La settima edizione del concorso d’eleganza di Benaco Auto Classiche chiude nel segno della Ferrari del 1960. Nino Romeo: «Trentuno automobili di grande prestigio. Ora il traguardo è la settima Manovella d’Oro ASI»

BARDOLINO – Trentuno gioielli della storia dell’automobile, quasi un secolo di evoluzione del design e della tecnica racchiuso in una passerella affacciata sul Garda. E, alla fine, una Ferrari a prendersi la corona più prestigiosa.

Si è conclusa domenica 6 settembre la settima edizione del Garda Classic Car Show, il concorso d’eleganza organizzato da Benaco Auto Classiche che ha trasformato ancora una volta Bardolino in un grande museo a cielo aperto del motorismo storico.

«Sono stati 31 i gioielli in concorso che hanno sfilato a Bardolino – sottolinea il presidente di Benaco Auto Classiche Nino Romeo – vetture di grande prestigio, espressione di epoche, scuole stilistiche e filosofie costruttive diverse. Credo che la qualità delle automobili presenti abbia dato ancora una volta la misura del livello raggiunto dal nostro Garda Classic Car Show».

A conquistare il titolo più importante è stata la Ferrari 250 GT Cabriolet seconda serie del 1960, proclamata Best of Show 2026.

Un’automobile che rappresenta una delle stagioni più affascinanti della produzione di Maranello e che a Bardolino ha conquistato anche il primo premio nella categoria Spider.

Una Ferrari regina alla Preonda

Il momento più atteso è arrivato sabato con la sfilata e le premiazioni nell’area della Preonda, davanti a un pubblico che ha potuto osservare da vicino automobili normalmente custodite gelosamente in collezioni private.

«Abbiamo avuto nelle diverse categorie delle macchine prestigiose – sottolinea il vicepresidente di Benaco Auto Classiche Alessandro Lonardelli – e il Best in Show è andato a un’auto iconica, la Ferrari 250 GT Cabriolet di seconda serie».

Ma Lonardelli mette in evidenza anche un altro elemento significativo dell’edizione 2026: la presenza delle nuove generazioni.

«È stata un’auto, tra l’altro, condotta da una splendida driver. Ciò che è emerso in questo bellissimo contesto è stata anche la presenza di equipaggi giovani a bordo di auto da sogno, insieme a gentleman driver che hanno veramente allietato non soltanto i turisti che frequentavano Bardolino, ma tutti gli appassionati che si sono dati appuntamento sulle rive del lago».

Un segnale importante. Perché il futuro del motorismo storico passa inevitabilmente dalla capacità di trasmettere alle nuove generazioni non soltanto il valore economico di queste automobili, ma soprattutto la cultura, la tecnica, il design e le storie che ciascuna di esse porta con sé.

Dalla Bugatti del 1928 alla Lamborghini Miura: quasi un secolo di storia

Il verdetto della giuria restituisce la fotografia della qualità delle 31 vetture in concorso.

Tra i cinque premi di categoria ASI, la Bugatti Tipo 40 Roadster Duval del 1928 si è imposta tra le Anteguerra; la Rolls-Royce Silver Wraith del 1954 tra le Berline; la Fiat 110 TV Zagato Facetti del 1957 tra le Coupé.

La Ferrari 250 GT Cabriolet II serie del 1960 ha conquistato la categoria Spider oltre al Best of Show, mentre tra le Supercar il primo premio è andato a un altro monumento dell’automobilismo italiano: la Lamborghini Miura S del 1970.

Il Premio Speciale è stato invece assegnato alla Porsche 911 Carrera 4 Tipo 993 del 1995.

Una successione di nomi che sembra quasi l’indice di un grande libro dedicato alla storia dell’automobile.

Dall’Isotta Fraschini alla Testarossa, gli altri riconoscimenti

Altrettanto prestigiosi gli otto premi legati a patrocini e sponsor.

Il riconoscimento Benaco Auto Classiche è andato all’Isotta Fraschini 8A del 1929, mentre il Veteran Car Team Bolzano ha premiato l’Alfa Romeo 6C 2500 SS Aerlux Touring del 1947.

Il Veteran Car Club Legnago ha scelto la Jaguar XK 120 OTS Alloy del 1950; il premio del Comune di Bardolino è stato attribuito all’Alfa Romeo Giulietta Spider del 1961 e quello della Fondazione Bardolino Top alla Ferrari Testarossa del 1991.

La Chevrolet Corvette C2 Sting Ray del 1965 ha ottenuto il riconoscimento Guerrieri Rizzardi, la Ballot Paris LT2 Boat Tail del 1925 quello Tecnocasa e la Citroën DS 23 del 1974 il premio Aedificare.

Modelli, marchi e carrozzerie che raccontano l’evoluzione del gusto e della tecnologia: dalle forme eleganti degli anni Venti alle grandi granturismo del dopoguerra, fino alle supercar diventate simboli di intere generazioni.

La Manovella d’Oro: sei riconoscimenti e un sogno chiamato “settima”

Ma il Garda Classic Car Show 2026 porta con sé anche un’altra aspettativa, particolarmente sentita all’interno di Benaco Auto Classiche.

Il club bardolinese può infatti vantare sei Manovelle d’Oro ASI, il prestigioso riconoscimento con cui l’Automotoclub Storico Italiano premia le manifestazioni che si distinguono per qualità organizzativa, valore storico-culturale e capacità di promuovere il motorismo storico.

E dopo questa edizione, l’asticella si alza ancora.

«Non nascondiamo che ci piacerebbe conquistare la settima Manovella d’Oro ASI – conferma Nino Romeo –. Le sei ottenute rappresentano per Benaco Auto Classiche un motivo di grande orgoglio, ma anche uno stimolo a continuare a migliorare. Abbiamo lavorato molto per questa edizione, cercando qualità nelle vetture, attenzione nell’organizzazione e un forte legame con Bardolino e con tutto il territorio del Garda. Adesso naturalmente la valutazione spetterà ad ASI, ma il desiderio della settima Manovella c’è».

Un’ambizione che non nasce quindi soltanto dalla spettacolarità delle automobili schierate alla Preonda.

Il Garda Classic Car Show ha costruito negli anni una propria identità: selezione delle vetture, eleganza della passerella, cultura automobilistica, valorizzazione del territorio e attenzione agli equipaggi. Le sei Manovelle d’Oro già conquistate rappresentano il riconoscimento di questo percorso; la possibile settima sarebbe la conferma di una continuità organizzativa che poche manifestazioni possono vantare.

Il Garda non è uno sfondo, è parte dell’evento

Ed è proprio il rapporto con il territorio una delle caratteristiche che distinguono il Garda Classic Car Show.

L’automobile storica non viene semplicemente esposta, ma diventa uno strumento per raccontare i luoghi che la ospitano.

Sabato gli equipaggi hanno avuto l’occasione di conoscere il Museo dell’Olio d’Oliva di Cisano, mentre domenica il programma ha lasciato la strada per guardare il Garda da un’altra prospettiva.

Equipaggi e giurati sono stati accompagnati in crociera all’Isola del Garda, per «conoscere il lago dal lago»: una seconda giornata dedicata maggiormente alla cultura e alla convivialità.

È un modo di interpretare il motorismo storico che va oltre il semplice concorso d’eleganza: l’automobile diventa ambasciatrice di un territorio e il territorio, a sua volta, contribuisce a rendere unica la manifestazione.

Irene Moretti e Fabrizio Paganelli, le voci della passerella

A guidare il pubblico attraverso la sfilata sono stati Irene Moretti e Fabrizio Paganelli, che hanno accompagnato la presentazione delle vetture e il momento delle premiazioni.

Un ruolo tutt’altro che secondario in una manifestazione nella quale non basta annunciare marca, modello e anno: ogni automobile porta con sé una storia e raccontarla significa consentire anche al pubblico meno specializzato di comprenderne fascino e valore.

Romeo guarda già al 2028: «Il sogno? Soltanto esemplari unici al mondo»

Archiviata la settima edizione, lo sguardo è già rivolto al futuro.

«Il Garda Classic Car Show è un appuntamento biennale – ricorda Nino Romeo – e avremo piacere di riproporlo fra due anni insieme agli amici appassionati del motorismo storico».

E quando gli si chiede quale automobile vorrebbe vedere un giorno arrivare alla Preonda, il presidente va persino oltre il desiderio di un singolo modello.

Il suo sogno è un’intera edizione fuori dall’ordinario.

«Mi piacerebbe realizzare un concorso d’eleganza con soli esemplari unici al mondo, come la Lancia Flaminia Speciale del 1963, l’Autobianchi A112 Runabout, la Lancia Stratos Zero e tante altre creature della carrozzeria italiana. Perché dietro la lucidatura perfetta di una carrozzeria, il rombo di un motore e il valore collezionistico di queste vetture c’è qualcosa di più grande: la storia della creatività, della tecnica e del design che hanno trasformato l’automobile, soprattutto quella italiana, in una forma d’arte».

È forse questa la frase che meglio racconta l’ambizione maturata in questi anni da Benaco Auto Classiche.

Per un fine settimana Bardolino ne è stata la galleria, 31 straordinarie automobili ne sono state le protagoniste e la Ferrari 250 GT Cabriolet del 1960 la regina.

Ora resta un altro verdetto da attendere.

Quello che potrebbe aggiungere alla storia di Benaco Auto Classiche una settima, prestigiosa Manovella d’Oro ASI.

 


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