Credito, ricambio generazionale e sostegno alle famiglie: il direttore generale indica le sfide per il territorio. Dalla nuova filiale di corso Milano alle sponsorizzazioni sportive e a Hostaria, la BCC rafforza il legame con la comunità.

Un’impresa può avere clienti, ordini e voglia di investire. Eppure rischiare di fermarsi perché nessuno ha preparato il dopo: chi prenderà il posto del fondatore, chi guiderà l’attività, chi ne raccoglierà competenze e responsabilità. È su questa sfida, meno visibile delle oscillazioni dei mercati ma decisiva per il futuro del territorio, che BCC Banca Veronese accende i riflettori.

Intervenuto alla Settimana Veneta della Finanza, il format economico di Verona Network condotto dal direttore Matteo Scolari, il direttore generale di BCC Banca Veronese Andrea Marchi (nella foto) ha descritto un’economia veronese che continua a investire, pur facendo i conti con le tensioni internazionali e il peso dei costi energetici. E ha indicato una priorità: accompagnare le aziende verso una continuità che va costruita per tempo.

«Stiamo seguendo molto il passaggio generazionale», spiega Marchi. Una questione che supera la successione tra genitori e figli. Significa individuare la strada più adatta per dare futuro all’attività: coinvolgere le nuove generazioni, affidare la gestione a un manager oppure aprire il capitale a terzi.

Secondo la fotografia richiamata dal direttore, circa il 40 per cento degli imprenditori veronesi ha più di sessant’anni. Troppo spesso, però, le urgenze quotidiane finiscono per rinviare una decisione che riguarda anche dipendenti, fornitori e competenze costruite in decenni di lavoro.

«È un percorso culturale», sottolinea Marchi. Per la banca, accompagnarlo significa conoscere le imprese, conquistare la fiducia di chi le guida e aiutarle a valutare le possibilità prima che una necessità improvvisa riduca i margini di scelta.

Il presente, intanto, restituisce segnali di tenuta. Dall’osservatorio di Banca Veronese, le aziende continuano a investire. Nel comparto agricolo, che l’istituto segue da vicino, l’attenzione si concentra anche su biomasse, fotovoltaico e transizione energetica. Interventi che rispondono alla necessità di innovare e di affrontare il peso dei costi dell’energia.

Anche le famiglie mantengono vivo l’interesse per la casa. Marchi segnala una domanda sostenuta di mutui, soprattutto a tasso fisso e con durate tra venti e trent’anni. Il mercato immobiliare, nella lettura del direttore, mostra valori sostanzialmente stabili, pur nelle differenze tra centro e periferia. Agroalimentare ed esportazioni restano, inoltre, punti di forza di un’economia provinciale capace di reagire alle difficoltà.

Sostenere questa capacità richiede credito e valutazioni attente. I dati del bilancio 2025 richiamati durante la trasmissione indicano impieghi netti alla clientela per circa 428 milioni di euro, in crescita di quasi il 4 per cento. Dietro ogni finanziamento devono trovare spazio la sostenibilità del debito, la qualità del progetto e la conoscenza dell’attività.

«Siamo banca di relazione», ribadisce Marchi. Le regole e i parametri economici e finanziari costituiscono il primo passaggio. A questi si affianca il rapporto diretto: visitare un’azienda, comprenderne il lavoro, confrontarsi con l’imprenditore. Una conoscenza che aiuta a leggere i numeri dentro la realtà da cui nascono.

A sostenere questa impostazione c’è il patrimonio. Nel corso dell’intervento sono stati richiamati fondi propri per circa 121 milioni di euro a fine 2025. Marchi spiega che la banca destina a patrimonio una quota molto elevata degli utili, arrivando anche al 90 per cento: risorse accantonate per rafforzare l’istituto e la sua capacità di accompagnare famiglie e imprese.

La dimensione cooperativa trova espressione anche nelle iniziative rivolte agli oltre quattromila soci: bonus bebè, borse di studio e attività di aggregazione. Il dato citato durante la trasmissione conta 703 soci con meno di quarant’anni, una presenza significativa per una banca chiamata a rispondere a generazioni e abitudini diverse.

La digitalizzazione ha già trasformato il rapporto quotidiano con l’istituto. Secondo Marchi, oltre il 60 per cento delle operazioni passa attraverso internet banking e applicazioni, mentre quelle allo sportello rappresentano circa il 13 per cento. Resta però centrale la possibilità di trovare una persona quando la scelta diventa impegnativa: comprare casa, finanziare un progetto, affrontare un imprevisto.

Parlando dei giovani e del momento in cui si avvicinano a un mutuo, il direttore osserva: «Devi avere qualcuno che ti dà una risposta, che ti dà un consiglio».

La vicinanza assume un significato particolare anche nelle emergenze. Durante la trasmissione è stato ricordato un plafond di circa dieci milioni di euro messo a disposizione per sostenere famiglie e imprese colpite dagli eventi meteorologici estremi. Un intervento per accompagnare chi deve affrontare danni e spese inattese, spesso rilevanti per il bilancio di una famiglia o di un’attività.

La rete di 19 filiali resta parte centrale di questa presenza. Nel capoluogo, un passaggio importante è stato l’avvio della nuova sede di corso Milano 140, inaugurata a gennaio con il trasferimento della filiale di via Mantovana. Ambienti rinnovati per affiancare tecnologia e consulenza personale, rendendo più riconoscibile anche in città una banca storicamente radicata nella pianura veronese.

Il legame con la comunità passa anche attraverso lo sport. Alla collaborazione con l’Academy Scaligera Basket si affianca il sostegno alla Tezenis Verona, della quale Banca Veronese è Gold Sponsor. Un impegno ribadito recentemente nel ruolo di Match Sponsor della gara casalinga contro l’Olimpia Milano, che lega la visibilità della prima squadra all’attenzione per lo sport e per la crescita delle nuove generazioni.

Accanto ai campi da gioco ci sono le piazze e le eccellenze locali. Banca Veronese figura tra i partner di Hostaria, la manifestazione del vino e della convivialità appena conclusa nel centro di Verona. Un sostegno che si inserisce nel rapporto con il mondo produttivo e con le iniziative capaci di valorizzare l’identità del territorio, mettendo in contatto imprese, cittadini e visitatori.

Credito, servizi e partecipazione alla vita locale diventano così parti di uno stesso impegno. «Nella desertificazione bancaria, noi siamo un’oasi», afferma Marchi, rivendicando il mantenimento degli sportelli e richiamando il bene comune previsto dallo statuto cooperativo.

Una definizione che trova la propria misura nelle risposte quotidiane: a una famiglia che cerca casa, a un giovane che prepara un progetto e a un imprenditore che deve decidere a chi affidare il lavoro di una vita.

 

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