Alla Collina dei Ciliegi di Grezzana istituzioni, esperti e operatori a confronto sulle nuove frontiere del turismo del vino. Massimo Gianolli: «Non basta più la visita in cantina: dobbiamo mettere insieme vino, olio, prodotti, artigianato, cultura e tradizioni». Centinaio: «Le nuove generazioni vogliono conoscere dove nasce un vino e la sua storia»
GREZZANA – Non più soltanto una degustazione, una visita tra le botti e qualche fotografia davanti ai vigneti. Il futuro dell’enoturismo passa da un’esperienza molto più ampia, nella quale il vino diventa la porta d’ingresso per scoprire un territorio, la sua cucina, il paesaggio, le aziende agricole, l’artigianato, le ville, la cultura e le tradizioni.
È questa la sfida emersa dal convegno «Il Turismo del Vino tra Identità e Sviluppo Territoriale», ospitato venerdì 25 settembre negli spazi della tenuta La Collina dei Ciliegi, a Grezzana.
Un appuntamento che ha riunito rappresentanti delle istituzioni, esperti del settore turistico, professionisti dell’accoglienza e operatori dell’incoming con una domanda di fondo: come trasformare la ricchezza di un territorio in una destinazione turistica riconoscibile, organizzata e competitiva anche a livello internazionale?
E la Valpantena, con il suo patrimonio ancora in parte da raccontare e mettere in rete, è diventata inevitabilmente uno dei punti centrali del confronto.
GIANOLLI: «ORA SERVE UN ENOTURISMO EVOLUTO»
A fare gli onori di casa Massimo Gianolli, titolare de La Collina dei Ciliegi e presidente di Rete Valpantena, che ha indicato con chiarezza la direzione.
«Il tema di questo evento – ha spiegato – è mettere un punto fermo, analizzare dove siamo arrivati nel percorso enoturistico nazionale, ma soprattutto pensare al futuro».
E il futuro, secondo Gianolli, richiede un deciso cambio di paradigma.
«L’enoturismo dovrà trasformarsi in un’accoglienza molto più ampia, attraverso la creazione di reti d’impresa e mettendo insieme tutte le capacità produttive e manifatturiere di un territorio: il vino, l’olio, i formaggi, i salumi, i grandi prodotti dei nostri artigiani, ma anche la cultura, le ville e le tradizioni».
Il concetto è semplice, ma la sua realizzazione richiede una strategia: non vendere soltanto una bottiglia, ma raccontare e far vivere tutto ciò che esiste attorno a quella bottiglia.
«L’Italia credo sia un paradiso che deve essere salvaguardato – ha aggiunto Gianolli – e credo che oggi possiamo mettere le basi per un enoturismo evoluto. Bisogna seguire i nuovi trend, cambiare il modo di comunicare, ma soprattutto il modo di proporre il vino. Le nuove generazioni si aspettano qualcosa di completamente diverso».
IL VINO COME «TOUR OPERATOR» DEL TERRITORIO
Una visione condivisa anche da Gian Marco Centinaio, già ministro dell’Agricoltura e oggi vicepresidente del Senato, presente al convegno.
Al centro del suo intervento soprattutto il rapporto tra vino, territorio e nuove generazioni.
«I giovani chiedono di sapere dove viene prodotto un vino, vogliono conoscere la storia di quel vino», ha sottolineato Centinaio.
Da qui un’immagine particolarmente efficace: il vino che diventa una sorta di «tour operator del territorio», capace di accompagnare il visitatore alla scoperta di tutto ciò che sta intorno alla produzione vitivinicola.
«La forza che dobbiamo avere – ha osservato Centinaio – è proprio quella di abbinare il territorio, la sua bellezza e il suo agroalimentare al vino che viene prodotto in quel territorio. Attraverso questo storytelling possiamo riuscirci, altrimenti il rischio è che rimanga sempre più un prodotto di nicchia».
Una sfida che riguarda direttamente Verona, una delle grandi province italiane del vino, dove denominazioni conosciute nel mondo convivono con un patrimonio paesaggistico, storico, gastronomico e culturale che può diventare parte integrante dell’esperienza turistica.
VALPANTENA, UN POTENZIALE ANCORA DA ESPRIMERE
È proprio qui che entra in gioco la Valpantena.
La vallata alle porte di Verona possiede vigneti, oliveti, produzioni agroalimentari, paesaggi, ville e testimonianze storiche, oltre a una posizione geografica favorevole. Ma il punto emerso dal convegno è che la semplice presenza delle eccellenze non è sufficiente.
Occorre metterle in relazione.
La parola chiave diventa quindi «rete»: tra aziende agricole e strutture ricettive, ristorazione e artigianato, istituzioni e imprese, cultura e promozione turistica.
Solo in questo modo un insieme di singole eccellenze può trasformarsi in una destinazione.
La Collina dei Ciliegi è stata portata nel confronto come esempio di una ruralità contemporanea nella quale produzione agricola, ospitalità e visione imprenditoriale possono convivere e contribuire alla crescita dell’intera area.
ESPERTI E ISTITUZIONI ATTORNO AL TAVOLO
Il livello degli interventi ha consentito di affrontare il tema da differenti prospettive.
Accanto a Gianolli e Centinaio sono intervenuti Stefano Sisto, direttore della Direzione Turismo e Marketing territoriale della Regione Veneto; Gianni Bruno, direttore generale di Veronafiere; e Christian Marchesini, presidente del Consorzio Tutela Vini Valpolicella, insieme ad altre personalità del settore.
A moderare il confronto Nicola Romanelli, founder di Travel Hashtag Advisory.
La tavola rotonda è stata preceduta da un approfondimento dedicato ai dati e all’evoluzione dell’enoturismo affidato a Roberta Garibaldi, docente di Tourism Management and Marketing all’Università degli Studi di Bergamo, tra le principali studiose italiane del turismo enogastronomico.
Spazio quindi a un talk con Massimo Gianolli, moderato dalla professionista delle pubbliche relazioni Daniela Ballarin, mentre a chiudere il panel è stato l’intervento di Davide Rampello, di Rampello & Partners.
DALLA CANTINA ALL’ESPERIENZA
Dal confronto è emerso soprattutto un dato culturale prima ancora che economico: il turista del vino sta cambiando.
La cantina resta importante, ma da sola non basta più. Il visitatore cerca autenticità, esperienze, luoghi da ricordare e storie da raccontare. Vuole conoscere chi produce, capire il paesaggio nel quale nasce ciò che assaggia e scoprire cosa rende quel territorio differente da tutti gli altri.
È su questo terreno che si giocherà una parte importante della competizione turistica dei prossimi anni.
Qualità dell’esperienza, capacità di fare sistema, governance territoriale, comunicazione e posizionamento sui mercati internazionali sono stati infatti alcuni dei temi più discussi a Grezzana.
Per la Valpantena la sfida può diventare particolarmente interessante: passare dall’essere un territorio attraversato o conosciuto soprattutto per alcune sue produzioni a diventare una destinazione da scegliere e nella quale fermarsi.
E il vino potrebbe essere il primo biglietto da visita. Non più il punto di arrivo del viaggio, ma l’inizio del racconto.

La Collina dei Ciliegi a Grezzana
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