LEGNAGO – Nuove tensioni alla Casa di Riposo di Legnago. La FP CGIL Verona ha proclamato uno sciopero del personale socio-sanitario (OSS) per martedì 30 giugno 2026, denunciando una situazione che, secondo il sindacato, sarebbe diventata ormai insostenibile sia per i lavoratori sia per la qualità dell’assistenza agli anziani ospiti della struttura.
L’astensione dal lavoro interesserà due ore all’inizio di ogni turno e sarà effettuata nel rispetto dei servizi minimi essenziali previsti dalla normativa vigente. La decisione arriva dopo il fallimento del tentativo di conciliazione svoltosi il 15 maggio in Prefettura a Verona e dopo mesi di confronto che, secondo la sigla sindacale, non hanno portato a risposte concrete.
Al centro della protesta la carenza di personale
La principale contestazione riguarda la dotazione organica prevista dal Piano Integrato di Attività e Organizzazione (PIAO) 2025-2027, che confermerebbe per l’intero triennio la presenza di 51 operatori socio-sanitari senza alcun incremento del personale.
Per la FP CGIL questo numero non sarebbe più adeguato a rispondere alle reali esigenze della struttura, soprattutto considerando l’aumento della non autosufficienza degli ospiti e le numerose assenze che fisiologicamente interessano il personale.
«L’attuale assetto non tiene conto di fattori fondamentali che incidono direttamente sull’organizzazione del lavoro e sulla qualità dell’assistenza», afferma il segretario provinciale FP CGIL Verona, Valentino Geri (nella foto).
Tra gli elementi evidenziati dal sindacato figurano il tasso medio di assenza del personale, che negli ultimi due anni avrebbe superato il 46%, il saldo negativo del turnover, il crescente numero di ospiti che necessitano dell’intervento contemporaneo di due operatori e l’aumento dei lavoratori dichiarati idonei con limitazioni dal medico competente.
«Sempre più difficile garantire i servizi»
Secondo la CGIL, la carenza di personale starebbe producendo effetti concreti sull’organizzazione quotidiana della struttura, aumentando i carichi di lavoro e peggiorando il clima interno.
Particolarmente critica viene giudicata la gestione delle emergenze improvvise, quando assenze impreviste non riescono a essere sostituite tempestivamente e il peso operativo ricade sugli operatori presenti in servizio.
Il sindacato denuncia inoltre la mancanza di un numero adeguato di operatori ausiliari, figure ritenute indispensabili per supportare le attività indirette dell’area socio-sanitaria e alleggerire il lavoro degli OSS.
Ferie e permessi al centro della vertenza
Tra i motivi della mobilitazione rientra anche la gestione delle ferie e dei permessi.
Secondo FP CGIL, ai lavoratori assunti nei mesi di marzo e aprile sarebbe stata concessa una sola settimana di ferie durante l’estate, anziché le due consecutive previste dal contratto collettivo nazionale.
Vengono inoltre segnalate difficoltà nell’ottenimento dei permessi per esigenze personali e familiari, una situazione che il sindacato considera una compressione dei diritti dei dipendenti.
Attrezzature obsolete e sicurezza sul lavoro
La vertenza non riguarda soltanto il personale. La CGIL richiama l’attenzione anche sulle condizioni delle attrezzature utilizzate quotidianamente.
Nel mirino finiscono sollevatori e materassi antidecubito giudicati spesso datati o non adeguatamente manutenuti, oltre alla presenza di letti considerati ormai vetusti.
Elementi che, secondo il sindacato, renderebbero ancora più gravoso il lavoro degli operatori e aumenterebbero i rischi legati alla movimentazione degli ospiti.
Il nodo dei turni notturni
Uno degli aspetti più delicati riguarda la copertura dei turni notturni.
Attualmente, sottolinea la FP CGIL, nei reparti gestiti direttamente dall’ente è previsto un solo operatore per ciascun reparto durante la notte.
Una situazione che preoccupa profondamente i lavoratori, soprattutto alla luce di recenti fatti di cronaca che hanno coinvolto il settore socio-assistenziale.
«La notizia della morte di una operatrice in una casa di riposo lombarda, colta da malore mentre lavorava da sola durante il turno notturno, ha scosso tutti gli operatori del settore. Purtroppo non si tratta di una situazione isolata: anche in Veneto, e a Legnago, il modello organizzativo è molto simile», osserva Geri.
«Anche il diritto di sciopero rischia di essere svuotato»
Il sindacato evidenzia inoltre un paradosso: la forte carenza di personale potrebbe portare alla precettazione di gran parte degli operatori per garantire i servizi minimi essenziali.
Un esempio viene fornito per il reparto 1A, che ospita circa 45 anziani. In caso di sciopero dovrebbero essere garantiti quattro operatori al mattino, tre al pomeriggio e uno durante la notte. Numeri che, secondo la CGIL, sono molto vicini a quelli normalmente presenti in servizio. «Questo dimostra come la carenza di personale finisca per mettere in discussione persino il diritto costituzionale allo sciopero», sostiene il sindacato.
Attesa per il tavolo di confronto
Nonostante la proclamazione dello sciopero, la FP CGIL ribadisce la disponibilità a un confronto costruttivo.
Particolare attenzione viene rivolta all’iniziativa approvata dal Consiglio comunale di Legnago il 26 maggio scorso, che impegnava l’amministrazione comunale a promuovere un tavolo di confronto tra la direzione della Casa di Riposo e le organizzazioni sindacali.
«Siamo ancora in attesa di sviluppi – conclude Geri – ma non ci sottrarremo al confronto quando verrà avviato. Il nostro obiettivo non è lo scontro, ma affrontare e risolvere i problemi che da tempo segnaliamo».
La giornata del 30 giugno si preannuncia dunque come un momento cruciale per il futuro delle relazioni sindacali all’interno della Casa di Riposo di Legnago, in una vertenza che intreccia condizioni di lavoro, qualità dell’assistenza e sostenibilità organizzativa di uno dei principali servizi socio-sanitari del territorio.
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