LEGNAGO – Oltre duemila utenti al mese, corsi frequentati, attività sportive a pieno regime e una stagione estiva appena iniziata. Eppure dietro le corsie delle piscine comunali di Legnago si nasconde una realtà ben diversa: quella di una gestione che non riesce più a sostenere i costi e che ora chiede di interrompere anticipatamente una convenzione destinata a durare ancora molti anni.
La notizia è destinata a far discutere. La Legnagonuoto, società che dal 2011 gestisce il centro natatorio di via Olimpia, ha formalmente chiesto al Comune la risoluzione anticipata del contratto. Una scelta che arriva dopo mesi di difficoltà economiche e che accende i riflettori su uno dei principali impianti sportivi della città.
Il paradosso delle piscine piene ma dei conti in rosso
La situazione presenta un paradosso evidente. Le piscine funzionano, gli utenti sono tornati ai livelli precedenti alla pandemia e l’attività sportiva non si è fermata. Ma i numeri del bilancio raccontano un’altra storia.
Secondo quanto evidenziato dal direttore del centro sportivo, Mario Taglia (nella foto), il peso maggiore arriva dai costi energetici. In pochi anni la spesa per luce e gas sarebbe passata da circa 150 mila a oltre 300 mila euro annui. Un raddoppio che, sommato agli effetti della pandemia e alle difficoltà economiche degli ultimi anni, avrebbe compromesso l’equilibrio finanziario della gestione.
A questo si aggiunge un altro elemento non secondario: negli ultimi quindici anni la Legnagonuoto ha investito circa 2,5 milioni di euro per migliorare e ammodernare parte dell’impianto, sostenendo un mutuo che presenta ancora oltre un milione e mezzo di euro da rimborsare.
Una situazione che, secondo il gestore, renderebbe ormai impossibile proseguire alle condizioni attuali.
Una struttura che chiede investimenti
Sul tavolo non c’è soltanto il tema dei costi energetici. La società evidenzia infatti la necessità di intervenire anche sulla parte più datata del complesso sportivo, che resta di competenza comunale.
Le piscine rappresentano uno dei servizi sportivi più importanti della città e attirano utenti da tutta la Bassa Veronese. Proprio per questo la vicenda assume un peso politico e amministrativo rilevante.
Per anni il centro natatorio è stato indicato come esempio di collaborazione tra pubblico e privato. Oggi, però, quel modello mostra tutte le sue criticità. Se una struttura pienamente utilizzata non riesce a sostenersi economicamente, il problema va oltre la singola gestione e apre una riflessione più ampia sulla sostenibilità degli impianti sportivi pubblici.
Comune e gestore alla ricerca di una soluzione
La partita è ora nelle mani di tecnici e legali. Da una parte il Comune, dall’altra la società sportiva. L’obiettivo dichiarato da entrambi è evitare interruzioni del servizio e garantire la continuità delle attività, soprattutto durante l’estate.
Il sindaco Paolo Longhi ha confermato l’esistenza di un confronto in corso per individuare la soluzione più adeguata. Sullo sfondo resta l’ipotesi di una gestione temporanea che consenta di mantenere aperta la struttura mentre si definisce il futuro.
Ma il tempo stringe. Le piscine non sono soltanto un impianto sportivo: rappresentano un presidio sociale, educativo e aggregativo frequentato ogni giorno da bambini, famiglie, anziani e associazioni.
Il confronto politico
La vicenda è già approdata anche in Consiglio comunale. Le opposizioni tramite Stella Bonini, capogruppo di Legnago Futura, chiedono maggiore coinvolgimento e trasparenza sul dossier, mentre dalla maggioranza si sottolinea la necessità di attendere dati concreti prima di aprire un confronto politico più ampio.
Resta però una domanda che inevitabilmente accompagnerà le prossime settimane: chi e a quali condizioni potrà garantire il futuro delle piscine comunali?
Perché se è vero che oggi l’acqua continua a riempire le vasche, è altrettanto vero che la gestione sembra essere arrivata al limite. E quando un impianto che serve migliaia di persone lancia un simile grido d’allarme, la questione non può essere liquidata come una semplice disputa contrattuale.
È una sfida che riguarda il futuro dello sport cittadino e la capacità della politica di trovare risposte concrete prima che l’emergenza diventi un problema ancora più difficile da gestire.
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