Villa Bartolomea registra il primo contagio umano da West Nile Virus in Veneto nel 2026. Il paziente è in fase di guarigione, ma l’episodio conferma il ritorno anticipato del virus e riaccende l’attenzione sulla prevenzione.
VILLA BARTOLOMEA – Il primo campanello d’allarme dell’estate è già suonato. A Villa Bartolomea è stato infatti registrato il primo caso umano di infezione da West Nile Virus in Veneto per il 2026, un episodio che conferma come la circolazione del virus sia iniziata con alcune settimane di anticipo rispetto alle attese degli esperti.
Il paziente, un uomo di circa sessant’anni residente e lavoratore nel comune della Bassa Veronese, è stato ricoverato all’ospedale Mater Salutis di Legnago dopo alcuni giorni caratterizzati da febbre elevata e sintomi persistenti. Gli accertamenti clinici hanno confermato l’infezione da West Nile. Dopo il ricovero e le cure ricevute, le sue condizioni sono progressivamente migliorate e attualmente è in fase di guarigione.
Un virus che viaggia con le zanzare
Il West Nile non si trasmette da persona a persona. A diffonderlo sono principalmente le zanzare del genere Culex, molto comuni anche nel territorio veronese. Il ciclo del virus coinvolge soprattutto gli uccelli selvatici, che rappresentano il serbatoio naturale dell’infezione. Le zanzare si infettano pungendo gli animali portatori e possono successivamente trasmettere il virus all’uomo.
Nella maggior parte dei casi l’infezione decorre senza sintomi. Solo una parte delle persone contagiate manifesta febbre, malessere generale, mal di testa, nausea o sfoghi cutanei. Le forme più severe sono rare, ma possono colpire soprattutto anziani e soggetti fragili, provocando complicanze neurologiche anche importanti.
Il virus arriva prima del previsto
L’aspetto che preoccupa maggiormente gli esperti non è tanto il singolo caso, quanto la sua tempistica. Tradizionalmente la diffusione del West Nile raggiunge i livelli più elevati tra luglio e agosto, ma quest’anno la presenza del virus era stata individuata già il 19 giugno attraverso il monitoraggio sugli uccelli nel territorio veronese.
L’anticipo della circolazione virale potrebbe essere favorito dalle condizioni climatiche favorevoli alla proliferazione delle zanzare, con temperature elevate già dalla tarda primavera.
L’Ulss 9 Scaligera ha attivato le procedure previste dal Piano Regionale Arbovirosi 2026, intensificando il monitoraggio entomologico e i controlli sulle larve nei punti più sensibili del territorio.
Nessun allarmismo, ma massima attenzione
Al momento non sono previste ordinanze straordinarie di disinfestazione, ma le amministrazioni locali stanno valutando ulteriori interventi di prevenzione nelle aree pubbliche più frequentate.
Il sindaco di Villa Bartolomea, Andrea Tuzza (nella foto), ha annunciato un confronto con il Dipartimento di Prevenzione dell’Ulss per definire eventuali azioni aggiuntive, con particolare attenzione a parchi, impianti sportivi e spazi pubblici.
L’obiettivo resta quello di limitare la presenza delle zanzare e ridurre il rischio di nuovi contagi durante i mesi più caldi.
Come difendersi
Gli esperti ricordano che la prevenzione individuale rimane l’arma più efficace. Alcuni semplici accorgimenti possono fare la differenza:
* utilizzare repellenti contro le zanzare;
* installare zanzariere su porte e finestre;
* evitare ristagni d’acqua in giardini, sottovasi e cortili;
* indossare abiti chiari e coprenti nelle ore serali;
* proteggere le persone più anziane e fragili.
Il ricordo dell’estate scorsa
La notizia riporta inevitabilmente alla memoria quanto accaduto nel 2025, quando il Veronese fu al centro dell’attenzione sanitaria per il focolaio autoctono di Chikungunya, altra malattia trasmessa dalle zanzare. In quel caso furono decine i cittadini contagiati senza aver viaggiato in aree tropicali.
Il primo caso di West Nile del 2026 rappresenta quindi un segnale da non sottovalutare: nessun allarme generalizzato, ma la conferma che la lotta alle zanzare e la prevenzione sanitaria restano una priorità per tutto il territorio.
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