LEGNAGO – La distanza tra la FP Cgil e i vertici della Casa di Riposo di Legnago sembra ormai diventata un vero e proprio muro contro muro. Da una parte il sindacato denuncia una grave carenza di personale, l’assenza di nuove assunzioni stabili e la scelta di affidare all’esterno parte dell’assistenza notturna. Dall’altra la direzione con Silvia Pastore e il presidente dell’ente, Toufik Riccardo Shahine, respingono ogni accusa, parlano di informazioni inesatte e difendono una riorganizzazione definita temporanea e necessaria per alleggerire il carico di lavoro degli operatori.
Nel mezzo restano lavoratori, ospiti e famiglie, mentre il 30 giugno si avvicina lo sciopero proclamato dalla FP Cgil, accompagnato da un presidio davanti alla struttura.
La denuncia della Cgil
La scintilla più recente è arrivata dopo la presentazione del piano del fabbisogno del personale per il triennio 2026-2028. Secondo la FP Cgil, il documento confermerebbe l’assenza di un vero rafforzamento degli organici.
«Non è previsto alcun incremento stabile degli operatori socio-sanitari», denuncia il segretario provinciale Valentino Geri. Una scelta che il sindacato considera insufficiente rispetto alle criticità denunciate da mesi: turni pesanti, difficoltà nella concessione di ferie e permessi e crescente pressione sul personale.
A preoccupare ulteriormente la Cgil è la decisione annunciata dalla direzione di affidare durante il periodo estivo i turni notturni di alcuni reparti a personale esterno attraverso la cooperativa che già opera in altri nuclei della struttura.
Per il sindacato questa scelta rappresenterebbe una sorta di ammissione indiretta delle difficoltà organizzative esistenti. La FP Cgil teme inoltre che l’inserimento di operatori nuovi possa creare problemi di continuità assistenziale e aumentare lo stress del personale interno, destinato a concentrarsi maggiormente sui turni diurni.
Da qui la conferma dello sciopero delle prime due ore di ogni turno previsto per martedì 30 giugno.
La replica dell’ente
La risposta della Casa di Riposo è stata immediata e altrettanto netta.
Secondo il presidente Shahine, parlare di «esternalizzazione» sarebbe improprio e fuorviante. L’ente sostiene infatti che non vi sia alcuna riduzione del personale interno e che il piano dei fabbisogni dichiarato confermi la presenza di 75 operatori socio-sanitari «e non come erroneamente afferma la FP CIGL di 51 unità».
La misura contestata dalla Cgil viene definita come un «appalto di servizi di supporto» limitato al periodo estivo e pensato per alleggerire il lavoro notturno degli operatori.
«Non si tratta di un peggioramento delle condizioni di lavoro ma di una risposta concreta a una situazione contingente», afferma Shahine, sottolineando come il servizio sarà svolto da personale qualificato e adeguatamente formato.
La presidenza evidenzia inoltre che le misure illustrate nella riunione del 19 giugno sarebbero state condivise con le altre rappresentanze sindacali e con la RSU, senza particolari obiezioni.
Da qui l’accusa alla FP Cgil di aver assunto una posizione isolata e di alimentare un clima di allarmismo che non aiuterebbe né i lavoratori né gli ospiti.
Una frattura sempre più evidente
Al di là delle diverse interpretazioni tecniche, il dato politico e sindacale appare evidente: il confronto tra le parti è arrivato a un punto critico.
Da mesi la FP Cgil sostiene che la struttura soffra di una cronica carenza di personale e chiede assunzioni stabili. La direzione, invece, rivendica di aver adottato tutte le misure possibili per garantire la continuità del servizio in un contesto che vede l’intero sistema delle RSA venete fare i conti con la difficoltà di reperire operatori socio-sanitari.
Due letture opposte della stessa realtà che, almeno per il momento, sembrano inconciliabili.
Il 30 giugno banco di prova
Lo sciopero annunciato dalla FP Cgil rischia ora di trasformarsi in un passaggio decisivo della vertenza.
La domanda che resta aperta riguarda il futuro della struttura: l’attuale riorganizzazione sarà sufficiente a garantire condizioni di lavoro sostenibili e un’assistenza di qualità agli anziani? Oppure serviranno interventi strutturali e nuove assunzioni per evitare che l’emergenza personale diventi una condizione permanente?
Sono interrogativi che interessano non solo lavoratori e amministratori, ma un intero territorio che guarda alla Casa di Riposo come a uno dei servizi sociali più delicati e importanti della Bassa Veronese.
Foto: da sinistra, il segretario provinciale FP Cgil Valentino Geri; il presidente dell’Ipab, Toufik Riccardo Shahine e la direttrice, Silvia Pastore.
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