla di “inferiore a” significa che la sostanza non si può quantificare perché è presente in quantità così basse da non poter essere rilevata dagli strumenti di laboratorio disponibili. I limiti di quantificazione sono bassi per cui se ci fosse qualcosa, quel qualcosa è in quantità estremamente bassa per la matrice analizzata. Lo zero per la chimica non esiste. Esistono metodiche adeguate con un limite di quantificazione adeguato e metodiche non adeguate: per cui se i Pfas sono inferiori nei fumi in “quantità inferiore a”, in base alla metodica utilizzata è come dire che sono pari a zero».

«A seguito di quanto riportato da Arpav – ha controbattuto Lorenzetti – se non mettiamo i sistemi di ricerca, non possiamo di certo trovare i Pfas. Quindi quello che chiedo agli enti, e lo farò nella prossima conferenza dei servizi, è che vengano cercate queste sostanze. Sarà nostra cura tenere informati i cittadini e ho già coinvolto alcuni parlamentari sulla questione. A fine marzo si è tenuta un’audizione informale presso la commissione parlamentare ambiente con il coinvolgimento dell’Istituto superiore di sanità e dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale per evidenziare che non esiste solo un problema di acqua nella zona rossa ma anche di emissione in atmosfera legato al trattamento dei carboni attivi. Vanno quindi fissati limiti non solo per l’acqua ma anche per l’atmosfera».

Di tutto questo e altro ancora si parlerà anche nell’incontro informativo promosso da PfasLand, organo di informazione e azione contro i crimini ambientali, dal Comitato Torretta e dal consigliere della Lista Civica Simone Tebon, in programma presso la sala Civica del Palazzo di Vetro, giovedì 7 aprile alle 20.45, per informare i cittadini sulla situazione pfas presenti in aria, acqua, suolo e cibo del territorio di Legnago.

All’incontro informativo interverranno Alberto Peruffo, coordinatore di Pfasland, il deputato Alberto Zolezzi della commissione Ecomafie, Vitalia Murgia, medico Isde, Giovanni Fazio, medico Cillsa, Michela Piccoli, attivista “Mamme No Pfas, Giovanni Prando, attivista Comitato Torretta.

 

Foto: a sinistra, la fabbrica Chemviron di via Malon a Legnago; a destra, il sindaco di Legnago Graziano Lorenzetti.

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