Nel pieno dell’inchiesta sui presunti maltrattamenti agli anziani, si accende il dibattito politico. Futuro Nazionale chiede un cambio ai vertici della casa di riposo, ma la richiesta divide il centrodestra. Il punto centrale, però, resta uno: l’indagine è nata proprio grazie alla denuncia della dirigenza della struttura e alla collaborazione con la Procura e i Carabinieri.
CEREA – C’è un aspetto che rischia di passare in secondo piano nel acceso confronto politico scoppiato attorno alla casa di riposo “De Battisti”: l’inchiesta che ha portato all’arresto di un operatore socio-sanitario e alla sospensione di altri tre non è nata per caso, né grazie a una segnalazione esterna, ma dall’iniziativa degli stessi vertici dell’istituto, che hanno deciso di rivolgersi alle autorità non appena sono emersi i primi sospetti.
Una scelta tutt’altro che scontata. Senza quella denuncia, senza la piena collaborazione con i Carabinieri e con la Procura di Verona, le telecamere non sarebbero mai state installate nel reparto e, con ogni probabilità, quei presunti episodi di violenza sarebbero rimasti nascosti ancora a lungo.
Oggi, però, mentre la magistratura prosegue il proprio lavoro e gli indagati avranno tutto il diritto di difendersi nelle sedi opportune, il dibattito sembra essersi improvvisamente spostato dai responsabili dei fatti a chi quei fatti ha contribuito a far emergere.
È la posizione assunta da Futuro Nazionale di Cerea, che ha chiesto una riflessione sulle dimissioni del presidente Guido Cavaler e del Consiglio di amministrazione dell’Ipab, sostenendo la necessità di aprire una “nuova fase” per restituire fiducia alla comunità.
Una richiesta che, inevitabilmente, assume anche un significato politico, soprattutto considerando che il riferimento locale del movimento è il presidente del Consiglio comunale Stefano Saggioro, oggi esponente di Futuro Nazionale dopo l’uscita dalla Lega.
Di tutt’altro avviso il sindaco Marco Franzoni, che ha respinto con decisione questa impostazione.
Il primo cittadino ha ricordato un fatto difficilmente contestabile: furono proprio il presidente Cavaler e la direzione della struttura ad allertare gli investigatori e a collaborare in ogni fase dell’indagine.
Un elemento che cambia radicalmente la prospettiva.
Perché una cosa è accertare eventuali responsabilità individuali, altra è attribuire una colpa gestionale a chi ha favorito l’emersione della verità.
Anzi, paradossalmente, il messaggio che rischia di passare sarebbe persino pericoloso: chi denuncia, collabora e mette la trasparenza davanti alla tutela dell’immagine della propria struttura finisce comunque sul banco degli imputati.
Un precedente che difficilmente rappresenterebbe un incentivo per altri enti pubblici o privati chiamati, un domani, ad affrontare situazioni analoghe.
Naturalmente la vicenda ha provocato uno shock profondo nella comunità ceretana. Le immagini raccolte dagli investigatori, secondo l’ipotesi accusatoria, descrivono comportamenti gravissimi nei confronti di anziani fragili e non autosufficienti, fatti che dovranno essere definitivamente accertati nel corso del processo.
Ma proprio per questo appare fondamentale distinguere con chiarezza tra chi avrebbe commesso quei comportamenti e chi, invece, ha deciso di non coprirli.
Confondere i due piani rischia di trasformare un esempio di collaborazione istituzionale in un boomerang.
Sul piano politico, intanto, la vicenda apre la prima vera frattura nel centrodestra di Cerea in vista delle elezioni comunali del 2027. Da una parte Futuro Nazionale invoca un cambio ai vertici dell’Ipab; dall’altra Lega e amministrazione comunale difendono apertamente l’operato del presidente Cavaler e del CdA.
Il confronto è destinato a proseguire.
Ma una domanda resta inevitabile: ha davvero senso chiedere le dimissioni di chi ha denunciato e collaborato per far emergere i presunti responsabili, oppure sarebbe più corretto attendere la conclusione delle indagini e riconoscere, almeno sul piano istituzionale, il valore di una scelta improntata alla trasparenza?
È una riflessione che va oltre la politica e riguarda il rapporto tra responsabilità, giustizia e tutela delle persone più fragili. Perché una comunità si difende punendo chi sbaglia, ma anche sostenendo chi sceglie di non voltarsi dall’altra parte.
Foto: a sinistra, la Casa di Riposo “De Battisti” di Cerea; a destra dall’alto, il presidente del Consiglio comunale Stefano Saggioro, oggi esponente di Futuro Nazionale; il sindaco di Cerea, Marco Franzoni e il presidente dell’Ipab, Guido Cavaler.
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