Dopo lo scippo a un’anziana e la rapina a un tabaccaio da parte di due quindicenni marocchini, il sindaco Paolo Longhi propone di sospendere alcuni contributi alle famiglie che rifiutano di collaborare con i servizi sociali. Il caso approda sui media nazionali. Valdegamberi rivendica l’idea, Trevisi avverte: «Non paghino fratelli e sorelle». Forza Nuova attacca: «È propaganda»

LEGNAGO – Da un grave fatto di cronaca a un caso politico nazionale. La proposta del sindaco Paolo Longhi di sospendere alcuni contributi comunali ai genitori che, dopo reati commessi dai figli minorenni, rifiutano di collaborare con i servizi sociali ha superato in pochi giorni i confini di Legnago.

Quotidiani, radio, siti d’informazione e trasmissioni televisive nazionali hanno acceso i riflettori sulla linea dura annunciata dal primo cittadino di Fratelli d’Italia. Ne hanno parlato, tra gli altri, il Corriere del Veneto, il Giornale⁠, La Verità e il portale di Nicola Porro. Longhi è intervenuto ai microfoni di Radio 24, mentre Tag24 ha dedicato alla proposta un approfondimento video⁠

Legnago è così diventata il centro di un confronto che riguarda l’intero Paese: fino a che punto una famiglia che riceve sostegni pubblici può sottrarsi al dovere di collaborare quando un figlio minorenne imbocca la strada della violenza e della criminalità?

Dallo scippo alla rapina: l’escalation dei due quindicenni

A provocare la reazione del sindaco sono stati due episodi particolarmente violenti attribuiti a due quindicenni italiani di origine marocchina.

I ragazzi avrebbero prima scippato un’anziana, facendola cadere a terra, e successivamente rapinato un tabaccaio, colpendolo alla testa con una bottiglia. Entrambi sono stati arrestati dai Carabinieri e, secondo quanto riferito, avrebbero già alle spalle diversi precedenti.

Non una semplice bravata, dunque, ma una preoccupante escalation criminale che ha riacceso l’allarme per la sicurezza nel centro di Legnago e per la presenza di gruppi giovanili sempre più aggressivi.

Longhi: «Dietro questi ragazzi ci sono anche famiglie assenti»

Il sindaco Paolo Longhi parte da quella che lui stesso definisce una «rabbiosa considerazione».

«Molto spesso dietro a questi fatti ci sono giovani immigrati di seconda generazione e quindi famiglie perfettamente regolari nel nostro territorio. Famiglie che, come tutte quelle che ne hanno la possibilità, beneficiano di contributi e sussidi pubblici».

Poi l’affondo, destinato a far discutere: «I miei genitori me ne avrebbero date tante, anche per molto meno, che me ne sarebbe passata la voglia. Dietro il comportamento malavitoso di questi ragazzini ci sono anche famiglie assenti, alle quali non frega assolutamente un fico secco che i propri figli si macchino di questi reati».

Longhi non propone però di togliere automaticamente gli aiuti a una famiglia per il solo fatto che un figlio abbia commesso un reato. Il punto centrale sarebbe il comportamento successivo dei genitori e la loro disponibilità a partecipare a un percorso educativo con i servizi sociali.

«Non collabori? Ti sospendo il contributo»

Il meccanismo immaginato dal sindaco è semplice e molto netto.

«Tuo figlio ha compiuto misfatti di un certo tenore e tu ne sei il responsabile genitoriale. Vieni chiamato dagli assistenti sociali a un percorso di collaborazione per provare a riportarlo sulla retta via. Se non partecipi agli incontri e non dai segnali di volerti impegnare, io ti sospendo o ti tolgo il contributo».

La misura dovrebbe valere indistintamente per tutte le famiglie, senza differenze legate all’origine o alla cittadinanza. A essere interessati potrebbero essere alcuni contributi discrezionali erogati dal Comune alle famiglie in difficoltà: dalle sovvenzioni per consentire ai ragazzi di praticare sport o studiare musica ad altre forme di sostegno sociale.

Longhi, avvocato di professione, richiama anche la responsabilità civile dei genitori per i danni provocati dai figli sottoposti alla loro vigilanza e le norme introdotte contro la criminalità minorile.

Ora l’amministrazione intende lavorare alla revisione del regolamento del settore sociale e dei singoli bandi compatibili con il nuovo criterio. La proposta dovrà poi essere sottoposta alla Giunta.

Il principio politico è chiaro: gli aiuti pubblici non possono diventare un diritto senza alcun dovere. Se la comunità sostiene economicamente una famiglia, quella famiglia deve almeno dimostrare di voler collaborare quando le istituzioni tentano di recuperare un figlio finito sulla strada della criminalità.

Valdegamberi (FNV): «Bene Longhi, ma l’idea è già nella mia proposta di legge»

Sulla vicenda interviene Stefano Valdegamberi, consigliere regionale di Futuro Nazionale, che approva la linea del sindaco e dell’onorevole Matteo Gelmetti, ma ricorda di aver depositato già nell’aprile scorso una proposta di legge regionale sulla responsabilità genitoriale e sull’accesso alle provvidenze pubbliche.

«Prendo atto con favore che l’idea di intervenire sull’accesso ai benefici pubblici, nei casi in cui venga meno la responsabilità educativa dei genitori, stia trovando attenzione e concreta applicazione anche a livello locale. È un segnale positivo che il sindaco di Legnago e l’onorevole Gelmetti abbiano sposato una linea che sostengo da tempo».

Per Valdegamberi, chi beneficia di sostegni economici, agevolazioni o di un alloggio di edilizia residenziale pubblica deve assumersi pienamente la responsabilità educativa nei confronti dei figli.

Ma il consigliere regionale mette in guardia Longhi da un possibile ostacolo giuridico: «Senza una legge regionale che disciplini chiaramente la materia, i provvedimenti adottati dai singoli Comuni rischiano di essere impugnati, annullati o comunque di risultare inefficaci. Non possiamo lasciare ai sindaci il compito di intervenire senza fornire loro una solida base normativa».

Valdegamberi invita quindi i consiglieri regionali di Fratelli d’Italia a sottoscrivere il suo progetto di legge: «Non è una questione di primogeniture politiche. Ora dobbiamo trasformare le intenzioni in una norma efficace».

Trevisi (PD): «Fermezza sì, ma non paghino gli altri figli»

Più prudente la posizione di Gianpaolo Trevisi, consigliere regionale del Partito Democratico e presidente della commissione Legalità.

Trevisi considera gravissimi i fatti avvenuti a Legnago e ritiene legittimo pretendere che i genitori collaborino con i servizi sociali. Contesta però qualsiasi ipotesi di revoca automatica dei sostegni all’intero nucleo familiare.

«La responsabilità deve rimanere personale. Revocare il sostegno all’intera famiglia rischia di far pagare le colpe di un ragazzo ai suoi fratelli e alle sue sorelle, con l’unico risultato di alimentare ulteriore rabbia, rancore e senso di ingiustizia».

Il consigliere del PD traccia una distinzione precisa: «Un conto è subordinare determinati benefici discrezionali all’effettivo impegno dei genitori in un percorso guidato dai servizi sociali; un altro è ipotizzare una sospensione automatica dei contributi per la condotta di un singolo figlio. Nel secondo caso si applica una sanzione collettiva».

Trevisi invita inoltre a chiarire quali aiuti verrebbero coinvolti. Eliminare i contributi che permettono agli altri figli di praticare sport, studiare musica o partecipare alla vita della comunità potrebbe privarli proprio degli strumenti utili a prevenire isolamento ed emarginazione.

«La fermezza serve – conclude –, ma funziona soltanto quando individua con precisione chi ha sbagliato e offre agli altri ragazzi della famiglia una strada diversa da seguire».

Castellini (FN): «Solo propaganda, quelle norme non reggeranno»

Di tutt’altro tenore l’intervento di Luca Castellini di Forza Nuova, che boccia l’annuncio di Longhi definendolo «tutta propaganda».

Secondo Castellini, le leggi approvate negli anni dal centrodestra e dal centrosinistra non consentiranno al sindaco di attuare quanto promesso. L’esponente di Forza Nuova allarga quindi l’attacco alle politiche migratorie nazionali ed europee, accusando entrambi gli schieramenti di avere contribuito alla situazione che oggi denunciano.

Una posizione radicale che sposta lo scontro sul terreno dell’immigrazione e della sovranità nazionale, ma lascia aperta la domanda più urgente: che cosa possono fare concretamente un sindaco e una comunità quando minorenni già conosciuti per precedenti comportamenti criminali continuano a colpire?

Adesso Longhi deve trasformare le parole in regole

La proposta del sindaco ha avuto almeno un merito: ha rotto il muro delle dichiarazioni di circostanza e ha posto il tema della responsabilità educativa delle famiglie al centro del dibattito nazionale.

Non è accettabile che dei minorenni aggrediscano un’anziana e un commerciante come se nulla fosse. E non è accettabile che eventuali famiglie assenti continuino a ricevere aiuti dalla collettività rifiutando persino di presentarsi davanti agli assistenti sociali.

Ma tra una dichiarazione forte e una misura applicabile esiste una distanza fatta di competenze comunali, tutela dei minori, principi costituzionali e rischio di ricorsi. Il vero banco di prova sarà quindi il testo che Longhi porterà in Giunta.

La linea dovrà essere dura ma giuridicamente solida, uguale per italiani e stranieri e capace di colpire il rifiuto dei genitori senza punire fratelli e sorelle innocenti.

Perché la sicurezza non si difende con gli slogan. Chi commette un reato deve risponderne. Chi è responsabile di un minore deve collaborare. E chi riceve un aiuto pubblico non può voltare le spalle alla comunità quando quella stessa comunità gli chiede di fare finalmente il proprio dovere.

 

Foto: a sinistra, l’intervento dei carabinieri pubblicato su Facebook, a destra il sindaco di Legnago Paolo Longhi.

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