La 26ª edizione conferma il valore di un concorso nato nel 2000 per valorizzare l’«oro rosso» della pianura veronese. Cristiana Furiani punta sulla promozione del prodotto e sui giovani; Enrica Claudia De Fanti racconta una manifestazione capace di unire talenti, professionisti e territorio.
ZEVIO – Ci sono prodotti che raccontano una terra prima ancora di arrivare nel piatto. Il Radicchio di Verona IGP è uno di questi: porta con sé il lavoro degli agricoltori, la memoria della cucina locale e il carattere della pianura attraversata dall’Adige. Attorno a questo patrimonio, ieri, sabato 10 ottobre, a Ca’ Scapin 1935, a Santa Maria di Zevio, si è ritrovato il Concorso Radicchio d’Argento, giunto alla sua ventiseiesima edizione.
Una giornata di cucina, incontri e cultura che ha dato continuità a un progetto costruito nel tempo: far conoscere il radicchio veronese attraverso le sue possibilità gastronomiche, mettendo in relazione chi lo produce, chi lo cucina e chi si prepara a entrare nel mondo della ristorazione.
Dal 2000, una vetrina per la pianura veronese
Nato nel 2000, il concorso enogastronomico interregionale ha attraversato oltre un quarto di secolo mantenendo al centro la valorizzazione di un prodotto profondamente legato al territorio. Nel 2025 aveva celebrato il traguardo delle venticinque edizioni al Castello di Bevilacqua; quest’anno il percorso è approdato a Zevio, con il tema «Il fiore d’inverno e le terre dell’Adige».
La sua storia racconta anche una capacità di aprirsi al confronto. Nel 2018, quando la manifestazione fu ospitata all’Hotel Due Torri di Verona, il primo premio della giuria tecnica andò all’istituto turistico di Landeck, in Austria. Un precedente significativo: il radicchio veronese poteva diventare occasione di incontro e sperimentazione anche per giovani cuochi provenienti da altre tradizioni gastronomiche.
Il valore del concorso sta proprio in questa possibilità. Ogni ricetta invita a conoscere l’ingrediente, a comprenderne il carattere e a trovare un equilibrio tra memoria e invenzione. Per gli studenti è un’esperienza formativa; per i produttori, una vetrina; per il territorio, un’occasione per farsi conoscere attraverso il gusto.
Furiani: far crescere la conoscenza e il valore del prodotto
In questo percorso ha un ruolo centrale Cristiana Furiani, presidente del Consorzio per la Tutela del Radicchio di Verona IGP. Alla presentazione dell’edizione 2026 aveva ribadito l’obiettivo di far apprezzare questa eccellenza anche all’estero, sottolineandone la versatilità in cucina e l’importanza di coinvolgere le nuove generazioni di cuochi.
Il Radicchio d’Argento si inserisce così in un impegno di promozione che prosegue durante tutto l’anno. Già in occasione del venticinquesimo anniversario, Furiani aveva richiamato il lavoro del Consorzio attraverso appuntamenti pubblici, comunicazione televisiva e iniziative internazionali, segnalando anche l’ingresso del Radicchio di Verona IGP nella linea Fior Fiore di Coop Italia.
«La sfida – sottolinea la presidente – è dare al prodotto una riconoscibilità che accompagni il consumatore dalla conoscenza all’acquisto. Il concorso contribuisce mostrando quanto un ingrediente della tradizione possa trovare spazio nella cucina contemporanea. Un modo per valorizzare anche il lavoro delle aziende agricole e rendere più visibile il legame tra qualità, provenienza e territorio».
De Fanti: «Una festa del gusto e della cultura»
A sostenere la continuità della manifestazione c’è il lavoro della Pro Loco Carpanea di Casaleone, guidata da Enrico Pozzani, che organizza l’appuntamento insieme al Consorzio di tutela e alla Confraternita del Radicchio IGP di Verona.
Tra le figure di riferimento è Enrica Claudia De Fanti, portavoce e organizzatrice della Pro Loco Carpanea, il cui impegno nel concorso è documentato anche nelle precedenti edizioni. Un lavoro che collega organizzazione, cultura e promozione turistica, dando forma a una giornata nella quale la competizione si intreccia con la conoscenza dei luoghi e delle produzioni locali.
«Questa edizione è stata straordinaria, sia per la qualità dei piatti sia per l’entusiasmo dei partecipanti e degli oltre 150 commensali. Il Radicchio d’Argento non è solo un concorso, ma una festa del gusto e della cultura, un luogo di incontro tra giovani talenti e professionisti affermati», sottolinea De Fanti.
Parole che restituiscono il senso dell’iniziativa e della scelta di ospitarla a Zevio, in concomitanza con la Fiera della Mela. Due eccellenze agricole riunite in un racconto comune, capace di avvicinare comunità, produzioni e visitatori.
Cultura e sostenibilità, dalla visita alla tavola
Il programma ha affiancato alla degustazione un itinerario culturale al Castello Visconteo e al Museo dell’Accademia Maria Callas, oltre alla tavola rotonda «Il fiore d’inverno IGP protagonista in tavola tra sostenibilità e diversità bioculturale», moderata dal giornalista Andrea Marcato. Tra i relatori, oltre a Cristiana Furiani, presidente del Consorzio Radicchio IGP di Verona; Enzo Gambin, direttore AIPO Verona; Alessandra Baruzzi, presidente nazionale Lady Chef; Alessandro Chiarini, direttore del pastificio Avesani; Roberto Iseppi del Relais Castello di Bevilacqua; Francesco Occhi, giornalista e storico del territorio; fra Marco Asselle, con un intervento legato alla spiritualità francescana, all’ambiente, al lavoro e alla cucina, e Lamberto Funghi, di Radio Turismo Enogastronomico di Roma.
Il menu ha mostrato la versatilità del radicchio, dal croccante di polenta con radicchio brasato al bocconcino dorato con mostarda di radicchio, fino al dessert «Dolceamore». A completare il percorso, i vini delle cantine Passarini, Agostino Vicentini, Perché, Annafrancesca e Gorzoni.
Fuori concorso sono stati proposti il fagottino del Pastificio Avesani, il risottino dell’azienda agricola La Fornasella e «Optimus», il Piatto di San Francesco, con mousse di ceci e radicchio: un omaggio nell’ottavo centenario della morte del santo, legato ai valori della semplicità e del rispetto della natura.
I premi e il valore di una storia che continua
Il primo premio è andato a Davide Ghelbeaza e Filippo Vallerini, studenti dell’istituto CFP Manfredini di Este, con il «Reradicchio», un agnolotto con Radicchio di Verona IGP. Il premio Innovazione è stato assegnato a Glorimar Medina, il premio Fantasia ad Angelo Insogna e Stefano Della Valentina, il premio Tradizione a Michele Pigozzo e Stefano Pepe. Il trofeo artistico del Radicchio d’Argento è opera della scultrice Daniela Gugole.
La 26ª edizione conferma così il ruolo del concorso come vetrina d’eccellenza per la pianura veronese. La sua forza sta nella continuità: tornare ogni anno a raccontare lo stesso prodotto, trovando nuove ricette, nuovi interpreti e nuove occasioni di incontro.
Dietro l’«oro rosso» ci sono campi, aziende, famiglie e competenze. Portarlo al centro della tavola significa dare visibilità a questo patrimonio. E affidarlo alle mani dei giovani cuochi significa permettere alla sua storia di continuare.

Foto: Cristiana Furiani, presidente del Consorzio per la Tutela del Radicchio di Verona IGP
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