Da giugno a settembre il centro storico accoglie le imponenti opere dell’artista trentino. Un dialogo tra arte contemporanea, mura medievali e memoria collettiva che sta già facendo discutere e affascinando residenti e visitatori.

SOAVE – Ci sono opere che si limitano a occupare uno spazio e altre che, invece, riescono a trasformarlo. È quello che sta accadendo in queste settimane a Soave, dove fino a settembre le monumentali sculture di Matthias Sieff accompagnano il visitatore lungo un percorso artistico dal titolo “Guardiani della Storia”, dando vita a un suggestivo incontro tra il fascino senza tempo del borgo medievale e la forza espressiva dell’arte contemporanea.

Le grandi figure antropomorfe dell’artista trentino sembrano infatti diventare autentici custodi delle mura scaligere, osservatori silenziosi che vegliano sulle piazze, sulle porte storiche e sui vicoli del paese. Non semplici installazioni, ma presenze capaci di dialogare con il paesaggio urbano e con chi lo attraversa.

L’iniziativa, promossa nell’ambito del progetto Impressioni d’Arte, con il sostegno del Comune di Soave, SoaveCultura, Camera di Commercio di Verona e Destination Verona & Garda, propone un’esperienza immersiva in cui la storia medievale incontra il linguaggio dell’arte contemporanea.

Un artista che scolpisce figure senza tempo

Nato a Cavalese nel 1982 e residente a Mazzin, in Val di Fassa, Matthias Sieff è oggi uno degli scultori italiani più riconoscibili nel panorama della scultura contemporanea.

Dopo il diploma di Maestro d’Arte all’Istituto d’Arte di Pozza di Fassa, dove oggi insegna discipline plastiche, ha perfezionato la propria formazione alla Scuola di Scultura di Selva di Val Gardena, per poi laurearsi nel 2006 all’Università di Arti Applicate di Vienna.

Le sue opere nascono da una lunga ricerca sulla figura umana, sull’anatomia e sull’equilibrio delle forme. Corpi essenziali, monumentali, privi di dettagli superflui ma ricchi di significato simbolico, capaci di evocare antiche civiltà, architetture sacre e archetipi universali.

Lo stesso artista descrive così il proprio lavoro:

«Le mie sculture sono come templi: le gambe sono le colonne, il bacino è l’architrave, il torso voluminoso e la testa sono il fregio

Ogni opera prende forma nel suo studio di Campitello di Fassa attraverso modellini lignei in miniatura che diventano successivamente grandi sculture policrome, caratterizzate da colori intensi e da una presenza scenica immediatamente riconoscibile.

Il Medioevo incontra il presente

L’impatto visivo è sorprendente.

Le grandi figure colorate sembrano appartenere da sempre agli spazi del castello e delle mura di Soave. La pietra medievale, il mattone rosso, le arcate e le piazze diventano la scenografia naturale di queste presenze enigmatiche che invitano il pubblico a fermarsi, osservare e riflettere.

Il messaggio della mostra è racchiuso proprio nel suo titolo: i “Guardiani” non custodiscono soltanto il passato, ma costruiscono un ponte ideale tra la memoria storica del borgo e la sensibilità contemporanea, riaffermando il ruolo dell’arte come linguaggio universale capace di attraversare il tempo.

Un’esposizione che fa discutere

Come spesso accade quando l’arte contemporanea entra nei luoghi della tradizione, anche a Soave il progetto ha acceso il confronto.

Accanto ai tanti apprezzamenti, non sono mancate alcune osservazioni critiche da parte di chi ha interpretato certe posture delle figure come espressioni di distanza o rigidità.

Tra le riflessioni più significative c’è quella pubblicata sui social da Marco Burato (Marco Bury), amministratore del gruppo Facebook “Soave”, che ha proposto una lettura profondamente legata alla memoria del paese.

Secondo Burato, la figura con le braccia incrociate collocata vicino a Porta Verona richiama gli anziani che un tempo sostavano sul ponte e davanti alla porta del borgo, osservando l’orizzonte nell’attesa del passaggio di amici e conoscenti.

Un’immagine che restituisce il ricordo della vita quotidiana della Soave di una volta: le chiacchiere tra compaesani, i punti d’incontro spontanei, le fotografie in bianco e nero che raccontano una comunità raccolta attorno ai suoi luoghi simbolo.

Anche Piazza Mercato dei Grani, ricorda Burato, torna oggi a riempirsi di colori e vitalità grazie a queste installazioni, riportando idealmente alla memoria i giochi dei bambini che un tempo animavano quello spazio.

Un invito a guardare con occhi nuovi

Le opere di Matthias Sieff non cercano di imitare il passato né di sovrastarlo.

Al contrario, dialogano con esso attraverso forme essenziali, colori vivi e volumi monumentali, invitando residenti e turisti a osservare Soave da una prospettiva diversa.

È proprio questa capacità di generare domande, interpretazioni e confronto a rappresentare uno degli aspetti più riusciti dell’iniziativa: trasformare una passeggiata tra le mura medievali in un percorso culturale dove storia, arte e memoria collettiva si incontrano.

Fino a settembre, dunque, i “Guardiani della Storia” continueranno a vegliare sul borgo, offrendo a ogni visitatore l’occasione di riscoprire Soave attraverso lo sguardo potente e silenzioso dell’arte contemporanea.

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