Il presidente dovrebbe restare in carica fino alla scadenza del Consiglio eletto a maggio. Salta così il voto previsto per gennaio 2027, mentre Pasini chiede una riforma più ampia delle Province. La norma attende il via libera definitivo del Senato.
VERONA — La scadenza era già segnata sul calendario: 29 gennaio 2027. Per quella data Verona avrebbe dovuto scegliere il presidente della Provincia. Ora il calendario potrebbe cambiare, e con lui i tempi di una partita politica che si annunciava delicata per il centrodestra.
Un emendamento al decreto sulla pubblica amministrazione, approvato dalle commissioni Bilancio e Ambiente della Camera, prevede di riallineare i mandati dei presidenti e dei consigli provinciali. A Verona il Consiglio è stato eletto il 17 maggio scorso e resterà in carica fino al maggio 2028. Poiché il mandato di Flavio Pasini finirebbe prima, la nuova disposizione prolungherebbe anche la sua presidenza fino a quella scadenza. Perché la proroga diventi definitiva, serve ancora il via libera del Senato.
Dietro la modifica c’è un problema semplice da spiegare, benché sia rimasto irrisolto per anni: il presidente della Provincia viene eletto per quattro anni, il Consiglio per due. I due organi finiscono così per andare al voto in momenti diversi. Una Provincia può ritrovarsi, a metà del mandato del presidente, con un Consiglio dalla composizione politica cambiata. L’emendamento prova a chiudere questa stagione di scadenze sfalsate; dal prossimo rinnovo, anche il Consiglio provinciale avrebbe un mandato di quattro anni.
Per Pasini, sindaco di Nogara e presidente di UPI Veneto, significherebbe quasi un anno e quattro mesi in più alla guida di Palazzo Capuleti. Per i partiti, soprattutto quelli del centrodestra che sostengono l’attuale amministrazione provinciale, significherebbe rinviare la scelta che incombeva su gennaio: confermare Pasini oppure trovare un altro accordo per la presidenza. La questione non scompare. Esce, però, dall’agenda politica immediata.
Cambia anche l’incrocio con le elezioni comunali di Verona. Un voto provinciale all’inizio del 2027 avrebbe costretto le forze politiche a discutere contemporaneamente della guida della Provincia e della corsa a Palazzo Barbieri. Lo slittamento separerebbe i due appuntamenti. Quanto questo peserà sugli equilibri delle coalizioni resta una valutazione politica, non una conseguenza automatica della norma.
Pasini accoglie il riallineamento, ma chiede di andare oltre. «Questo emendamento rappresenta un ulteriore passo avanti» verso «una riforma organica delle Province», sostiene. Per il presidente di UPI Veneto occorre superare le incongruenze della legge Delrio, chiarire funzioni e competenze degli enti provinciali e garantire loro risorse adeguate e una rappresentanza democratica piena.
Il confronto proseguirà all’assemblea nazionale dell’UPI, in programma a Imperia il 19 e 20 ottobre. Intanto, a Verona, l’effetto più visibile della nuova norma sarebbe questo: Pasini resterebbe presidente fino al 2028 e la corsa alla sua successione perderebbe la scadenza ravvicinata di gennaio. A fissare definitivamente le nuove regole sarà però il completamento dell’iter parlamentare.
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