Il 19 settembre 2026 l’attività della famiglia De Mori taglia il traguardo degli 80 anni. Era il 1946 quando Giovanni, giovanissimo, iniziò una sfida imprenditoriale nell’Italia che cercava di rialzarsi dalla guerra. Nel 2000 il testimone è passato alla figlia Lorella, che ha scelto di continuare quella storia affrontando trasformazioni, crisi e un commercio completamente cambiato. Una bottega che è diventata parte della memoria collettiva di Minerbe.
Ci sono negozi che vendono prodotti. E poi ci sono negozi che, senza quasi accorgersene, finiscono per custodire la storia di un paese.
Cambiano le mode, cambiano le generazioni, cambiano le strade e le abitudini. Le persone crescono, si sposano, diventano genitori e poi nonni. Ma quella porta continua ad aprirsi.
A Minerbe, in via Roma 13, accade da ottant’anni.
Il 19 settembre 2026 non sarà quindi soltanto l’anniversario di un’attività commerciale. Sarà il compleanno di una storia iniziata nel lontano 1946, quando l’Italia portava ancora addosso le ferite della guerra e ricominciare significava prima di tutto avere coraggio.
Il coraggio di Giovanni De Mori.
E, molti anni più tardi, quello di sua figlia Lorella, che ha raccolto il testimone del padre scegliendo di non lasciare spegnere quella storia.
QUANDO TUTTO COMINCIÒ
Giovanni De Mori nasce a Minerbe l’8 luglio 1926.
Ha appena 14 anni quando comincia a lavorare come commesso in un negozio di tessuti a Legnago. Un’età nella quale oggi si pensa alla scuola, agli amici e al futuro. Allora, invece, per tanti ragazzi il futuro iniziava presto, dietro un bancone o imparando un mestiere.
Giovanni osserva, ascolta, impara.
Scopre il commercio e soprattutto quel rapporto personale con il cliente che, decenni dopo, sarebbe rimasto uno dei valori fondamentali dell’attività di famiglia.
Poi arrivano gli anni dell’ambulantato.
Mercati all’aperto nei paesi della zona, spostamenti continui e perfino la vendita porta a porta nel Basso Polesine, con le stoffe a metro da mostrare alle famiglie.
Bisognava partire, caricare, viaggiare, aspettare. E ricominciare il giorno successivo.
Non c’erano scorciatoie.
C’erano lavoro, sacrificio e la convinzione che qualcosa si potesse costruire.
Poi arriva quel 19 settembre 1946.
Giovanni decide di fare il grande passo e apre il proprio negozio nel centro storico di Minerbe, in via Roma 13, lungo la strada che collega Vicenza a Mantova.
Ha vent’anni.
L’Italia è appena uscita dalla Seconda guerra mondiale. Il Paese deve ricostruire case, economia e speranze. Aprire un’attività in quel momento significa scommettere praticamente tutto sul futuro.
Giovanni lo fa.
E quella porta aperta nel 1946, ottant’anni dopo, non si è ancora chiusa.
DALLE STOFFE AI GRANDI NOMI DELLA MODA
All’inizio il cuore dell’attività sono i tessuti.
Non tessuti qualsiasi. Nel negozio arrivano nomi che hanno segnato la storia dell’eleganza italiana: Ermenegildo Zegna, Loro Piana, Cerruti, Thomas Mason.
Si acquistava la stoffa e poi entravano in scena i sarti della zona. Mani esperte che prendevano misure, tagliavano e cucivano fino a trasformare quei metri di tessuto in un abito fatto appositamente per il cliente.
Era un altro modo di acquistare e anche un altro modo di vivere il paese.
Il negozio non era semplicemente il luogo dove entrare, pagare e uscire. Si parlava, ci si conosceva, si chiedeva consiglio. Il commerciante conosceva i gusti delle famiglie e spesso vedeva crescere i loro figli.
Poi, alla fine degli anni Cinquanta, arriva una rivoluzione: il prêt-à-porter.
La moda cambia e Giovanni capisce che bisogna cambiare con lei.
Il negozio passa progressivamente dai tessuti agli abiti confezionati per uomo, donna e bambino. Arrivano marchi come Facis, Cori, entrambi legati al Gruppo Finanziario Tessile, Lebole e altri protagonisti della moda di quegli anni.
Alla fine degli anni Sessanta un’altra intuizione: ampliare l’offerta con gli articoli per la casa, dai materassi Permaflex alle coperte Lanerossi e Somma.
Ogni epoca porta qualcosa di nuovo e l’attività si adegua senza perdere la propria identità.
Nel 1978 arriva un altro investimento: il negozio viene ristrutturato e passa da 42 a 64 metri quadrati.
Può sembrare soltanto un numero.
Per una famiglia di commercianti, invece, significa investire ancora una volta i propri risparmi, credere nell’attività e soprattutto credere nel paese in cui si è scelto di restare.
POI IL TESTIMONE PASSA A LORELLA
Gli anni scorrono e il commercio cambia ancora.
Scompaiono progressivamente i tessuti a metraggio e gli articoli per la casa. L’attività si concentra sull’abbigliamento per adulti.
Ma la svolta più importante arriva nel 2000.
Giovanni dona l’azienda alla figlia Lorella De Mori.
È un passaggio che, letto su un documento, può sembrare semplicemente amministrativo.
Non lo è.
Perché ricevere l’attività costruita da un padre significa ricevere molto più di un negozio.
Significa ereditare sacrifici, ricordi, responsabilità. Significa sapere che dietro quella vetrina ci sono decenni della vita della propria famiglia.
E significa anche avere il coraggio di dire: continuo io.
Lorella lo ha fatto.
E probabilmente è proprio qui che la storia degli ottant’anni acquista oggi il suo significato più profondo.
Perché continuare un’attività commerciale nel nuovo millennio non è stato semplice.
Sono cambiate le città e sono cambiati i piccoli paesi. Sono arrivati i grandi centri commerciali, le grandi catene, internet, l’e-commerce. Sono cambiate le abitudini di acquisto e sono cambiate persino le relazioni tra cliente e negoziante.
Poi sono arrivate le crisi economiche, la pandemia, le chiusure e l’incertezza.
Lorella è rimasta.
Dietro quel bancone e dentro quella storia.
Con la responsabilità di difendere ciò che suo padre aveva costruito partendo praticamente da zero.
«HO CERCATO DI CUSTODIRE QUELLO CHE MI È STATO TRASMESSO»
Quando Lorella racconta questi ottant’anni, la parola che ritorna è orgoglio.
Ma dietro l’orgoglio si avverte qualcosa di ancora più forte: il legame con suo padre.
«Ho raccolto il testimone e ho continuato con impegno e orgoglio l’attività iniziata da lui nel lontano 1946. Ho cercato di custodire ciò che mi è stato trasmesso, mantenendo vivo quello spirito fatto di serietà, passione, rapporto umano e attenzione verso il cliente».
È forse questa la vera eredità di Giovanni De Mori.
Non soltanto il negozio.
Un modo di lavorare.
Perché si può cambiare merce, si possono cambiare marchi e vetrine, ma ci sono valori che non hanno stagione.
Lorella li ha portati con sé attraversando un’epoca nella quale mantenere aperta una piccola attività di paese è diventato sempre più difficile.
Per questo dietro gli ottant’anni ci sono inevitabilmente anche giorni complicati, preoccupazioni, decisioni difficili e sacrifici che il cliente spesso non vede.
Ma ogni mattina bisogna comunque alzare la serranda.
Ed è forse proprio quel gesto, ripetuto migliaia e migliaia di volte da Giovanni prima e da Lorella poi, a raccontare meglio di qualsiasi bilancio cosa significhi arrivare a un anniversario così raro.
GENERAZIONI PASSATE DALLA STESSA PORTA
Ottant’anni significano anche migliaia di volti.
Ci sono clienti che entrarono nel negozio con i propri genitori e che, molti anni dopo, sono tornati con i figli.
Famiglie che hanno acquistato lì un vestito per una festa, una cerimonia, un matrimonio, un momento importante.
E così, quasi senza volerlo, un’attività commerciale diventa un piccolo archivio della vita di una comunità.
«Ottant’anni di attività non sono soltanto un numero – racconta Lorella – sono ottant’anni di lavoro, sacrifici, cambiamenti, soddisfazioni e soprattutto di persone. Sono le generazioni di clienti che hanno varcato la porta del negozio, alcune delle quali hanno continuato a farlo nel tempo, tramandando a loro volta la fiducia e l’affetto verso questa attività».
Parole nelle quali c’è forse il senso più autentico di questo anniversario.
Perché un negozio può sopravvivere per ottant’anni soltanto se intorno a quel negozio esiste una comunità che continua a riconoscerlo.
UN PEZZO DI MINERBE
Ed è per questo che il 19 settembre non sarà soltanto la festa della famiglia De Mori.
Sarà, in qualche modo, anche la festa di Minerbe.
In ottant’anni il paese è cambiato profondamente. Sono cambiate le attività, le strade, le famiglie. Molte botteghe storiche hanno abbassato definitivamente la serranda e altre sono nate.
Quella di via Roma è rimasta.
Ha attraversato il dopoguerra, il boom economico, gli anni della grande trasformazione dei consumi, l’arrivo dei supermercati e dei centri commerciali, la rivoluzione digitale, la pandemia e il commercio online.
È ancora lì.
E quando un’attività raggiunge ottant’anni di vita nello stesso paese, smette in qualche modo di appartenere soltanto alla famiglia che la gestisce.
Diventa patrimonio della memoria di una comunità.
Minerbe può dunque guardare a quella vetrina con un pizzico di orgoglio.
Perché dietro ci sono il lavoro di un suo ragazzo che nel 1946 ebbe il coraggio di mettersi in proprio e quello di una figlia che, più di mezzo secolo dopo, ebbe il coraggio di raccogliere la sfida.
Due generazioni, due epoche completamente diverse, lo stesso senso di responsabilità.
QUELLA PORTA È ANCORA APERTA
Forse l’immagine più bella di questa storia resta proprio quella porta.
Giovanni De Mori la aprì nel 1946.
Aveva vent’anni e davanti a sé non poteva sapere cosa sarebbe accaduto.
Non poteva immaginare che ottant’anni più tardi sua figlia avrebbe raccontato ancora quella giornata.
Non poteva sapere quante persone sarebbero entrate nel suo negozio, quante mode sarebbero passate davanti a quelle vetrine e quanto sarebbe cambiato il mondo.
Poteva soltanto lavorare.
E crederci.
Oggi Lorella guarda indietro e vede suo padre, la sua famiglia, i clienti e una vita trascorsa dentro una storia che ha scelto di non interrompere.
«Nel 1946 mio padre apriva quella porta con il coraggio e la determinazione di un giovane imprenditore. Oggi, a distanza di 80 anni, quella stessa storia continua e posso dire con grande orgoglio di aver raccolto il suo testimone e di portare ancora oggi avanti la sua attività, cercando ogni giorno di onorare il lavoro che lui ha iniziato e che ha rappresentato una parte così importante della nostra famiglia».
Il 19 settembre 2026 saranno ottant’anni.
Ottant’anni di moda e commercio.
Ottant’anni di sacrifici.
Ottant’anni di clienti diventati amici, di generazioni che si sono succedute, di cambiamenti affrontati senza arrendersi.
Ma soprattutto saranno ottant’anni di una famiglia e di un paese.
Da Giovanni a Lorella, dal 1946 al 2026.
E forse il modo più semplice per celebrare un traguardo tanto grande è proprio quello che Lorella dice alla fine del suo racconto:
«Ottant’anni dopo, quella passione è ancora qui. E la storia continua».

Il negozio nella centrale via Roma a Minerbe
Foto di copertina: Giovanni De Mori nel negozio di stoffe e Lorella, oggi, dopo 80 anni continua l’attività con la stessa passione.
Copyright © 2026 | Il Nuovo Giornale | Tutti i diritti Riservati











