Il 30 settembre 2006 il sindaco Loris Doriano Romano venne ucciso nel suo ufficio in municipio. Aveva compiuto 50 anni appena due giorni prima. Oggi la moglie Cinzia Franceschetti riapre la porta dei ricordi: l’ultima mattina, le figlie cresciute senza il padre e una vita che da allora non è stata più la stessa

VILLA BARTOLOMEA – Ci sono persone che continuano a vivere nei gesti di chi resta. In una fotografia conservata più a lungo delle altre. In una frase che improvvisamente ritorna alla memoria. Nel modo di sorridere di una figlia. In una tavola attorno alla quale, anche dopo vent’anni, sembra esserci sempre una sedia vuota.

Per Cinzia Franceschetti, Loris Doriano Romano è tutto questo.

È suo marito. È il padre delle loro figlie. È l’uomo con il quale aveva immaginato di invecchiare.

Per Villa Bartolomea, invece, Loris è anche il sindaco che una mattina di settembre entrò nel suo municipio per incontrare i cittadini e non tornò più a casa.

Sono trascorsi vent’anni dal 30 settembre 2006, ma certe distanze non si misurano con il calendario.

Aveva appena compiuto cinquant’anni

C’è un particolare che rende ancora più doloroso il ricordo.

Loris aveva festeggiato il suo cinquantesimo compleanno appena due giorni prima, il 28 settembre.

Cinquant’anni sono un traguardo nel quale normalmente si guarda indietro, ma soprattutto avanti. C’è ancora una parte enorme di vita da immaginare: i figli che crescono, i progetti, il lavoro, gli amici, le domeniche in famiglia.

Per Loris Romano quel futuro durò appena due giorni.

Sabato 30 settembre era in municipio. Essere presente, ascoltare, incontrare la gente faceva parte del suo modo di intendere il ruolo di sindaco.

Quella mattina nel suo ufficio entrò Bruno Saccomani, dipendente comunale.

Poco dopo gli spari.

E Villa Bartolomea cambiò per sempre.

Una telefonata e il mondo che crolla

Nelle parole con cui Cinzia Franceschetti torna oggi a quei momenti non c’è soltanto la memoria di un fatto di cronaca.

C’è qualcosa di molto più intimo: il momento esatto nel quale una vita normale smette improvvisamente di esserlo.

Loris era uscito di casa. Sarebbe dovuto tornare.

Poi le prime notizie confuse, l’ambulanza, le telefonate, la paura che cresce fino a trasformarsi nella certezza che nessuna moglie vorrebbe mai ricevere.

Loris non sarebbe tornato.

Da quel momento non c’era più soltanto da piangere un marito. C’erano due figlie da accompagnare dentro una tragedia troppo grande per la loro età.

Ed è forse questa la parte della storia che nessuna sentenza e nessuna cronaca possono raccontare fino in fondo.

Perché un omicidio dura pochi istanti. L’assenza che lascia può durare una vita.

Le figlie sono cresciute. Senza il loro papà

Vent’anni sono tanti.

Abbastanza perché due ragazze diventino donne, costruiscano il proprio percorso e imparino a vivere con un padre che non può più essere fisicamente accanto a loro.

Ma crescere non significa dimenticare.

Significa festeggiare compleanni nei quali manca qualcuno. Affrontare momenti importanti pensando a come sarebbe stato averlo lì. Ritrovare una fotografia e accorgersi che il tempo è passato per tutti, tranne che per lui.

Loris Doriano Romano è rimasto per sempre l’uomo di cinquant’anni immortalato nelle fotografie di famiglia.

Gli altri hanno continuato a vivere.

Lui è rimasto lì.

Prima del sindaco c’era Loris

È facile, dopo una tragedia, ricordare una persona attraverso il ruolo che ricopriva.

“Il sindaco ucciso”.

Ma dietro quella definizione c’era molto altro.

C’era il ragazzo conosciuto da Cinzia quando erano giovani. C’era l’uomo che studiava Giurisprudenza. C’erano un matrimonio, due figlie, una casa, le abitudini di ogni famiglia.

Poi era arrivata la politica, l’impegno amministrativo, fino alla fascia tricolore.

Il municipio era diventato una parte importante della sua vita. Loris incontrava le persone, ascoltava i problemi e cercava risposte.

Proprio lì, nel luogo nel quale aveva scelto di mettersi al servizio della propria comunità, trovò la morte.

«Oggi a chi ha famiglia direi: rinuncia a fare il sindaco»

Ed è impossibile non leggere alla luce di tutto questo la frase più dura pronunciata oggi dalla moglie.

Se dovesse dare un consiglio a chi pensa di amministrare un piccolo Comune, Cinzia Franceschetti arriva a una conclusione amara:

«A chi ha famiglia oggi direi: rinuncia a fare il sindaco».

Sono parole che possono sorprendere. Ma dietro non c’è una teoria sulla politica.

C’è una donna che sa quanto può costare alla famiglia l’impegno pubblico quando qualcosa precipita nell’impensabile.

C’è una moglie che quella mattina aspettava suo marito a casa.

E ci sono due figlie che il loro papà non lo hanno più visto rientrare.

Vent’anni dopo, Loris è ancora lì

Domani 30 settembre 2026 saranno vent’anni esatti.

Villa Bartolomea ricorderà ancora una volta il suo sindaco. Ma forse l’anniversario può servire soprattutto a fare una cosa più semplice: togliere per un momento la fascia tricolore dalla fotografia e guardare l’uomo.

Loris.

Un marito. Un padre. Un cinquantenne che aveva ancora moltissimo da vivere.

Perché il tempo passa davvero. Cambiano i paesi, cambiano le amministrazioni, i figli diventano adulti e molte ferite imparano perfino a nascondersi.

Ma ci sono assenze che non invecchiano.

E dopo vent’anni, nella storia di Cinzia e delle sue figlie, rimane una verità semplice e terribile: quella mattina Loris uscì di casa per fare il sindaco. E a casa non tornò mai più.

 

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