Dopo le polemiche sul protocollo per l’educazione al rispetto nelle scuole, cinque consiglieri di opposizione portano il caso in Consiglio comunale e propongono il riconoscimento a Gino Cecchettin. Il consigliere regionale di Futuro Nazionale replica: «Le mie parole le confermo. Basta ideologia nelle scuole. Un atto simbolico non può “riparare” opinioni che continuo a sostenere».
LEGNAGO – Da una polemica nazionale sull’educazione al rispetto a uno scontro politico tutto legnaghese. Il caso del protocollo tra Ministero dell’Istruzione e Fondazione Giulia Cecchettin arriva infatti a Palazzo de’ Stefani, dove i cinque consiglieri comunali di opposizione Andrea Cesaro, Gilberto Zidetti, Diego Porfido, Stella Bonini e Luigina Zappon hanno presentato un ordine del giorno che propone, tra l’altro, di conferire la cittadinanza onoraria a Gino Cecchettin, padre di Giulia.
Una scelta dal forte valore simbolico, ma anche politico, maturata dopo le dichiarazioni del consigliere regionale di Futuro Nazionale Stefano Valdegamberi, che nelle scorse settimane aveva contestato l’impostazione del protocollo dedicato alla prevenzione della violenza contro le donne nelle scuole.
E ora Valdegamberi, raggiunto dalla nuova iniziativa partita da Legnago, non arretra di un centimetro.
Quattro richieste della minoranza
L’ordine del giorno dovrebbe arrivare in Consiglio comunale nel mese di ottobre. Secondo quanto riportato dalla stampa locale, l’opposizione chiede al sindaco Paolo Longhi e all’assemblea civica di assumere una posizione pubblica sulla vicenda.
Quattro, in sostanza, i punti politici: prendere le distanze dalle dichiarazioni di Valdegamberi e da Futuro Nazionale; sostenere il protocollo con la Fondazione Giulia Cecchettin; invitare altri Comuni veronesi ad aderire all’iniziativa; e, infine, attribuire a Gino Cecchettin la cittadinanza onoraria di Legnago.
Per i proponenti sarebbe una testimonianza del sostegno della città all’attività della Fondazione e ai progetti di educazione al rispetto.
Il protocollo contestato ha come obiettivo dichiarato la prevenzione della violenza contro le donne attraverso il contrasto agli stereotipi e alle discriminazioni di genere. Prevede attività rivolte agli studenti, formazione per gli insegnanti, gruppi di confronto e diffusione nelle scuole di buone pratiche e testimonianze positive nella gestione delle relazioni.
Valdegamberi: «Le mie parole le confermo»
La replica del consigliere regionale, arrivata alla nostra redazione, è netta.
«In merito alla richiesta avanzata dalla minoranza del Comune di Legnago di concedere la cittadinanza onoraria a Gino Cecchettin, anche con riferimento alle dichiarazioni da me espresse nelle scorse settimane, ritengo necessario ribadire con chiarezza la mia posizione», afferma Valdegamberi.
E la sintetizza immediatamente: «Le mie parole le confermo: basta ideologia nelle scuole».
Il consigliere di Futuro Nazionale sostiene di avere letto il programma della Fondazione e pone una questione che considera centrale: «Perché un percorso educativo rivolto ai nostri figli maschi dovrebbe partire dalla premessa che esista una “maschilità” da mettere in discussione o da correggere?».
Valdegamberi richiama espressioni quali «gabbie della maschilità», «educazione maschile femminista» e «presa di consapevolezza da parte del genere maschile», già citate nelle sue precedenti prese di posizione pubbliche. L’11 settembre aveva infatti chiesto al ministro Giuseppe Valditara di fermare il programma, sostenendo che rischiasse, a suo giudizio, di trasformare il maschile in un genere «da correggere e rieducare».
«La responsabilità è personale»
Il cuore della posizione di Valdegamberi resta quello dell’educazione «bidirezionale».
«La violenza, il bullismo, la sopraffazione, il maltrattamento e le molestie sono comportamenti individuali che vanno condannati indipendentemente dal sesso di chi li commette e di chi li subisce», sostiene.
Da qui tre frasi destinate probabilmente a riaccendere il confronto anche nell’aula consiliare di Legnago:
«Essere maschio non è una colpa. Essere femmina non è un’attenuante. La responsabilità è sempre personale».
Valdegamberi precisa contemporaneamente che la sua posizione non intende negare la violenza contro le donne né «minimizzare tragedie come quella che ha colpito Giulia Cecchettin». La sua critica riguarda invece l’impostazione educativa che attribuisce al progetto.
Una lettura contestata dai sostenitori del protocollo, il cui testo indica esplicitamente tra gli obiettivi lo sviluppo di competenze cognitive, emotive e relazionali, la costruzione di rapporti fondati sul dialogo e sulla nonviolenza e il rispetto verso ogni persona, con una particolare attenzione alla prevenzione della violenza maschile contro le donne.
Il richiamo alle famiglie e agli adulti
Nella replica, Valdegamberi allarga poi il discorso oltre la scuola.
«Credo inoltre che serva tornare a parlare di più con i nostri figli, accompagnandoli nella crescita anche attraverso regole, limiti e quei “no” che fanno parte dell’educazione».
E chiama direttamente in causa il comportamento degli adulti: «Non possiamo pretendere di educare i ragazzi al rispetto se, contemporaneamente, gli adulti utilizzano sui social linguaggi offensivi, sessisti o aggressivi. La coerenza educativa viene prima di qualsiasi programma».
Castagna: «Condividiamo Valdegamberi»
La battaglia politica, dunque, è appena cominciata. Anche perché Valdegamberi non è isolato all’interno della rappresentanza consiliare legnaghese.
Paolo Castagna, consigliere comunale del Gruppo misto e referente cittadino di Futuro Nazionale, ha già annunciato che in aula difenderà le posizioni del movimento: ritiene «giusto e condivisibile» quanto sostenuto da Valdegamberi e promette di illustrarne le ragioni durante il dibattito consiliare.
Il confronto, a questo punto, va ben oltre il conferimento o meno di una cittadinanza onoraria. A scontrarsi sono due diverse letture dell’educazione alla prevenzione della violenza di genere e del ruolo che la scuola deve assumere.
«Un atto simbolico non cancella le mie opinioni»
Valdegamberi chiude infine con un messaggio indirizzato direttamente alla battaglia politica partita da Legnago.
«Un atto simbolico non può essere utilizzato per “riparare” a opinioni politiche che continuo a sostenere. Io non cambio idea perché qualcuno protesta».
E rilancia: «Continuerò a chiedere una cosa molto semplice: meno ideologia e più educazione; meno etichette e più responsabilità personale; più dialogo con i nostri figli e più esempio da parte degli adulti».
Adesso la parola passerà al Consiglio comunale.
Ed è proprio lì che la vicenda assumerà un significato politico ancora più preciso: maggioranza e opposizione saranno chiamate non soltanto a discutere della cittadinanza onoraria a Gino Cecchettin, ma a pronunciarsi su un tema che, partito dalle scuole, è ormai diventato terreno di confronto politico anche nella Bassa Veronese.
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