Lo scontro interno esplode dopo le nomine regionali. Il segretario provinciale denuncia l’ennesimo “schiaffo” a Verona, l’ex presidente di Ater ribalta le accuse: «La responsabilità è solo sua»
La tregua, se mai c’è stata, è definitivamente saltata. Nella Lega veronese va in scena uno scontro senza precedenti, con accuse durissime che certificano una frattura ormai profonda all’interno del partito. Da una parte il segretario provinciale Paolo Borchia, che punta il dito contro i vertici regionali per l’ennesima esclusione di Verona dalle nomine di peso. Dall’altra Matteo Mattuzzi, ex presidente di Ater Verona e tra gli esponenti più votati del Direttivo provinciale, che risponde senza mezzi termini chiedendo le dimissioni dello stesso Borchia.
La scintilla arriva dopo le ultime nomine approvate dal Consiglio regionale, che seguono la mancata assegnazione di un assessore regionale alla Lega veronese. Una situazione che, secondo Borchia, rappresenta l’ennesima penalizzazione del territorio.
«La Lega veronese non è affatto contenta e non è una questione di posti o poltrone – afferma il segretario provinciale –. Il problema è arrivare a pochi mesi dalle elezioni amministrative senza posizioni operative con cui dimostrare ai veronesi di meritare la loro fiducia».
Borchia rivendica i risultati ottenuti dalla federazione scaligera negli ultimi anni: primo partito alle regionali in città e provincia, una delle province più forti d’Italia per numero di tesserati e importanti presidenze conquistate sul territorio, dalla Provincia ad Acque Veronesi, fino alla Fiera e all’Upi Veneto.
«Noi portiamo risultati ma i riconoscimenti vengono assegnati ad altri. Il limite è stato oltrepassato. Serve un confronto schietto. Sono iscritto alla Lega da ventisei anni e la parola data per me ha ancora un valore. Non ho condiviso né il metodo né la strategia adottata. Ora servono spiegazioni convincenti».
Parole che fotografano un malessere evidente nei confronti della dirigenza regionale e che lasciano intuire un clima sempre più teso anche nei rapporti con gli alleati del centrodestra.
La replica di Mattuzzi: « Basta fare la vittima».
Ma la risposta arriva nel giro di poche ore ed è ancora più pesante.
Matteo Mattuzzi non si limita a contestare l’analisi di Borchia: lo indica come il principale responsabile della crisi della Lega veronese.
«È troppo facile fare la vittima e scaricare su Venezia e sui vertici regionali i propri fallimenti e una gestione del partito totalmente fallimentare», attacca.
L’ex presidente di Ater sostiene che il segretario provinciale abbia perso la maggioranza all’interno del Direttivo e attribuisce proprio al suo metodo di guida l’isolamento politico di Verona.
Secondo Mattuzzi, negli ultimi tre anni Borchia avrebbe gestito il partito «in completa autonomia», senza coinvolgere il Direttivo nelle decisioni strategiche, evitando il confronto interno e lasciando sezioni, amministratori e militanti senza ascolto.
«Le sezioni e i militanti, che da oltre vent’anni lavorano sul territorio, sono stati completamente abbandonati. Le strategie vincenti si costruiscono condividendo le scelte, non imponendole dall’alto per poi gridare al complotto quando arrivano le conseguenze».
L’affondo finale è il più duro.
«Gran parte degli amministratori locali, dei militanti storici e dei tesserati è stanca e chiede un cambio di rotta. Per questo invito Borchia a prendere atto della situazione e a dimettersi. La sua gestione sta portando la Lega veronese in un abisso. È il momento di aprire una nuova stagione che restituisca centralità ai militanti e dignità al territorio».
Una frattura che pesa sul futuro del partito
Lo scontro, ormai pubblico, evidenzia una divisione che da tempo attraversa la Lega scaligera e che ora emerge senza più filtri. Da una parte chi denuncia uno scarso riconoscimento da parte dei vertici regionali; dall’altra chi ritiene che l’isolamento di Verona sia il risultato di una gestione interna ritenuta poco condivisa.
Il tutto mentre all’orizzonte si avvicinano importanti appuntamenti elettorali. E la sensazione è che questa resa dei conti sia tutt’altro che conclusa.
Borchia: Io ho portato risultati, da lui solo attacchi personali».
Dopo l’affondo di Mattuzzi, Borchia non entra nel merito delle accuse personali e ribadisce la propria posizione: «Io ho riportato una serie di risultati oggettivi ottenuti dalla mia segreteria. Sono dati, numeri agli atti. Mattuzzi, come fa da tre anni a questa parte, si limita ad attacchi personali. Non c’è altro da aggiungere».
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