Il Comune guidato da Davide Bendinelli annuncia il recesso dalla DVG Foundation, nata per mettere sotto un’unica regia la promozione turistica di Verona, del Garda e della provincia. Una decisione destinata a fare rumore, soprattutto perché arriva da uno dei Comuni simbolo della principale destinazione turistica veronese. La Fondazione, però, in questi anni ha messo in campo progetti, promozione internazionale e investimenti importanti: alla nascita si parlava di 7,5 milioni in cinque anni e oggi è in corso il progetto Smart Destination da 540 mila euro. Il punto sollevato da Garda è un altro: quanto di questo lavoro ricade concretamente e in maniera percepibile sui singoli territori?

GARDA – Quando ad abbandonare un organismo che porta nel proprio nome le parole “Verona & Garda” è proprio il Comune di Garda, la notizia inevitabilmente assume un peso che va ben oltre un semplice recesso amministrativo.

Il sindaco Davide Bendinelli ha infatti comunicato alla Camera di Commercio di Verona e ai vertici di Destination Verona & Garda Foundation la decisione dell’Amministrazione comunale di non proseguire l’adesione alla Fondazione.

E la motivazione è tutt’altro che diplomatica.

«È una decisione importante e proprio per questo non è stata presa né d’impulso né con spirito polemico – spiega Bendinelli –. Arriva dopo numerosi confronti con il presidente, il direttore, i componenti della Fondazione e con i sindaci del territorio. Dopo quattro anni e mezzo di attività, però, per quanto riguarda Garda il giudizio non può essere positivo: non vediamo l’incisività, la concretezza, i riscontri e il coinvolgimento che ci aspettavamo».

Parole che rappresentano una vera e propria bocciatura politica dell’esperienza maturata finora.

COS’È DESTINATION VERONA & GARDA FOUNDATION

Per capire la portata della decisione bisogna però partire da che cosa sia DVG.

Destination Verona & Garda Foundation è stata costituita il 17 marzo 2022 dalla Camera di Commercio di Verona con l’obiettivo di superare la frammentazione della promozione turistica veronese, mettendo sotto un’unica governance le destinazioni Lago di Garda e città di Verona, insieme ai quattro marchi d’area Lessinia, Pianura dei Dogi, Soave-Est Veronese e Valpolicella.

In sostanza, DVG opera come Destination Management Organization (DMO): non è semplicemente un ufficio che realizza pubblicità o brochure, ma dovrebbe coordinare promozione, accoglienza, informazione, commercializzazione dell’offerta, analisi dei flussi turistici e rapporti tra Comuni e operatori.

Alla nascita la Regione Veneto aveva presentato il modello come una novità importante: inizialmente riuniva 59 Comuni che rappresentavano il 91% delle presenze turistiche provinciali. Oggi la Fondazione dichiara di aggregare 74 Comuni, rappresentativi del 98,38% delle presenze turistiche del territorio veronese.

Una macchina, dunque, diventata nel tempo sempre più grande.

Ed è proprio questo a rendere politicamente significativo lo strappo di Garda.

SETTE MILIONI E MEZZO DI INVESTIMENTI ANNUNCIATI IN CINQUE ANNI

DVG dispone e ha disposto di risorse importanti.

Nella presentazione del progetto, la stessa Fondazione spiegava che, grazie al contributo della Camera di Commercio di Verona, l’obiettivo era investire 7,5 milioni di euro in cinque anni per sviluppare e promuovere il turismo veronese.

Non si può quindi sostenere che in questi anni DVG sia rimasta ferma.

Il Piano Strategico 2023-2026 ha previsto campagne digitali, siti e social, attività di pubbliche relazioni con giornalisti e creator, partecipazione a fiere e workshop internazionali, sviluppo della brand identity, business intelligence e analisi dei flussi turistici.

La Fondazione ha portato Verona e il Garda sui mercati internazionali partecipando, tra l’altro, all’ITB di Berlino, all’ITB China di Shanghai e ad iniziative promozionali in Germania, Nord America, Emirati Arabi e Oman.

Nel 2025 è inoltre nato il Verona Garda Convention Bureau, dedicato al turismo congressuale e agli eventi business.

IL PROGETTO DA 540 MILA EURO

C’è poi un investimento particolarmente significativo attualmente in corso.

La Regione Veneto indica in 540 mila euro il costo complessivo dell’operazione “Verona Garda Smart Destination”, avviata nell’ottobre 2024 e con conclusione prevista entro il 31 ottobre 2026; 216 mila euro provengono dal contributo dell’Unione Europea nell’ambito del PR Veneto FESR 2021-2027.

Il progetto punta alla digitalizzazione dell’offerta turistica attraverso il Destination Management System regionale, alla creazione di un nuovo portale unitario, all’analisi dei dati e della spesa dei visitatori, alla formazione delle imprese e alla promo-commercializzazione della destinazione.

Tra i risultati più recenti c’è anche la Garda Veneto Guest Card, presentata nel giugno scorso insieme ad ATV: un pass digitale che mette in rete attrazioni, musei, percorsi e trasporto pubblico con l’obiettivo di favorire anche la scoperta dell’entroterra e ridurre l’utilizzo dell’automobile.

A marzo, inoltre, è stato riaperto lo IAT di Lazise, diventato il primo “office hub” della Fondazione sul Garda.

Insomma, attività e investimenti esistono.

Ed è proprio qui che la critica di Bendinelli diventa più interessante.

GARDA: «MA QUAL È IL RITORNO CONCRETO SUL TERRITORIO?»

Il sindaco non contesta infatti l’idea originaria della Fondazione. Contesta ciò che Garda ritiene di avere ottenuto dopo oltre quattro anni.

«Quando è nata Destination Verona Garda Foundation abbiamo riposto grande fiducia in questo progetto – sottolinea Bendinelli –. Lo abbiamo fatto in maniera responsabile, perché ritenevamo necessario dotare finalmente il territorio di uno strumento forte, capace di promuovere in Italia e all’estero una destinazione che ha numeri e potenzialità straordinari».

Poi arriva la stoccata:

«Proprio perché ci abbiamo creduto, oggi sentiamo il dovere di dire con altrettanta chiarezza che, dal nostro punto di vista, quelle aspettative non sono state soddisfatte».

È probabilmente questo il vero nodo della vicenda.

Perché una cosa sono le fiere internazionali, le campagne promozionali, i portali digitali, gli osservatori turistici e i grandi progetti di destinazione. Un’altra è la capacità di far percepire ai Comuni soci e agli operatori economici un ritorno concreto dell’investimento e un reale coinvolgimento nelle decisioni.

Ed è precisamente su questo terreno che il Comune di Garda boccia DVG.

«Il problema non è l’idea di una promozione turistica coordinata tra Verona e il Garda. Quell’idea resta valida – precisa Bendinelli –. Il problema è capire se lo strumento che abbiamo costruito stia realmente rispondendo alle esigenze per le quali i Comuni hanno deciso di sostenerlo. Per Garda la risposta, oggi, è no».

UNA DOMANDA CHE ORA RIGUARDA ANCHE GLI ALTRI COMUNI

La vicenda non può quindi essere liquidata come una semplice divergenza tra un sindaco e la Fondazione.

DVG rappresenta ormai quasi l’intero sistema turistico provinciale e si prepara, tra l’altro, al nuovo Piano Strategico 2027-2031.

L’uscita di uno dei Comuni più rappresentativi del lago di Garda arriva dunque nel momento meno banale possibile.

Bendinelli sostiene inoltre di avere raccolto osservazioni e perplessità anche da altri amministratori.

«Ho raccolto valutazioni, osservazioni e indicazioni anche da colleghi sindaci. Mi auguro che ciascuno faccia le proprie valutazioni con coerenza rispetto a quanto sostenuto nei confronti avuti in questi mesi».

È una frase che lascia aperto un interrogativo: Garda resterà sola oppure il suo recesso sarà il primo segnale di un malessere più ampio?

IL PARADOSSO: IL TURISMO CRESCE, MA GARDA BOCCIA LA GOVERNANCE

I numeri complessivi del turismo veronese, nel frattempo, sono tutt’altro che negativi. Nel 2025 la provincia ha sfiorato i 20 milioni di presenze, con una crescita dell’1,9% sull’anno precedente e oltre 15,7 milioni di presenze straniere.

La Camera di Commercio attribuisce questi risultati al lavoro dell’intero sistema turistico veronese, sottolineando anche il contributo di Destination Verona & Garda Foundation.

Sarebbe quindi scorretto sostenere che DVG non abbia prodotto attività o che il turismo veronese sia in difficoltà.

Ma sarebbe altrettanto semplicistico utilizzare la crescita delle presenze come prova automatica dell’efficacia della Fondazione: il Garda era una destinazione internazionale fortissima ben prima della nascita di DVG e i risultati turistici dipendono da una molteplicità di fattori, a partire dagli investimenti delle imprese private.

Ed è proprio qui che la decisione di Garda pone una questione che merita una risposta trasparente.

Quanto è stato investito complessivamente dalla Fondazione dal 2022 a oggi? Come sono state distribuite le risorse tra Verona, Garda e gli altri marchi d’area? Quanto è stato destinato specificamente alla promozione del Lago di Garda? E quali risultati misurabili sono direttamente riconducibili a quegli investimenti?

Sono domande legittime quando sono in gioco risorse pubbliche e quando uno dei Comuni simbolo della destinazione decide di sfilarsi.

«Abbiamo parlato, abbiamo rappresentato le nostre esigenze, abbiamo chiesto maggiore attenzione e un coinvolgimento concreto – conclude Bendinelli –. Di fronte al nulla di fatto rispetto alle questioni che abbiamo posto, continuare semplicemente come se nulla fosse sarebbe stato incoerente».

Adesso la parola passa inevitabilmente alla Fondazione, presieduta da Paolo Artelio e diretta da Luca Caputo.

Perché dopo lo strappo di Garda non basterà probabilmente elencare campagne, fiere e progetti realizzati. Il punto politico sollevato dal Comune è più preciso: dimostrare quanto questi investimenti siano arrivati realmente sui territori e quale ritorno abbiano prodotto per chi ha creduto, finanziato e partecipato al progetto.

Ed è su questa domanda che, alla vigilia del nuovo Piano Strategico 2027-2031, DVG sarà chiamata a dare una risposta.

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