San Giovanni Lupatoto – A quasi tredici anni dall’inaugurazione, il Parco del Pontoncello torna al centro delle polemiche. Quella che doveva essere una delle più importanti aree naturalistiche della provincia di Verona, oggi – almeno nella porzione di competenza del Comune di San Giovanni Lupatoto – viene descritta dai frequentatori come un luogo lasciato al degrado, con sentieri impraticabili, panchine inutilizzabili e percorsi accessibili ormai compromessi.

Doveva rappresentare un modello di valorizzazione ambientale, un corridoio verde di oltre 530 mila metri quadrati lungo l’Adige, condiviso dai Comuni di San Giovanni Lupatoto, Zevio e San Martino Buon Albergo. Un parco pensato per coniugare tutela della biodiversità, turismo lento, didattica ambientale e mobilità sostenibile, collegato alla ciclopista delle Risorgive e alla rete ciclopedonale verso Verona.

Oggi, però, la fotografia restituita da cittadini e opposizione è ben diversa.

Secondo il commissario della Lega di San Giovanni Lupatoto, Mattia Stoppato (nella foto), la situazione sarebbe ormai diventata insostenibile.

«I sentieri sono invasi da erba alta oltre un metro, alberi caduti impediscono il passaggio, le panchine sono inutilizzabili, le postazioni per il birdwatching non sono più fruibili e persino il Sentiero del Lupo, progettato per consentire l’accesso alle persone con disabilità, è di fatto inutilizzabile.»

Parole pesanti che chiamano direttamente in causa l’amministrazione comunale.

Un investimento pubblico che rischia di essere vanificato

Il caso assume un peso ancora maggiore se si considera che la Regione Veneto aveva stanziato 400 mila euro per finanziare interventi destinati a valorizzare il parco, migliorandone la fruibilità, la tutela della flora e della fauna e la manutenzione delle infrastrutture ambientali. Quel finanziamento rappresentava uno dei cardini del progetto di sviluppo dell’area naturalistica.

Il Parco del Pontoncello era nato proprio con l’obiettivo di diventare un esempio di equilibrio tra conservazione ambientale e utilizzo pubblico, preservando il bosco golenale ma garantendo percorsi sicuri e servizi essenziali ai visitatori. Gli stessi promotori del progetto avevano sempre sottolineato come il presidio continuo del territorio fosse fondamentale per evitare degrado, abbandono e comportamenti incivili.

Il silenzio sulla gestione

Un altro elemento che alimenta le critiche riguarda il Comitato di Gestione del Parco, organismo nato proprio per coordinare le attività dei tre Comuni interessati.

Secondo Stoppato, da tempo non si hanno più notizie dell’organismo che in passato era presieduto da Roberto Facci, figura storicamente impegnata nella valorizzazione del Pontoncello.

Per questo la Lega chiede al sindaco di convocare con urgenza la Consulta per l’Ambiente, coinvolgere Zevio e San Martino Buon Albergo e portare il tema all’attenzione del Consiglio comunale.

Non basta inaugurare, bisogna mantenere

La vicenda riapre un tema ricorrente nella gestione del patrimonio pubblico: inaugurare un’opera è relativamente semplice, mantenerla nel tempo è la vera sfida.

Un parco naturale non può essere lasciato senza manutenzione ordinaria per anni. Sentieri chiusi, alberi caduti, erba fuori controllo e percorsi accessibili inutilizzabili non rappresentano soltanto un problema estetico, ma incidono sulla sicurezza, scoraggiano la frequentazione e rischiano di compromettere il valore naturalistico stesso dell’area.

Ancora più grave appare la situazione del Sentiero del Lupo, realizzato per garantire la fruizione anche alle persone con disabilità: se davvero oggi è impraticabile, si tratta di una criticità che merita risposte immediate.

Le accuse mosse dalla Lega attendono naturalmente le eventuali repliche dell’amministrazione comunale. Ma una cosa appare evidente: il Pontoncello rappresenta un patrimonio ambientale troppo importante per essere lasciato al degrado.

Quando si investono centinaia di migliaia di euro pubblici nella realizzazione di un’opera, i cittadini hanno il diritto di pretendere che venga conservata, curata e resa realmente fruibile. Diversamente, il rischio è che uno dei polmoni verdi più preziosi della provincia finisca per trasformarsi nell’ennesimo simbolo delle occasioni perdute.

 

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