Gli idealisti sognano. I pragmatici agiscono. Gli imprenditori sognano e agiscono. – inizia così il racconto di Lucia Tilde Ingrosso, realizzato per Millionaire, sui capitani d’impresa che come l’araba fenice hanno fatto rinascere il Castello Bevilacqua dalle sue stesse ceneri.

Nel Veronese – scrive la giornalista – sorge una fortezza scaligera, che conosce fasti e decadenza. Dopo tre incendi e 25 anni di abbandono, siamo nel 1990, il Castello Bevilacqua trova finalmente dei compratori. Visionari. Lungimiranti. Coraggiosi.

«A dirla tutta, l’idea è stata di mio suocero, che non è riuscito a vedere il progetto finito. L’investimento? Ingente: difficilissimo trovare i finanziatori. E poi è un continuo work in progress. Nel 2000 abbiamo aperto il ristorante, nel 2009 le camere: ora sono 9, diventeranno 12 entro il 2023. A darci una spallata è arrivata anche la pandemia. Per far fronte agli impegni, presi ci siamo impegnati con un lunghissimo mutuo» racconta Roberto Iseppi.

Gli imprenditori sono ottimisti, fiduciosi e guardano lontano. Anche perché qui siamo in presenza di un’impresa familiare vera. «Mia moglie Miresi e io procediamo fianco a fianco. Lei è l’organizzatrice, io il sognatore. E poi ci sono i nostri figli. I tre grandi hanno già un ruolo nell’attività; la piccola, 15 anni, ancora studia. Diciamo sempre che il castello è il nostro quinto figlio. E noi lo abbiamo “adottato” per dare un futuro agli altri quattro».

In un’impresa ciò che conta più del profitto è la continuità. E così questo castello che è stato dimora di una contessa, casa di riposo per nobili e prelati decaduti e scuola dei Salesiani, oggi vive una seconda giovinezza.
«Qui si respira la storia, grazie anche ai mobili e agli arredi d’epoca. Leggenda vuole che ci sia anche… un fantasma! La nostra presenza sul territorio crea continuità: organizziamo i matrimoni di tanti che, anni fa, da bambini, hanno partecipato alle nostre feste medievali».

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