Dopo 68 anni, la Sagra dei Bisi di Colognola ai Colli, manifestazione che dal 2019 ha ottenuto il marchio nazionale “Sagre di qualità” dell’Unpli (Unione Nazionale Pro Loco d’Italia), si ferma.
Un fatto che va ben oltre la semplice cancellazione di un evento: è il sintomo evidente di un cambiamento profondo – e problematico – nel rapporto tra volontariato, tradizione e sistema fiscale.
Per decenni, la manifestazione è stata molto più di una festa: un motore sociale, culturale ed economico capace di coinvolgere migliaia di persone. Oggi, invece, si scontra con un contesto normativo che, anziché sostenere queste realtà, rischia di soffocarle.
Il nodo centrale: la riforma del Terzo Settore
Alla base dello stop c’è soprattutto l’entrata in vigore delle nuove regole legate al Registro Unico Nazionale del Terzo Settore (RUNTS), che ridefiniscono il funzionamento di associazioni, Pro loco e organizzazioni di volontariato.
A spiegare con chiarezza il peso di questo passaggio è il presidente della Pro loco, Alfonso Avogaro: «Ci siamo trovati davanti a una normativa complessa, non ancora del tutto chiarita. In una situazione personale delicata e con queste nuove regole, abbiamo ritenuto necessario fermarci».
Il principio della riforma è condivisibile – più trasparenza e più ordine – ma nella pratica si traduce in:
• Maggiore burocrazia
• Responsabilità fiscali più stringenti
• Incertezza interpretativa
• Costi gestionali più elevati.
Organizzare una sagra oggi non è più solo volontariato: è, di fatto, una macchina amministrativa complessa.
Quando il volontariato diventa un rischio
Il vero nodo è che le nuove regole si scaricano su chi opera gratuitamente.
Le Pro loco si reggono su volontari, non su professionisti del fisco. Eppure oggi devono muoversi tra adempimenti, registri e responsabilità che spesso richiederebbero competenze tecniche.
Avogaro lo lascia intendere chiaramente tra le righe: la gestione di una manifestazione come la Sagra dei Bisi comporterebbe oggi «una presa d’atto di obblighi e responsabilità che vanno ben oltre lo spirito originario dell’evento».
Il rischio è evidente: meno persone disponibili a impegnarsi, più difficoltà a trovare chi si assuma ruoli direttivi.
Un problema che va oltre Colognola
Quello che accade a Colognola non è un caso isolato. In tutta Italia, molte associazioni stanno rallentando o fermando attività storiche.
Il paradosso è sotto gli occhi di tutti: mentre si parla di valorizzare i territori, si introducono regole che rendono sempre più difficile organizzare eventi popolari.
La voce dei produttori: “La tradizione non si ferma”
A non voler spegnere del tutto il significato della sagra sono i produttori locali. Il presidente dei bisicoltori, Mauro Franchi, guarda avanti:
«Ringraziamo chi si è attivato per mantenere momenti di festa. Noi ci saremo: i bisi si potranno trovare nei circoli, nei negozi e nei ristoranti».
Un segnale importante: la filiera agricola resiste e prova a reinventarsi, anche senza la grande vetrina della sagra.
Le altre cause? Secondarie ma indicative
Pesano anche fattori contingenti – la salute del presidente Avogaro e il commissariamento del Comune – ma da soli non spiegano una decisione così forte. Sono elementi che si inseriscono in un quadro già reso fragile dal cambiamento normativo.
Quali soluzioni possibili?
Se non si vuole assistere a una progressiva scomparsa delle sagre storiche, servono interventi concreti:
1. Regole semplificate per eventi temporanei
Procedure snelle e proporzionate alla natura non commerciale delle manifestazioni.
2. Chiarezza normativa immediata
Linee guida precise per evitare blocchi e interpretazioni divergenti.
3. Tutela dei volontari
Ridurre responsabilità e rischi personali per chi organizza.
4. Supporto operativo dai Comuni
Sportelli e assistenza concreta alle associazioni.
Tradizione sotto pressione
A Colognola la comunità prova a reagire con iniziative diffuse nei circoli parrocchiali. Ma è evidente che si tratta di una versione ridotta rispetto alla storica sagra.
E mentre nei campi i bisi continuano a maturare, resta una domanda inevitabile:
quante altre tradizioni rischiano di fermarsi, prima che il sistema venga davvero ripensato?
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