Dal 21 settembre al 16 ottobre nuova campagna archeologica nel sito legnaghese. Le precedenti ricerche hanno restituito abitazioni, un focolare e un grande vaso utilizzato come silos. L’area avrà anche un nuovo nome: “Parco dei Paleoveneti. L’antichità sotto i piedi”, scelto con il contributo dei bambini della scuola di Terranegra.

TERRANEGRA DI LEGNAGO – Prima un villaggio della tarda età del Bronzo, poi, secoli più tardi, un insediamento dei Veneti antichi. Sotto i campi di Terranegra ci sono quasi tremila anni di storia e, dal prossimo 21 settembre, gli archeologi torneranno a cercarne nuovi frammenti.

Prenderà infatti il via la nuova campagna di scavi archeologici di Terranegra, che proseguirà fino al 16 ottobre in uno dei siti più importanti per ricostruire le origini del popolamento del territorio legnaghese.

E questa volta la ripresa delle ricerche sarà accompagnata anche da una novità simbolica ma significativa: l’area avrà finalmente un nome, “Parco dei Paleoveneti. L’antichità sotto i piedi”.

Una denominazione nata coinvolgendo gli alunni della scuola primaria Ungaretti di Terranegra e sintetizzando le proposte elaborate dai bambini. Un modo per legare la ricerca scientifica alle nuove generazioni e ricordare, già nel nome, che sotto il terreno sul quale oggi si cammina sopravvivono le tracce di comunità vissute migliaia di anni fa.

UN VILLAGGIO DI OLTRE TREMILA ANNI FA

Terranegra non è una scoperta recente. L’area viene indagata archeologicamente dagli anni Novanta e ha restituito testimonianze di un abitato protostorico dalla storia particolarmente lunga.

La prima occupazione risale alla tarda età del Bronzo, tra il 1300 e il 1150 avanti Cristo, quando nell’area venne realizzato un villaggio arginato. Dopo una lunga interruzione, il luogo tornò ad essere abitato durante la prima età del Ferro, dall’VIII fino al V secolo a.C., nell’ambito della cultura dei Veneti antichi.

È soprattutto questa seconda fase che le campagne più recenti stanno riportando alla luce.

Gli scavi dello scorso anno hanno permesso di individuare due abitazioni di circa dieci metri per cinque, separate da canalette utilizzate per il drenaggio delle acque e lo smaltimento dei rifiuti. Erano costruzioni realizzate prevalentemente in legno e frasche, delle quali il terreno conserva ancora i fori nei quali erano collocati i pali portanti.

All’interno di una delle abitazioni gli archeologi hanno trovato anche un focolare con una piattaforma di argilla scottata e un grande vaso interrato, utilizzato come silos per conservare le derrate alimentari.

Piccoli elementi che, messi insieme, permettono di ricostruire non soltanto dove vivevano gli antichi abitanti di Terranegra, ma anche come organizzavano le case, conservavano il cibo e gestivano gli spazi del villaggio.

TERRANEGRA TRA VENETI ED ETRUSCHI

La nuova campagna sarà condotta in regime di concessione ministeriale della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Verona, Rovigo e Vicenza, sotto la direzione scientifica della professoressa Mara Migliavacca dell’Università di Verona, in collaborazione con la Fondazione Fioroni e con Silvia Bandera, conservatrice del Centro Ambientale Archeologico di Legnago.

L’iniziativa coinvolge inoltre il Dipartimento Culture e Civiltà dell’Università di Verona, il Comune di Legnago, ESU Verona e il Consorzio di Bonifica Veronese.

Il Comune ha deciso di sostenere la nuova campagna destinando 4 mila euro, attraverso l’avanzo di amministrazione approvato a luglio, all’attività di ricerca.

A sottolineare il valore storico del sito è il sindaco Paolo Longhi, che prova a collocare Terranegra dentro la grande storia del Mediterraneo.

«Quando, nella tarda età del Bronzo, l’Ulisse raccontato da Omero tornava da Troia verso Itaca, qui a Terranegra vivevano i Terramaricoli. E secoli dopo, tra il VII e il V secolo avanti Cristo, mentre Roma muoveva i primi passi della propria storia, Terranegra tornava ad essere abitata dai Paleoveneti, in una terra d’incontro tra il grande centro veneto di Oppeano e il mondo etrusco del Mantovano. Sono immagini che, forse più delle date, riescono a farci comprendere quanto siano profonde le radici di questo luogo».

Sulla stessa linea l’assessore alla Cultura Gianluca Cavedo, che evidenzia la scelta dell’amministrazione di finanziare direttamente le ricerche: «Investire nella ricerca archeologica significa conoscere e valorizzare le nostre radici, ma anche creare le condizioni perché un patrimonio rimasto per secoli sotto terra possa diventare sempre più patrimonio conosciuto e condiviso dalla nostra comunità».

 

DAGLI SCAVI A UN PARCO DA CONOSCERE9

La sfida, infatti, non sarà soltanto trovare nuovi reperti. L’obiettivo è far uscire Terranegra dalla dimensione riservata agli studiosi e trasformarla progressivamente in un luogo riconoscibile e raccontabile alla città.

Per questo alla ricerca sul campo saranno affiancate iniziative gratuite rivolte alle scuole e alla cittadinanza, con visite e approfondimenti curati direttamente dagli archeologi.

Il primo appuntamento è previsto domenica 27 settembre, con l’inaugurazione dei pannelli esplicativi realizzati in collaborazione con il Liceo Cotta. La giornata, organizzata anche con Terranegra Viva APS, comprenderà visite allo scavo, laboratori per bambini e ragazzi e dimostrazioni di archeologia sperimentale curate dall’associazione Suliis as Torc.

Martedì 29 settembre sarà invece il momento dell’intitolazione ufficiale del “Parco dei Paleoveneti. L’antichità sotto i piedi”.

Il 14 ottobre, al Centro Ambientale Archeologico, il professor Umberto Tecchiati dell’Università Statale di Milano presenterà il volume Ecologia preistorica. Ambiente, società e cultura nella preistoria d’Italia, con un approfondimento anche sulle Valli Grandi Veronesi.

Infine, a dicembre, in una data ancora da stabilire, una conferenza pubblica farà il punto sui risultati della campagna 2026.

Alla presentazione del progetto questa mattina, mercoledì 2 settembre, al Centro Ambientale Archeologico erano presenti, oltre al sindaco Paolo Longhi e all’assessore alla Cultura Gianluca Cavedo, il presidente della Fondazione Fioroni Luigi Tin, la vice presidente Paola Bellinazzo, il direttore Federico Melotto, Silvia Bandera conservatrice del Centro Ambientale Archeologico, il dirigente scolastico Gabriele Bernardinello, il presidente di Terranegra Viva Paolo Navarro e il direttore di ESU Verona Giorgio Gugole.

Ora la parola torna al terreno. Perché a Terranegra, a volte, bastano pochi centimetri di scavo per attraversare secoli di storia.

 


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