VERONA — È stato presentato sabato mattina a Verona il “Comitato Giustizia Sì! Verona”, nato per sostenere il Sì al referendum costituzionale sulla riforma della giustizia, in programma il 22 e 23 marzo 2026.
Il Comitato veronese opera in collegamento diretto con il Comitato nazionale Giustizia Sì!”, promosso dal Partito Liberaldemocratico, con l’obiettivo dichiarato di riportare il confronto sul merito della riforma, lontano dalle contrapposizioni ideologiche e dalle logiche da tifoseria politica.
Un’area liberale e garantista fuori dalle “curve”
Alla base dell’iniziativa c’è l’idea che esista nel Paese un’area liberale, riformista e garantista che non si riconosce nello scontro frontale tra maggioranza e opposizione e che intende contribuire a un dibattito pubblico fondato sui fatti, non sulla delegittimazione dell’avversario.
Proprio per rappresentare questa area, il Comitato nazionale è stato promosso da personalità provenienti da percorsi politici, culturali e professionali differenti, accomunate dalla volontà di rafforzare lo Stato di diritto. Tra i fondatori figurano Andrea Marcucci, Stefano Esposito, Marco Taradash, Chicco Testa, Alessandro Barbano, Aldo Torchiaro, Alessandro De Nicola e Annamaria Bernardini De Pace.
Gli incontri pubblici a Verona
Anche a Verona il Comitato avvierà un percorso pubblico di confronto e approfondimento.
Il primo appuntamento è in programma sabato 28 febbraio, con un incontro con Stefano Esposito, già parlamentare del Partito Democratico.
Seguirà giovedì 6 marzo un incontro con Marco Taradash, storico esponente dell’area liberaldemocratica italiana.
Coordinamento e adesioni
Coordinatore del Comitato Giustizia Sì! Verona è Nicola Fiorini, presidente dell’Istituto Adam Smith di Verona e membro del Comitato nazionale.
Tra gli aderenti figurano, tra gli altri, Alberto Battaggia, Orietta Salemi, Gianluigi Mazzi, Walter Ambrosi, Elia La Gamma, Mariafrancesca Salzani, Rosanna Credendino, Valeria Pernice, Patrizio Del Prete, Massimiliano Saladino, Andrea Battista, Giancarlo Montagnoli, Federico Zuliani, Francesco Bussola, Giuseppe Tessari, oltre a numerosi cittadini, amministratori e professionisti del territorio.
Cosa prevede la riforma
La riforma sottoposta a referendum rappresenta il completamento della Riforma Vassalli e introduce modifiche costituzionali mirate a rendere la giustizia più imparziale e credibile. Tra i punti centrali figurano la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri e la riorganizzazione degli organi di autogoverno della magistratura, per superare logiche corporative che, secondo i promotori, hanno prodotto distorsioni rispetto al disegno originario dei Padri costituenti.
Per i cittadini, spiegano dal Comitato, questo si tradurrebbe in un giudice realmente terzo, in processi più equilibrati tra accusa e difesa e in un rafforzamento del ruolo della magistratura all’interno dell’impianto costituzionale.
Referendum senza quorum: ogni voto conta
Si ricorda che il referendum costituzionale non prevede quorum: il risultato sarà valido indipendentemente dall’affluenza e sarà determinato esclusivamente dalla maggioranza dei voti validamente espressi. Per questo, sottolineano i promotori, ogni voto assume un peso decisivo.
Nelle prossime settimane il Comitato Giustizia Sì! Verona lavorerà per informare e coinvolgere la cittadinanza, offrendo uno spazio di confronto aperto e libero da pregiudizi su una riforma che incide direttamente sulla qualità della democrazia.
Per informazioni e contatti è possibile scrivere a giustiziasiverona@gmail.com.
COME SI È ARRIVATI AL REFERENDUM E COSA SIGNIFICA, IN PAROLE SEMPLICI
Quando si parla di referendum sulla riforma della giustizia, non si fa riferimento a un normale referendum “abrogativo” (quelli che cancellano una legge), ma a un referendum costituzionale, previsto dall’articolo 138 della Costituzione.
In pratica funziona così:
il Parlamento può modificare la Costituzione, ma se una riforma non viene approvata con una maggioranza molto ampia (due terzi dei voti), allora la decisione finale può essere rimessa ai cittadini.
È quello che è successo in questo caso.
La riforma della giustizia è stata approvata dal Parlamento, ma non ha raggiunto la soglia dei due terzi né alla Camera né al Senato. Per questo motivo la Costituzione prevede che si possa chiedere un referendum per confermarla o respingerla.
La richiesta può arrivare:
• da una parte dei parlamentari
• oppure da almeno 500 mila cittadini
• oppure da cinque Consigli regionali
In questo caso la procedura è partita dal Parlamento, ma nel frattempo anche i promotori del No hanno raccolto firme tra i cittadini, superando comunque la soglia richiesta.
Perché non c’è il quorum
A differenza di altri referendum, qui non esiste il quorum.
Significa che non importa quante persone vanno a votare: il risultato sarà valido in ogni caso e conterà solo la maggioranza dei voti espressi.
In altre parole: chi vota decide.
Cosa si vota concretamente
Il 22 e 23 marzo 2026 gli elettori non voteranno su un singolo punto, ma su un intero testo di riforma costituzionale.
• Se vince il Sì, la riforma entra in vigore
• Se vince il No, la riforma viene bocciata e decade
Cosa cambia, in sintesi
La riforma interviene sull’organizzazione della magistratura e prevede:
• la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri
• due Consigli superiori della magistratura distinti, uno per i giudici e uno per i pm
• una nuova Alta Corte disciplinare, che si occuperebbe dei procedimenti disciplinari
Secondo i sostenitori, queste modifiche servirebbero a garantire un giudice più imparziale, un maggiore equilibrio tra accusa e difesa e un sistema più coerente con lo spirito originario della Costituzione.
Secondo i contrari, invece, la riforma rischierebbe di indebolire l’autonomia della magistratura.
In conclusione
Il referendum non riguarda schieramenti politici o governi, ma una scelta diretta sull’assetto della giustizia previsto dalla Costituzione.
Proprio perché non c’è quorum, ogni singolo voto avrà un peso decisivo.
Foto: l’incontro a Verona di sabato del “Comitato Giustizia Sì! Verona”
Copyright © 2026 | Il Nuovo Giornale | Tutti i diritti Riservati.











