Una ventina di opere realizzate dai ragazzi e dagli artisti dei laboratori della Cooperativa Sociale Emmanuel accendono corridoi e sale d’attesa. Un progetto che parla di inclusione, talento e speranza: perché anche un dipinto può diventare parte della cura.
Ci sono luoghi nei quali si entra portandosi dietro una preoccupazione, un’attesa, qualche volta la paura. E proprio lì un colore, un’immagine o un incontro inatteso possono cambiare, anche soltanto per qualche istante, lo stato d’animo di una persona.
È questo il senso più profondo dell’iniziativa che sta trasformando alcuni spazi dell’Ospedale di Bovolone, dove sono state esposte circa una ventina di opere realizzate dagli utenti del Centro Diurno della Cooperativa Sociale Emmanuel e dai partecipanti del Laboratorio Leonardo di Villa Panteo Zampieri.
Non semplici quadri appesi alle pareti, dunque, ma storie, emozioni e sensibilità che entrano in uno dei luoghi simbolo della cura.
Diciotto talenti per dare un volto nuovo all’ospedale
I dipinti illuminano i corridoi di accesso ai reparti e la sala d’attesa degli spazi dedicati alle attività legate alla genitorialità.
Dietro quelle tele ci sono complessivamente diciotto persone, ciascuna con il proprio modo di guardare e raccontare il mondo.
Pennelli e colori diventano così strumenti attraverso i quali esprimersi, comunicare e soprattutto partecipare alla vita della comunità.
Ed è probabilmente proprio questo l’aspetto più bello del progetto: chi normalmente viene considerato destinatario di servizi e assistenza diventa protagonista e offre qualcosa agli altri. Ai pazienti, alle famiglie, ai visitatori e agli stessi operatori sanitari.
L’arte rovescia così la prospettiva: la fragilità non viene nascosta, ma diventa capacità di creare bellezza e di condividerla.
Quando la cura diventa anche accoglienza
L’iniziativa nasce dalla collaborazione tra la Direzione dell’Ospedale di Legnago e Bovolone, l’ULSS 9 Scaligera, la Cooperativa Emmanuel e il territorio.
Un esempio concreto di come sanità e Terzo Settore possano incontrarsi andando oltre la semplice erogazione di un servizio.
«Portare l’arte nei reparti e nelle sale d’attesa dell’Ospedale di Bovolone significa umanizzare i luoghi di cura, rendendoli spazi accoglienti e di speranza per i pazienti, le famiglie e gli operatori sanitari», sottolinea il direttore generale dell’ULSS 9 Scaligera Pietro Girardi.
«Ringrazio la Cooperativa Emmanuel e tutti i talenti che, attraverso le loro opere, ci regalano un prezioso messaggio di inclusione, dimostrando come la fragilità possa trasformarsi in una risorsa di bellezza ed energia vitale per l’intera comunità».
Soddisfazione anche da parte del sindaco di Bovolone Orfeo Pozzani: «Vedere l’Ospedale di Bovolone arricchirsi dei colori e della creatività dei laboratori della Cooperativa Emmanuel e di Villa Panteo Zampieri è motivo di grande orgoglio per la nostra amministrazione e per l’intera comunità. Questo progetto dimostra quanto sia forte e virtuoso il legame tra le istituzioni e il Terzo Settore quando si lavora uniti per il bene comune».
Fiorini: «L’inclusione diventa concreta quando ciascuno si sente parte della comunità»
Ma il significato dell’iniziativa emerge soprattutto dalle parole del presidente della Cooperativa Emmanuel, Stefano Fiorini.
«Il territorio è una parte fondamentale del nostro modo di lavorare: ogni giorno cerchiamo di costruire per i nostri ragazzi occasioni di incontro, espressione e partecipazione che li mettano in relazione con la comunità e con i luoghi che la rappresentano».
Per Fiorini, progetti come quello realizzato a Bovolone dimostrano quanto sia importante creare reti tra realtà sociali, istituzioni e cittadini, perché «l’inclusione diventa concreta quando ciascuno ha la possibilità di sentirsi parte attiva del proprio territorio, di esprimere il proprio talento e di contribuire, con la propria unicità, alla vita della comunità».
Da qui anche il ringraziamento all’ULSS 9 Scaligera, al direttore generale e al direttore dei Servizi Sociali per aver creduto nell’iniziativa.
Una mostra destinata a cambiare nel tempo
L’esposizione non sarà statica. L’intenzione è infatti quella di rinnovare l’allestimento indicativamente ogni quattro-sei mesi, permettendo così ad altre opere e ad altre sensibilità di trovare spazio all’interno dell’ospedale.
Il progetto è previsto fino al 31 dicembre 2026, ma con una concreta prospettiva di prosecuzione.
Non c’è inoltre alcuna finalità commerciale: i quadri resteranno negli spazi ospedalieri per tutta la durata dell’allestimento e solo successivamente, una volta sostituiti, potranno eventualmente trovare una nuova destinazione.
Una scelta coerente con lo spirito dell’iniziativa: donare bellezza senza chiedere nulla in cambio.
Perché un ospedale è fatto certamente di medici, infermieri, terapie, diagnosi e tecnologia. Ma è fatto prima di tutto di persone.
E allora anche una parete colorata può avere un significato. Può interrompere per qualche secondo un pensiero difficile, strappare un sorriso a chi aspetta una visita o semplicemente ricordare che, accanto alla malattia e alla fragilità, esistono ancora creatività, talento e speranza.
All’Ospedale di Bovolone, da oggi, la cura passa anche attraverso i colori.
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