La polemica era partita dalle critiche del segretario provinciale Paolo Borchia alla Regione Veneto per lo scarso peso riconosciuto alla Lega veronese nelle recenti nomine degli enti. Alla sua presa di posizione aveva replicato l’allora presidente di ATER Verona, Matteo Mattuzzi, che aveva attribuito proprio alla gestione del partito il progressivo indebolimento della Lega sul territorio. Da quel momento il confronto si è trasformato in uno scontro frontale che, giorno dopo giorno, coinvolge sempre più protagonisti.
La guerra interna alla Lega veronese è ormai esplosa in tutta la sua evidenza. Dopo il botta e risposta tra Paolo Borchia e Matteo Mattuzzi, nelle ultime ore sono scesi in campo anche il consigliere regionale Filippo Rigo e la segretaria della Lega di Minerbe Raika Marcazzan, che hanno attaccato duramente l’ex presidente di ATER Verona. Una replica che ha provocato una nuova e pesante controffensiva di Mattuzzi, culminata con la richiesta di dimissioni dello stesso Borchia.
Uno scontro che va ben oltre la vicenda ATER e che fotografa un partito attraversato da profonde divisioni interne, con accuse reciproche che rischiano di lasciare il segno.
Rigo e Marcazzan: “Ha incassato la poltrona e abbandonato il territorio”
Il consigliere regionale Filippo Rigo non usa mezzi termini. Secondo lui, Matteo Mattuzzi sarebbe scomparso dalla vita del partito subito dopo la nomina alla guida di ATER Verona.
Rigo sostiene che, una volta ottenuto l’incarico, l’ex presidente avrebbe interrotto i rapporti con la base e con numerosi amministratori locali, lasciando sindaci e territorio senza un interlocutore nell’ente. Da qui l’accusa di essere ricomparso soltanto dopo la mancata riconferma, per attaccare il partito e i suoi dirigenti.
Sulla stessa linea anche Raika Marcazzan, che invita Mattuzzi a misurarsi con il consenso elettorale invece che con i comunicati stampa. La segretaria della Lega di Minerbe ricorda come, a suo giudizio, la sua presenza nella vita del movimento sia stata molto limitata e lo invita a “rimboccarsi le maniche” in vista delle amministrative del 2028.
Mattuzzi: “Attacchi personali. Rispondo con quasi 195 milioni di investimenti”
La risposta dell’ex presidente di ATER Verona arriva con parole altrettanto dure.
Mattuzzi definisce le accuse “personali, gratuite e prive di qualsiasi fondamento politico”, respingendo anche le affermazioni secondo cui avrebbe ignorato sindaci e amministratori.
«Non vi è una sola istanza protocollata rimasta inevasa», sostiene, aggiungendo di aver ricevuto in queste ore numerosi attestati di stima da parte di amministratori del territorio.
Poi passa ai numeri, che considera la migliore risposta alle polemiche.
Durante il suo mandato, afferma, ATER Verona ha gestito complessivamente 194,9 milioni di euro tra opere concluse, cantieri avviati e interventi già finanziati, interessando 3.675 alloggi distribuiti in tutta la provincia.
Nel dettaglio rivendica:
* 127,6 milioni di euro investiti tra il 2021 e il 2025;
* 2.530 alloggi riqualificati grazie a PNRR, Superbonus e recupero degli immobili sfitti;
* 3,5 milioni di euro di lavori già avviati nel 2026;
* 63,7 milioni di euro già finanziati per nuovi interventi;
* il sostanziale azzeramento degli alloggi sfitti.
Mattuzzi richiama inoltre il progetto dell’ambito territoriale dell’Ovest veronese, che coinvolge 37 Comuni, definendolo un modello innovativo che altre ATER del Veneto starebbero valutando di replicare.
L’affondo politico: “Borchia si dimetta”
Ma il passaggio più pesante del comunicato riguarda il futuro della Lega veronese.
Secondo Mattuzzi, Rigo e Marcazzan rappresenterebbero quella corrente che, negli ultimi anni, avrebbe progressivamente ridotto il peso politico della provincia di Verona in Regione.
L’attacco finale è rivolto direttamente al segretario provinciale Paolo Borchia.
«Rimango con la speranza delle dimissioni a breve da parte di Paolo Borchia e di un cambio radicale di gestione del partito; diversamente, non vedo un futuro roseo per la Lega veronese», conclude Mattuzzi.
Uno scontro che indebolisce il partito
La vicenda, nata dalle proteste di Borchia contro il ridotto spazio riservato alla Lega veronese nelle nomine regionali, si è ormai trasformata in una vera guerra interna, fatta di accuse personali, rivendicazioni sui risultati amministrativi e richieste di dimissioni.
Al di là delle rispettive versioni e delle cifre rivendicate, emerge con chiarezza un dato politico: la Lega veronese continua a consumare pubblicamente le proprie divisioni, dando l’immagine di un partito impegnato più nei regolamenti di conti interni che nella costruzione di una strategia condivisa per il territorio.
E mentre il confronto si fa sempre più aspro, la domanda resta aperta: chi riuscirà a ricucire una frattura che, giorno dopo giorno, appare sempre più profonda?
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