Nei palazzi veronesi vicini a Fratelli d’Italia circola da tempo l’ipotesi di una candidatura alle politiche del 2027. Il sindaco replica: «Non mi ha chiesto nulla nessuno, non sono candidato a nulla». Un’eventuale corsa a Roma aprirebbe però il nodo delle dimissioni e del commissariamento del Comune.

LEGNAGO – La voce non è nata ieri e, nei palazzi veronesi vicini a Fratelli d’Italia, continua a circolare: Paolo Longhi potrebbe essere uno dei nomi da giocare alle elezioni politiche del 2027. Un possibile passaggio dal municipio di Legnago alla Camera o al Senato che, per ora, resta nel campo delle indiscrezioni. Quanto basta, però, per accendere la curiosità sul futuro del sindaco e, soprattutto, su quello della città.

«Non mi ha chiesto nulla nessuno, non sono candidato a nulla». Longhi ribadisce così la propria posizione. Già a metà settembre, in occasione dell’annuncio della stretta sui contributi sociali alle famiglie dei «maranza» e delle baby gang, aveva escluso una candidatura.

Proprio il tema degli aiuti sociali approderà stasera, martedì 13 ottobre, alle 20, in Consiglio comunale, dove sarà esaminata la proposta di modifica del regolamento sui sostegni e contributi dei Servizi sociali. Per le famiglie con minori responsabili di illeciti segnalati dalle autorità competenti, la proposta prevede la sottoscrizione di un progetto individualizzato per accedere ai contributi, introducendo nuove cause di esclusione o sospensione degli aiuti.

La precisazione del sindaco mette un confine fra le indiscrezioni e le decisioni effettive: al momento, Longhi non annuncia alcuna corsa parlamentare.

A rendere plausibile il ragionamento, agli occhi di chi coltiva questa ipotesi, è la sua lunga storia in Fratelli d’Italia. Il sindaco, che è anche segretario cittadino del partito, appartiene alla sua stagione delle origini: nel gennaio 2013 figurava nel comitato promotore veronese insieme a Ciro Maschio.

Un legame costruito quando FdI muoveva i primi passi, molto prima dell’arrivo di Giorgia Meloni a Palazzo Chigi e dell’elezione di Longhi a primo cittadino nel 2024. È questo radicamento a dare un contesto alle indiscrezioni, pur senza offrire certezze sulle future scelte del partito.

C’è poi il capitolo Provincia. Longhi ricopre l’incarico di vicepresidente e, secondo le voci politiche, avrebbe guardato anche alla presidenza dell’ente. L’orizzonte del 2028 per la permanenza di Flavio Pasini alla guida della Provincia sposterebbe però più avanti quella prospettiva. Nel frattempo, le politiche del 2027 rappresentano un’altra occasione attorno alla quale si concentrano ipotesi e aspettative.

Per i legnaghesi, la domanda più concreta riguarda il mandato amministrativo: che cosa accadrebbe se il sindaco decidesse davvero di tentare il salto a Roma?

La legge non vieta in assoluto la candidatura, ma impone ai sindaci dei Comuni sopra i 20 mila abitanti, come Legnago, di dimettersi e cessare effettivamente dalle funzioni nei termini previsti per poter essere eletti. A legislatura completa, il termine dei 180 giorni prima della scadenza cadrebbe il 16 aprile 2027. Se invece lo scioglimento delle Camere anticipasse la scadenza naturale di oltre 120 giorni, ci sarebbero sette giorni dalla pubblicazione del decreto per lasciare le funzioni.

Le conseguenze per il Comune sarebbero concrete: dopo venti giorni, le dimissioni diventano irrevocabili e comportano lo scioglimento del Consiglio e la nomina di un commissario. Non sarebbe quindi il vicesindaco Roberto Donà a guidare l’amministrazione fino alle nuove elezioni. La sua reggenza è prevista in casi diversi, come la decadenza: quella legata all’accettazione della candidatura parlamentare non sostituisce però le dimissioni necessarie a rimuovere l’ineleggibilità.

Se le dimissioni diventassero efficaci nella primavera 2027, dopo il termine del 24 febbraio previsto per il rinnovo dei Comuni, si tornerebbe ordinariamente alle urne nella primavera 2028, salvo modifiche o deroghe legislative. Legnago potrebbe così trascorrere circa un anno sotto un commissario, concludendo in anticipo il mandato iniziato nel 2024 e destinato naturalmente a terminare nel 2029.

È il possibile effetto domino a rendere la vicenda interessante. Una candidatura parlamentare riguarderebbe Longhi, ma le sue conseguenze coinvolgerebbero la maggioranza e l’intera città, a poco più di due anni dall’inizio del mandato.

Longhi, tuttavia, riporta il discorso al presente e al ruolo per il quale è stato eletto: «Non mi piace commentare scenari che esistono soltanto sui giornali. Oggi ho l’onore di essere sindaco di Legnago e il mio obiettivo è e rimane quello di servire al meglio la mia gente».

Le voci continuano a circolare, ma la posizione del primo cittadino è questa. L’ipotesi Roma resta sullo sfondo; il suo impegno dichiarato rimane Legnago.

 

 

Copyright © 2026 | Il Nuovo Giornale | Tutti i diritti Riservati