Schiaffi, gomitate, capelli tirati e insulti agli ospiti più fragili. Le telecamere dei carabinieri documentano mesi di presunti maltrattamenti nella Casa De Battisti. Decisive le denunce dei familiari e la collaborazione dei vertici dell’Ipab.
CEREA – C’è un limite che una società civile non dovrebbe mai oltrepassare. È quello che separa la cura dalla violenza, la protezione dall’abuso, l’assistenza dalla sopraffazione. Un limite che, secondo quanto emerso dall’inchiesta della Procura di Verona, sarebbe stato drammaticamente superato all’interno della Casa di Riposo “De Battisti” di Cerea, dove alcuni anziani non autosufficienti, invece di trovare rispetto e serenità, avrebbero subito schiaffi, gomitate, strattoni, capelli tirati, prese violente e continue umiliazioni.
Per quattro operatori socio-sanitari sono scattate le misure cautelari eseguite dai Carabinieri della Compagnia di Legnago su disposizione del Gip Arianna Busato. Per uno di loro, nel frattempo trasferitosi a prestare servizio nell’Ulss 9, sono stati disposti gli arresti domiciliari; per altri tre è stato invece imposto il divieto di esercitare la professione per dodici mesi.
Un’indagine nata dalle denunce
L’inchiesta, coordinata dal pubblico ministero Eugenia Bertini della Procura di Verona, è iniziata nell’autunno del 2025 dopo le segnalazioni dei familiari di alcuni ospiti, insospettiti dalla presenza di lividi e da comportamenti anomali degli anziani.
Ma un ruolo determinante lo avrebbero avuto anche i vertici della stessa Ipab, che, raccolti i primi elementi, hanno deciso di rivolgersi immediatamente alle forze dell’ordine, collaborando con gli investigatori.
I Carabinieri della Stazione di Cerea, insieme ai militari del Nucleo Operativo e Radiomobile di Legnago, hanno quindi installato telecamere nascoste in uno dei cinque reparti della struttura. Le immagini raccolte nel corso di mesi avrebbero documentato ripetuti episodi di presunti maltrattamenti: schiaffi, gomitate, strette dolorose alle braccia e alle mani, capelli tirati e offese rivolte a persone anziane, spesso incapaci di difendersi.
Quando la fiducia viene tradita
Le accuse sono gravissime e dovranno naturalmente essere accertate nel corso del procedimento giudiziario, nel pieno rispetto della presunzione di innocenza. Ma quanto emerge dall’ordinanza cautelare descrive un quadro che scuote profondamente le coscienze.
Chi entra in una casa di riposo affida ai professionisti ciò che ha di più prezioso: un padre, una madre, un nonno, una persona fragile che non è più in grado di difendersi. Tradire quella fiducia significa colpire non solo gli ospiti, ma anche le loro famiglie e l’intera comunità.
È proprio per questo che episodi come questi non possono essere derubricati a semplici “casi isolati”. Ogni episodio di violenza contro un anziano rappresenta una ferita morale che riguarda tutti.
Il sindaco: «Nessuna tolleranza»
Sulla vicenda è intervenuto il sindaco di Cerea, Marco Franzoni, esprimendo vicinanza agli anziani coinvolti e alle loro famiglie.
Il primo cittadino ha sottolineato come la tempestività dimostrata dalla dirigenza della Casa De Battisti abbia consentito di far emergere rapidamente i fatti, ricordando che furono proprio i vertici della struttura, insieme alle segnalazioni dei familiari, ad attivare immediatamente le forze dell’ordine e a collaborare pienamente con la Procura e con i Carabinieri durante tutta l’indagine.
Franzoni ha ribadito che «quanto accaduto è inaccettabile» e che chi ha tradito la fiducia degli ospiti dovrà rispondere delle proprie azioni davanti alla giustizia. Allo stesso tempo ha invitato a distinguere le responsabilità individuali contestate ai quattro operatori dall’impegno quotidiano della grande maggioranza del personale sanitario e assistenziale, che continua a svolgere il proprio lavoro con professionalità, dedizione e umanità.
Il sindaco ha infine rivolto un ringraziamento ai Carabinieri della Stazione di Cerea, al Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Legnago, alla Procura della Repubblica di Verona, al presidente dell’Ipab Guido Cavaler, alla direzione e a tutto il personale che ha collaborato alle indagini.
Una vicenda che impone una riflessione
La rapidità con cui la direzione della struttura ha denunciato i sospetti dimostra che i controlli interni, in questo caso, hanno funzionato. È un elemento importante e doveroso da riconoscere.
Ma resta una domanda che inquieta: quante violenze sarebbero continuate se nessuno avesse trovato il coraggio di parlare?
Per questo le segnalazioni dei familiari, la collaborazione dell’Ipab e il lavoro degli investigatori hanno probabilmente evitato che altri anziani continuassero a subire maltrattamenti nel silenzio.
Le case di riposo devono essere luoghi di protezione, non di paura. Chi sceglie una professione fondata sulla cura delle persone più fragili assume una responsabilità enorme, che richiede competenza, equilibrio e soprattutto umanità.
Quando questi valori vengono meno, non è soltanto la legge a essere violata: viene tradita la dignità stessa della persona.
Foto: a sinistra, la Casa di Riposo “De Battisti” di Cerea; a destra dall’alto, il sindaco di Cerea, Marco Franzoni e il presidente dell’Ipab, Guido Cavaler.
Copyright © 2026 | Il Nuovo Giornale | Tutti i diritti Riservati











