Multe da almeno 25 mila euro e sanzioni che possono arrivare fino all’1% del fatturato per chi utilizza abusivamente termini come «artigiano» e «artigianale». Dopo la circolare operativa della Regione Veneto, Casartigiani Verona scrive a tutti i sindaci della provincia e offre la propria collaborazione: «Serve un patto di territorio per difendere chi ha davvero le carte in regola».

VERONA – Chiamarsi «artigiano» senza esserlo davvero, da ora, può costare molto caro. E non si tratta soltanto di una questione di insegne o di parole utilizzate nella pubblicità: in gioco ci sono la trasparenza verso i consumatori e la tutela delle imprese che rispettano regole, requisiti e iscrizioni.

Con la circolare operativa diramata dalla Regione Veneto il 7 settembre entra infatti nel vivo l’applicazione della Legge regionale 34/2026, che introduce una stretta sull’utilizzo abusivo dei termini «artigiano» e «artigianale» da parte di attività che non possiedono i requisiti previsti dalla normativa e non risultano regolarmente iscritte all’Albo.

E le conseguenze economiche possono essere pesanti: le sanzioni non possono essere inferiori a 25 mila euro e possono arrivare fino all’1% del fatturato dell’impresa trasgressore.

Adesso la palla passa ai Comuni

La novità più significativa riguarda proprio il territorio. Saranno infatti i Comuni, attraverso le amministrazioni competenti, a dover raccogliere e verificare le segnalazioni, accertare le violazioni e applicare le relative sanzioni.

Un compito non semplice, soprattutto quando si dovrà stabilire se un’insegna, un marchio o una comunicazione commerciale utilizzino impropriamente termini che richiamano l’attività artigianale.

Ed è proprio su questo terreno che Casartigiani Verona ha deciso di muoversi in anticipo, inviando una comunicazione ufficiale a tutti i sindaci della provincia scaligera.

L’associazione non vuole limitarsi a segnalare le irregolarità, ma propone una collaborazione concreta con le amministrazioni locali, mettendo a disposizione sedi, referenti territoriali ed esperienza maturata nel settore per aiutare gli enti nell’applicazione della nuova normativa.

Luppi: «Non vogliamo soltanto puntare il dito contro i furbetti»

«La direttiva regionale ci consegna uno strumento di giustizia atteso da anni, ma per farlo funzionare davvero serve un patto di territorio», sottolinea Luca Luppi, presidente di Casartigiani Verona.

«Proprio per questo abbiamo già scritto a tutte le amministrazioni comunali della nostra provincia formalizzando la nostra proposta di supporto. Non vogliamo limitarci a puntare il dito contro i “furbetti” o a inondare gli uffici pubblici di segnalazioni asettiche; vogliamo piuttosto costruire un tavolo di lavoro condiviso».

Una disponibilità che, nelle intenzioni dell’associazione, dovrebbe tradursi in un aiuto pratico ai Comuni.

«Le nostre sedi e i nostri referenti territoriali – prosegue Luppi – sono a completa disposizione dei Comuni per aiutarli a decifrare il mercato, a distinguere chi ha veramente le carte in regola e a tutelare così l’economia sana del territorio».

Una parola che vale qualità, lavoro e competenze

Dietro la battaglia sul termine «artigiano» c’è infatti una questione ben più ampia. Utilizzare quella definizione significa evocare agli occhi del cliente un determinato modo di produrre, competenze professionali, lavorazioni e qualità che possono incidere anche sulla scelta di acquisto.

Per Casartigiani, quindi, consentire a chiunque di presentarsi sul mercato come «artigiano» rischia di creare una concorrenza distorta nei confronti di chi sostiene ogni giorno costi, formazione e obblighi per operare nel rispetto delle regole.

La tutela si muove così su due fronti: difendere i consumatori da comunicazioni potenzialmente ingannevoli e proteggere le vere imprese artigiane veronesi dalla concorrenza di chi utilizza un’etichetta senza averne titolo.

Casartigiani Verona auspica ora l’avvio di incontri territoriali con le amministrazioni comunali per arrivare a protocolli, buone pratiche e linee guida condivise.

Perché la nuova legge, dopo la circolare della Regione, è arrivata al passaggio decisivo: quello dei controlli sul territorio. E la sfida sarà fare in modo che la parola «artigiano» torni a essere una garanzia e non semplicemente una scritta sull’insegna.

 

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