La figlia Chiara ha riportato alla luce l’attività scenografica del pittore e scultore, celebrata con una mostra, un libro e un convegno. Una storia che si intreccia con la Pianura veronese attraverso la moglie, la pittrice Luigina de Grandis, originaria di Spinimbecco di Villa Bartolomea.
di Francesco Occhi
VENEZIA – A volte un archivio custodisce molto più della memoria di un artista: conserva una strada ancora da esplorare, un’intuizione rimasta sulla carta, un talento che attende di essere riscoperto. È accaduto con i bozzetti scenografici di Mario Marabini, pittore e scultore nato a Bologna nel 1923 e scomparso a Venezia nel 1962. A riportarli all’attenzione del pubblico è stata la figlia Chiara, protagonista di un lungo lavoro di ricerca dedicato alla propria famiglia.
Da quelle carte è nato il progetto «Mario Marabini e la scenografia – ovvero dell’Amore per l’impossibile», che nel mese di ottobre ha riunito a Venezia una mostra, la presentazione di un volume e un convegno di studi. Un percorso ospitato a «La Merceria – Spazio Ideale», in Fondamenta degli Ormesini, capace di illuminare un aspetto meno conosciuto dell’attività dell’artista: il suo rapporto con il teatro.
Una riscoperta che parla anche alla Pianura veronese. Marabini era infatti il marito della pittrice Luigina de Grandis, nativa di Spinimbecco di Villa Bartolomea. Due percorsi artistici dei quali Chiara continua a custodire e approfondire l’eredità, attraverso pubblicazioni e un lavoro di catalogazione che restituisce nuove occasioni di conoscenza.
«Il progetto ha approfondito e studiato l’attività scenografica di mio padre Mario, un tema poco sviluppato finora rispetto all’attività artistica per la quale è molto conosciuto», racconta Chiara Marabini.
Il punto di partenza è l’Archivio De Grandis Marabini, al quale Chiara ha dato vita insieme all’architetto Fabrizio Bergher. Vi sono raccolte oltre 3.500 opere e una biblioteca di più di 2.000 volumi, insieme a scritti autografi, bozzetti e materiali didattici: un patrimonio che permette di ricostruire il lavoro degli artisti e di aprire nuove prospettive di studio. Alla famiglia Chiara ha già dedicato diversi volumi, occupandosi dei genitori e dello zio Ottone.
Proprio tra i materiali dell’archivio sono riemersi i disegni che hanno suggerito questo nuovo approfondimento.
«È stato proprio in questo lavoro di catalogazione e di ricerca che sono venuti alla luce i bozzetti scenografici di Mario Marabini», spiega la figlia. Alcuni sono riferiti a opere teatrali e musicali e testimoniano un interesse che portò l’artista a collaborare anche con il Teatro La Fenice.
La scenografia diventa così una chiave per rileggere il suo percorso. Accanto alla pittura e alla scultura emerge il lavoro pensato per la scena, nel quale l’immagine incontra lo spazio teatrale. Il titolo scelto per l’iniziativa, con quel richiamo all’«Amore per l’impossibile», accompagna il visitatore dentro questa dimensione della sua ricerca.
A ospitare il progetto è stato lo spazio polivalente aperto dagli architetti Fabrizio Bergher e Carlo Sordillo: un luogo nel quale l’esposizione delle opere si affianca al confronto tra artisti, studiosi e pubblico.
L’inaugurazione del 17 ottobre ha riunito Chiara Marabini, curatrice delle iniziative, i due architetti e Giovanni Bianchi e Caterina Gomirato, autori del libro «Mario Marabini e la scenografia». Dopo i saluti di benvenuto e gli interventi istituzionali, Chiara ha illustrato il lavoro di ricerca, mentre gli autori hanno proposto alcune chiavi di lettura del volume, introducendo la visita alla mostra.
All’appuntamento hanno partecipato Giovanni Pellizato, presidente della Municipalità veneziana; Roberto Valente, segretario generale del Consiglio regionale del Veneto; Francesco Grimaldi, presidente della CNA di Venezia; Cesare Mason, sindaco di Piombino Dese, e il maestro artigiano e costumista Stefano Nicolao, insieme ai numerosi appassionati presenti.
La mostra è rimasta aperta fino a sabato 31 ottobre. Venerdì 30 lo stesso spazio ha accolto il convegno di studi, moderato da Fabrizio Bergher, con gli interventi di Chiara Marabini, Giovanni Bianchi e Caterina Gomirato. Un ulteriore momento di approfondimento per mettere in relazione i materiali ritrovati e gli studi dedicati all’artista.
Il valore dell’iniziativa sta anche nel lavoro che l’ha resa possibile: cercare, ordinare, riconoscere l’importanza di carte e disegni, fino a trasformarli in un racconto condiviso. Grazie alla tenacia della figlia Chiara, quei bozzetti sono tornati a parlare, aggiungendo un capitolo alla conoscenza di Mario Marabini e del suo amore per il teatro.

La mostra a «La Merceria – Spazio Ideale», in Fondamenta degli Ormesini.
Foto: il manifesto della mostra e Mario Marabini con Luigina de Grandis, nativa di Spinimbecco di Villa Bartolomea.
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