Una tromba d’aria si è abbattuta stamane giovedì 8 settembre 2022 sulla parte veronese del Lago di Garda. Non ha colpito la sponda ma si è scaricata in acqua. Si stanno comunque facendo verifiche per accertare che nessuna imbarcazione fosse in quel momento nello specchio di lago. Oltre alla tromba d’aria, anche una forte grandinata ha colpito sempre stamattina, poco dopo le 8, la zona storica del Valpolicella Doc compresa tra Fumane, Marano e Negrar e le colline dell’Est veronese da Grezzana a Mezzane e Cazzano di Tramigna. Danni da vento anche a tetti, strutture e alberi, caduti anche sui vigneti.

«La botta c’è stata, anche se come sempre la grandine ha colpito a macchia di leopardo – commenta Christian Marchesini, presidente dei viticoltori di Confagricoltura Verona e Veneto, oltre che del Consorzio di tutela Valpolicella -. Molti grappoli sono a terra e ci sono parecchi acini spaccati. La preoccupazione, a una settimana dall’inizio della vendemmia, è per l’uva da mettere a riposo in cassetta per l’Amarone, che dev’essere perfetta. In parte è stata raccolta, ma tanti grappoli sono ancora sui tralci anche perché la raccolta per il vino da Valpolicella deve ancora iniziare. Se il tempo si raddrizza e non arrivano altre tempeste c’è la possibilità di recuperare un po’, perché in generale l’uva si asciuga e gli acini rotti non fanno marciume. In caso contrario il conto dei danni salirà. Conteggio che, al momento, è difficile quantificare, perché dovremo compiere le dovute verifiche nel campo e vedere, appunto, l’andamento del meteo».

La grandine ha colpito anche gli olivi, già soggetti a una forte cascola a causa della siccità, e altri alberi da frutta. «L’ennesima mazzata all’agricoltura dopo un’estate segnata dalla siccità, dalle alte temperature e da altri eventi catastrofici, come la grandine che ha colpito il mais in luglio tra Oppeano e San Pietro di Morubio, con chicchi delle dimensioni di palline da tennis – sottolinea Alberto De Togni, presidente di Confagricoltura Verona -. Questa è la ciliegina sulla torta che non ci mancava, perché l’annata, per i vigneti, si preannunciava positiva, essendoci una buona quantità ma anche una qualità molto alta. Per fortuna una parte dell’uva era già stata raccolta e ora speriamo che, di quello che rimane, si riesca a salvare il salvabile».

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