Dai conti dell’Ente Fiera al giudizio sull’amministrazione, fino alla sfida per Palazzo Rebotti. L’ex vicesindaco rompe gli indugi: «Sto lavorando alla mia lista e a un progetto alternativo». E a Mirandola assegna un voto tra il 5 e il 6.

Non è più soltanto opposizione. E non è più soltanto la battaglia sui conti dell’Ente Fiera. Michele Gruppo comincia a scoprire le carte sul futuro di Isola della Scala e sulle elezioni comunali del 2027.

Ex assessore e vicesindaco di Isola della Scala, già presidente di Veronamercato e amministratore di Veneto Strade, oggi consigliere comunale e componente del Consiglio Direttivo di Verona Domani,  il movimento politico di Matteo Gasparato vicino a Fratelli d’Italia, Michele Gruppo conosce bene la macchina amministrativa e il sistema politico veronese.

Tra le voci più critiche nei confronti dell’amministrazione guidata da Luigi Mirandola, Gruppo conosce da vicino le vicende dell’Ente Fiera. Ed è proprio dalla situazione economica dell’Ente e dal futuro della Fiera del Riso che parte questa intervista.

Ma, domanda dopo domanda, il confronto si sposta inevitabilmente sul terreno politico. Gruppo attribuisce al sindaco precise responsabilità, contesta l’assenza di una strategia, indica cosa cambierebbe nella gestione dell’Ente e propone un’Isola capace di vivere e attrarre opportunità durante tutto l’anno.

Poi arriva il passaggio destinato a pesare più degli altri: «Sono in campo. Sto lavorando alla mia lista e a un progetto alternativo per il 2027».

Non è ancora l’annuncio formale di una candidatura a sindaco, ma poco ci manca.

Abbiamo condensato il lungo confronto in dieci domande, dieci “verità” di Michele Gruppo. Le sue, naturalmente. Senza sconti a Mirandola, ma anche senza una bocciatura totale dell’amministrazione. E con uno sguardo che ormai sembra rivolto direttamente al 2027.

1. Gruppo, partiamo dai conti: quanto è grave davvero la situazione dell’Ente Fiera?

«La situazione è grave. Alle perdite del 2025, pari a circa 700 mila euro, vanno aggiunte quelle pregresse maturate nel periodo successivo alla pandemia. Per capire realmente le condizioni finanziarie dell’Ente non basta quindi guardare al debito dichiarato oggi: bisogna considerare l’intero quadro che ha portato alla situazione attuale.»

2. Facciamo nomi e cognomi: di chi è la responsabilità politica? E quanto pesa quella di Luigi Mirandola?

«La responsabilità politica ricade in maniera significativa sul sindaco Mirandola. Conosce molto bene l’Ente: è stato revisore contabile, amministratore unico e oggi guida il Comune, che dell’Ente Fiera è l’unico socio. Per questo non si può assumere una posizione del tipo “e che ne so io”. La proprietà approva il bilancio di previsione e gli amministratori che si sono succeduti sono stati nominati dalla proprietà stessa. Le responsabilità politiche non possono essere semplicemente trasferite ad altri.»

3. Ma com’è possibile che la Fiera del Riso, con migliaia di visitatori e un enorme indotto, faccia i conti con una situazione simile? Il modello non funziona più?

«Il modello economico e organizzativo deve essere aggiornato. La Fiera del Riso rimane una manifestazione straordinaria e ha enormi potenzialità, ma bisogna esplorare nuovi format, trovare nuove fonti di finanziamento e valorizzare meglio ciò che l’Ente possiede. Riportarlo all’equilibrio economico deve diventare la missione di chi lo guiderà nei prossimi anni.»

4. Tu però sei stato vicesindaco. Puoi davvero chiamarti fuori dalle responsabilità?

«Per quanto riguarda il debito attuale, ritengo di sì. Durante il nostro mandato l’Ente produceva utili e riuscimmo a reperire risorse persino nel difficile periodo della pandemia. I problemi attuali si sono sviluppati soprattutto successivamente. Il mondo degli eventi è cambiato, ma questo non spiega tutto: negli ultimi anni, a mio avviso, sono state adottate strategie non sufficientemente efficaci.»

5. Revoche, cambi ai vertici e tensioni nel CdA: normali avvicendamenti o l’amministrazione sulla Fiera ha perso la bussola?

«Non li considero normali avvicendamenti. Gli errori del sindaco sono evidenti sia nella scelta degli amministratori sia nella linea gestionale. Ma il problema principale è un altro: manca una linea politica chiara e strategica. Bisogna prima decidere dove si vuole portare l’Ente e poi scegliere persone e strumenti coerenti con quell’obiettivo.»

6. Se domani l’Ente Fiera fosse nelle tue mani, quali sarebbero le prime tre mosse?

«Primo: affidarlo a persone che abbiano già dimostrato capacità ed esperienza. Penso, per esempio, a Roberto Bonfante, che ha diretto l’Ente nei suoi primi quarant’anni contribuendo alla crescita della Fiera del Riso. Secondo: cercare nuove alleanze, partnership e opportunità anche fuori dai canali tradizionali. Terzo: valorizzare molto di più il patrimonio immobiliare, dal palazzetto all’area fieristica. In tre parole: competenza, nuove opportunità e valorizzazione del patrimonio.»

7. Isola della Scala rischia di vivere di Fiera del Riso per poche settimane e troppo poco negli altri undici mesi?

«Sì. Dobbiamo superare questa logica. Gli spazi della Fiera devono vivere tutto l’anno e Isola può cogliere le opportunità del turismo lento, diventando un punto di riferimento per chi vuole scoprire la pianura veronese. Penso a servizi per camper, moto, biciclette e anche per chi viaggia con animali. L’Ente Fiera deve diventare una vera infrastruttura al servizio del territorio. La Fiera del Riso resterà il nostro evento di punta, ma Isola deve essere attrattiva dodici mesi all’anno.»

8. Usciamo dalla Fiera. Qual è stato il più grave errore politico di Mirandola?

«Di Luigi Mirandola ho stima come persona, ma il giudizio politico è diverso. Il suo errore maggiore è stato non favorire abbastanza il confronto e il dialogo e, a mio avviso, essere troppo poco presente ai tavoli decisionali provinciali e regionali. Un sindaco deve costruire relazioni e portare il proprio territorio nei luoghi dove vengono prese le decisioni. Detto questo, non boccio tutto: questa amministrazione ha realizzato anche iniziative positive ed è corretto riconoscerlo.»

9. Arriviamo al punto: Michele Gruppo sarà candidato sindaco di Isola della Scala nel 2027?

«Ci sto lavorando e l’idea mi appassiona. Sono in campo, sto lavorando alla mia lista e a un progetto che allarghi e non restringa. Voglio costruire un’alternativa politica e amministrativa per il 2027, con una visione che punti su infrastrutture, sviluppo economico, centro intermodale, sport e servizi. Isola della Scala deve tornare protagonista dello sviluppo della pianura veronese.»

10. Ultima domanda, senza diplomazia: che voto dai all’amministrazione Mirandola? E perché nel 2027 gli isolani dovrebbero scegliere Gruppo?

«Tra il 5 e il 6, quindi non una piena sufficienza. Riconosco alcune iniziative positive, ma sono mancati una visione strategica e un progetto complessivo di crescita.

Perché scegliere me? Per il senso di responsabilità, l’impegno e la determinazione che metto nelle cose in cui credo. Vorrei mettere tutto questo al servizio di Isola della Scala. E sono convinto di una cosa: nei Comuni bisogna scegliere prima di tutto le persone, non le bandiere. Serietà, competenza e progetto devono venire prima degli schieramenti politici.»

Dieci risposte che segnano dunque un passaggio politico. Michele Gruppo parte dalla Fiera, chiama in causa direttamente Mirandola, mette sul tavolo le proprie ricette e alla fine guarda apertamente alle urne.

Manca ancora la frase «mi candido a sindaco». Ma quando un consigliere dice «sono in campo», «sto lavorando alla mia lista» e «sto costruendo un’alternativa per il 2027», la campagna elettorale, almeno politicamente, sembra essere già cominciata.

 

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