Fissato il congresso provinciale dopo un direttivo tutt’altro che tranquillo. L’attuale segretario non ha ancora sciolto la riserva sulla ricandidatura. Il senatore potrebbe raccogliere una parte consistente dell’area critica, mentre spunta anche il nome del capogruppo a Palazzo Barbieri. Sullo sfondo Pontida, le tensioni nazionali e soprattutto la partita per Verona 2027.
VERONA – Adesso c’è anche la data: sabato 24 ottobre.
Quel giorno la Lega veronese celebrerà il congresso provinciale chiamato a scegliere il segretario e a rinnovare il Direttivo. Ma definirlo semplicemente un appuntamento organizzativo sarebbe riduttivo.
Perché quello di ottobre rischia di diventare uno dei congressi più politici degli ultimi anni del Carroccio scaligero: una verifica dei rapporti di forza interni, ma soprattutto il passaggio dal quale uscirà la Lega chiamata a sedersi al tavolo del centrodestra per preparare la sfida decisiva delle amministrative di Verona del 2027.
La data sarebbe stata definita nel corso dell’ultima riunione del Direttivo provinciale. Un incontro che, secondo quanto trapela, sarebbe stato tutt’altro che tranquillo, con un confronto particolarmente acceso anche sul delicato capitolo del tesseramento.
BORCHIA NON HA ANCORA SCIOLTO LA RISERVA
Al centro della partita rimane Paolo Borchia, attuale segretario provinciale e capodelegazione della Lega al Parlamento europeo.
Era stato proprio Borchia, lo scorso agosto, a chiedere formalmente l’apertura della fase congressuale.
«Le scadenze elettorali del 2027 impongono che la militanza veronese si pronunci per rinnovare il segretario e il Direttivo provinciale», aveva spiegato, chiedendo che la parola tornasse ai militanti.
Una posizione che Il Nuovo Giornale aveva raccontato già allora, sottolineando come Borchia non avesse escluso un possibile passo indietro anche alla luce dei numerosi impegni europei.
Oggi quella riserva non risulta ancora sciolta.
TOSATO, LO SFIDANTE PIÙ ACCREDITATO
Se Borchia decidesse di ricandidarsi, la strada verso la conferma potrebbe però non essere senza avversari.
Il nome che circola con maggiore insistenza è quello del senatore Paolo Tosato, figura di lungo corso della Lega veronese e parlamentare con una consolidata esperienza negli equilibri interni del movimento.
Attorno a Tosato potrebbe convergere una parte dell’area che chiede un cambio di passo nella gestione provinciale. Tra i possibili sostenitori viene indicato Alessandro Montagnoli, protagonista – secondo le indiscrezioni – di alcuni dei passaggi più vivaci dell’ultimo Direttivo.
Ma attenzione anche alla posizione del consigliere regionale ed ex sindaco di Soave Matteo Pressi. Con sensibilità e sfumature proprie, anche una parte dell’area a lui vicina potrebbe guardare con interesse alla candidatura di Tosato.
Se questo schema si consolidasse, il congresso diventerebbe dunque una vera sfida tra due pesi massimi del Carroccio veronese.
E SPUNTA L’INCOGNITA ZAVARISE
Non necessariamente, però, sarà una corsa a due.
Nelle ultime ore viene indicata come possibile anche una candidatura di Nicolò Zavarise, attuale capogruppo della Lega in Consiglio comunale a Verona e già alla guida provinciale del movimento.
Zavarise conosce bene la macchina del partito e soprattutto quella di Palazzo Barbieri. Un elemento tutt’altro che secondario considerando che il segretario eletto il 24 ottobre avrà davanti a sé appena pochi mesi per preparare la Lega alla grande partita politica del 2027.
Una sua eventuale candidatura potrebbe cambiare gli equilibri e trasformare lo scontro Borchia-Tosato in una corsa a tre.
Per ora, naturalmente, siamo nel campo delle manovre e delle possibili candidature. Prima del voto dovranno arrivare le scelte ufficiali.
PRIMA DEL CONGRESSO C’È PONTIDA
Ma prima di Verona c’è un’altra data cerchiata in rosso: domenica 20 settembre.
È il giorno del tradizionale raduno di Pontida, confermato ufficialmente dalla Lega a partire dalle 10.
Quest’anno il “pratone” avrà un significato particolare.
La Lega arriva infatti all’appuntamento dopo mesi di tensioni interne e dopo l’uscita dal partito di Roberto Vannacci, che ha successivamente dato vita a Futuro Nazionale. Ma soprattutto dopo la richiesta proveniente dall’area nordista di rimettere maggiormente al centro territori, amministratori e governatori.
Nei giorni scorsi Salvini ha incontrato Attilio Fontana, Massimiliano Fedriga, Maurizio Fugatti e Luca Zaia. Dal vertice è uscita una tregua e l’impegno a lavorare a un nuovo manifesto programmatico, con maggiore coinvolgimento dei territori. Salvini, tuttavia, ha contemporaneamente ribadito il proprio ruolo di segretario.
Zaia ha successivamente abbassato i toni, assicurando la propria presenza a Pontida e ribadendo che «la Lega resta una e indivisibile».
Eppure il clima resta significativo: già ad agosto, proprio vicino allo storico pratone, era comparso uno striscione con la scritta «Una Lega rinnovata o una Pontida di rivolta», diventato immediatamente il simbolo del malessere di una parte della base.
Per questo domenica prossima non conteranno soltanto i discorsi dal palco. Si conteranno anche presenze, pullman e umori dei militanti.
E Verona, storicamente una delle province più importanti del Carroccio veneto, sarà inevitabilmente sotto osservazione.
IL VERO OBIETTIVO È PALAZZO BARBIERI
Dietro la battaglia per la segreteria provinciale ce n’è però un’altra ancora più importante.
Verona 2027.
Borchia lo aveva detto chiaramente quando aveva chiesto il congresso: la Lega vuole arrivare alle prossime amministrative come forza di riferimento del centrodestra e contribuire a riportare la coalizione alla guida della città.
Ed è proprio qui che il voto del 24 ottobre assume un peso che supera abbondantemente i confini di via dell’Artigliere.
Chi guiderà la Lega provinciale dovrà infatti trattare con Fratelli d’Italia e Forza Italia, partecipare alla definizione del programma e soprattutto avere voce nella scelta del candidato sindaco che sfiderà l’amministrazione di Damiano Tommasi.
Le grandi manovre nel centrodestra veronese, del resto, sono già iniziate. Anche la recente rimpatriata di Bosco Chiesanuova aveva mostrato una coalizione che prova a ricompattarsi, mentre il nodo della candidatura per Palazzo Barbieri resta ancora tutto da sciogliere.
Il calendario, dunque, comincia a prendere forma.
20 settembre, Pontida.
24 ottobre, congresso provinciale di Verona.
Primavera 2027, Palazzo Barbieri.
Tre appuntamenti molto diversi, ma legati da un unico interrogativo: quale Lega uscirà da questa lunga resa dei conti?
A Verona, il primo verdetto arriverà dai militanti.
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