Trenta firme in una lettera aperta dopo le dichiarazioni del presidente. La Fp Cgil rilancia: «Usare le precettazioni per sminuire lo sciopero è una manovra che mina il rapporto di fiducia con i lavoratori».
LEGNAGO – La polemica sulla Casa di Riposo di Legnago è tutt’altro che chiusa. Dopo la replica del presidente Toufik Riccardo Shahine, che aveva definito marginale l’adesione allo sciopero del 30 giugno parlando di soli due lavoratori che avevano incrociato le braccia, arriva ora una dura controreplica della Fp Cgil e, soprattutto, degli stessi operatori socio-sanitari.
A parlare, questa volta, non è soltanto il sindacato, ma direttamente gli OSS della struttura, che hanno sottoscritto una lettera aperta corredata da 30 firme, pari a oltre la metà dei circa cinquanta operatori del servizio. Un documento con cui contestano apertamente la ricostruzione fornita dalla presidenza e rivendicano che il malessere interno sia molto più esteso di quanto lasci intendere il semplice dato delle adesioni formali allo sciopero.
Secondo il segretario della Fp Cgil Verona, Valentino Geri, le parole del presidente avrebbero avuto l’effetto di ferire profondamente il personale.
«Le dichiarazioni rilasciate all’indomani dello sciopero non hanno minimamente scalfito la determinazione della Fp Cgil. Hanno invece confermato ai lavoratori che i vertici dell’Ipab continuano a non ascoltare le loro istanze. Per questo gli operatori hanno deciso di esporsi personalmente con una lettera aperta che va ben oltre le appartenenze sindacali».
Il sindacato respinge inoltre quella che definisce una lettura “distorta” dei numeri dello sciopero.
«Impedire ai lavoratori di astenersi dal lavoro attraverso le precettazioni e poi utilizzare quei dati per sostenere che la protesta sia stata un fallimento è una manovra di bassa lega che rischia di compromettere il rapporto di fiducia tra ente e dipendenti», afferma Geri. «Questa presidenza dimostra di non conoscere né la realtà lavorativa della struttura né il funzionamento degli scioperi nei servizi essenziali».
I numeri contestati
La Cgil precisa che il confronto fatto dalla presidenza sui circa 90 dipendenti complessivi sarebbe fuorviante, perché comprende anche infermieri, fisioterapisti, personale amministrativo, tecnici, quadri e dirigenti.
La protesta riguardava invece il personale OSS, composto da circa 50 operatori.
Il giorno dello sciopero:
* 24 operatori risultavano assenti per ferie, malattia, congedi o riposi;
* in servizio erano soltanto 26 OSS;
* di questi, 22 sarebbero stati precettati per garantire i servizi essenziali;
* restavano quindi soltanto quattro operatori realmente nella condizione di poter scioperare, uno dei quali con contratto precario;
* due hanno aderito formalmente allo sciopero.
Secondo il sindacato, limitarsi a quel dato senza considerare le precettazioni e le assenze significa offrire una fotografia incompleta della situazione.
La lettera degli OSS
Nella lettera aperta, gli operatori spiegano di aver voluto mettere nero su bianco ciò che, a loro dire, non emerge dai numeri diffusi pubblicamente.
Scrivono infatti che «le ragioni poste alla base dello sciopero sono condivise da un numero importante e maggioritario degli operatori in servizio presso la struttura», contestando quelle che definiscono «interpretazioni fuorvianti che non rispecchiano la verità dei fatti».
Gli OSS ricordano che molti colleghi, pur essendo stati precettati, avevano comunque comunicato all’ente la propria adesione politica allo sciopero e sottolineano come il numero delle astensioni effettive dal lavoro non possa essere assunto come misura del consenso reale tra il personale.
Nella parte conclusiva del documento i firmatari ribadiscono che le assenze già programmate e, soprattutto, le precettazioni hanno inevitabilmente inciso sul dato finale, motivo per cui chiedono che la protesta venga valutata nel suo reale significato e non soltanto attraverso un conteggio numerico.
Con questa nuova presa di posizione, la vertenza alla Casa di Riposo di Legnago entra dunque in una fase ancora più delicata. Dopo il duro botta e risposta tra presidenza e sindacato, sono ora gli stessi operatori a esporsi pubblicamente, sostenendo che il disagio interno coinvolga una parte significativa del personale e chiedendo che le loro ragioni vengano finalmente ascoltate.

Le 30 firme degli OSS
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