A Bosco Chiesanuova la rimpatriata dei big veronesi. Tutti insieme davanti all’obiettivo, ma sul candidato sindaco di Verona il nome ancora non c’è. E tra nomine, assenti eccellenti e battute social, la corsa verso il 2027 è già cominciata
VERONA – La foto è quasi perfetta. Cielo azzurro, Lessinia sullo sfondo, sorrisi larghi, camicie d’ordinanza e quell’aria da compagnia di amici che si è concessa una domenica fuori porta.
Peccato che questi non siano amici qualsiasi.
Nello scatto di Bosco Chiesanuova c’è una fetta importante del centrodestra veronese. E quando attorno allo stesso tavolo si ritrovano Ciro Maschio, Flavio Tosi, Paolo Borchia, Matteo Gasparato, Attilio Gastaldello, Flavio Pasini e altri protagonisti della politica scaligera, anche un piatto di gnocchi di malga può assumere un retrogusto decisamente politico.
Insomma, più del menù incuriosisce ciò che potrebbe essere stato servito tra una portata e l’altra.
TUTTI INSIEME APPASSIONATAMENTE
L’occasione è quella ormai tradizionale organizzata a Bosco Chiesanuova dal sindaco forzista Claudio Melotti. Un appuntamento che si ripete e che, dunque, non nasce certamente quest’anno come vertice segreto della coalizione.
Ma questa volta il calendario rende inevitabilmente tutto più interessante.
All’orizzonte ci sono le elezioni comunali di Verona del 2027 e, molto più vicina, la delicata partita delle nomine negli enti. A cominciare dal Consorzio Zai, dove entro settembre dovrebbe definirsi il futuro dei vertici.
Ed ecco che la fotografia di gruppo assume improvvisamente un significato diverso.
Tra i presenti figuravano infatti il presidente della Provincia Flavio Pasini, il suo capo di gabinetto Filippo Rando, Alessandro Castioni, componente del direttivo uscente, e il presidente del Consorzio Matteo Gasparato. E proprio il padrone di casa Melotti viene indicato tra i nomi in pole position per una nomina.
Coincidenze? Possibile.
Ma in politica anche le coincidenze, quando arriva il momento delle nomine, hanno l’abitudine di sedersi a tavola.
IL FANTASMA DEL 2022 SIEDE ANCORA AL TAVOLO
Dietro i sorrisi aleggia soprattutto un ricordo che nel centrodestra veronese nessuno sembra avere voglia di rivivere: le elezioni del 2022.
La coalizione arrivò divisa all’appuntamento con le urne e Palazzo Barbieri finì nelle mani di Damiano Tommasi e del centrosinistra.
Questa volta la parola d’ordine sembra essere una sola: unità.
Ciro Maschio ha spiegato che il clima è positivo e che non si vuole ripetere l’errore del 2022, quando le divisioni interne spianarono la strada agli avversari.
Fin qui, tutti d’accordo.
Poi arriva la domanda capace di rovinare la digestione anche dopo i migliori gnocchi della Lessinia: uniti, sì. Ma dietro a chi?
Ed è proprio qui che la fotografia comincia a diventare meno nitida.
IL CANDIDATO? PER ORA RESTA FUORI DALLA FOTO
Sul nome del candidato sindaco unitario del centrodestra, infatti, non sembrano esserci ancora passi decisivi.
Flavio Tosi resta in partita, mentre Fratelli d’Italia difficilmente rinuncerà a mettere sul tavolo una propria proposta. E anche gli altri alleati attendono di capire quale equilibrio uscirà dal confronto dei prossimi mesi.
Maschio ha ricordato inoltre che FdI avrebbe dovuto ottenere la presidenza della Regione e che, quando arriverà il momento di parlare del sindaco, ciascuno presenterà le proprie proposte.
Traduzione politica: la volontà di arrivare uniti c’è, il nome capace di mettere tutti d’accordo ancora no.
Per adesso c’è la squadra.
Manca il centravanti.
E NELLA FOTO MANCA ANCHE POLATO
Ma le fotografie politiche hanno una particolarità: spesso raccontano tanto attraverso chi compare quanto attraverso chi resta fuori dall’inquadratura.
E tra gli assenti c’è un nome che non passa inosservato: Daniele Polato, europarlamentare di Fratelli d’Italia e riferimento di un’area importante del partito veronese.
Nessun caso ufficiale e nessuna porta sbattuta. Va anche ricordato che al tavolo erano stati riuniti soprattutto i vertici chiamati a rappresentare formalmente le diverse forze della coalizione. Ma proprio mentre comincia la lunga corsa verso Palazzo Barbieri, l’assenza di una componente interessata agli equilibri futuri di FdI diventa inevitabilmente materia di discussione politica.
Perché prima di trovare il candidato capace di mettere d’accordo Fratelli d’Italia, Forza Italia, Lega, Verona Domani e Noi Moderati, potrebbe essere necessario mettere d’accordo anche le diverse sensibilità che convivono dentro i singoli partiti.
E quando cominceranno a circolare davvero i nomi per Palazzo Barbieri, probabilmente si capirà meglio quanto contano anche quelli che domenica non erano davanti all’obiettivo.
VANNACCI, L’ALTRO GRANDE ASSENTE
Polato, del resto, non è l’unico nome che manca dalla fotografia.
Sui social qualcuno ha immediatamente fatto notare l’assenza dell’area che fa riferimento a Roberto Vannacci, destinata comunque a pesare nel futuro scenario del centrodestra veronese.
Andrea Bacciga, indicato tra i possibili nomi per una candidatura a sindaco dell’area vannacciana insieme a Stefano Valdegamberi, non ha commentato. Più esplicito l’ex leghista Enrico Corsi, che su Facebook si è chiesto perché non sia stato invitato anche Valdegamberi, sostenendo che rappresenti una forza politica e un elettorato.
E così la foto che avrebbe dovuto raccontare il centrodestra riunito ha inevitabilmente aperto anche il gioco più antico della politica: la conta degli invitati e degli esclusi.
Perché a certe tavolate non conta soltanto dove ci si siede. Conta anche ricevere l’invito.
DIECI UOMINI E NEMMENO UNA DONNA
Poi c’è un altro particolare impossibile da non notare.
Nella fotografia ci sono solo uomini.
Ed è bastato questo perché dal centrosinistra arrivasse immediatamente la bordata social. Alessia Rotta, esponente del Pd, ha ribattezzato il vertice un «Festival de la braga», sottolineando proprio l’assenza femminile.
Maschio ha rispedito al mittente la provocazione, facendo notare che proprio Fratelli d’Italia ha portato per la prima volta una donna, Giorgia Meloni, alla guida del Governo.
Anche Beatrice Verzè, di Traguardi, ha scelto l’ironia commentando le presunte «idee per una Verona femminista» del gruppo immortalato in Lessinia.
Risultato: bastava una fotografia per certificare una giornata conviviale e ne è uscito un piccolo caso politico-social.
LA PRIMA PROVA SARANNO LE NOMINE
Al netto delle battute, però, un punto politico resta.
Se davvero Bosco Chiesanuova rappresenta l’inizio di una nuova stagione unitaria, il primo test arriverà molto prima delle comunali del 2027.
Saranno le nomine negli enti a dire se i partiti riescono davvero a trovare una sintesi quando dalle fotografie si passa alle poltrone, ai nomi e agli equilibri.
Il Consorzio Zai potrebbe diventare così una prima cartina di tornasole.
Poi arriverà la partita ben più importante: scegliere chi dovrà tentare di strappare Palazzo Barbieri a Tommasi.
Ed è lì che finirà inevitabilmente la stagione delle pose.
PER ORA VINCE IL FOTOGRAFO
Alla fine gli gnocchi saranno stati probabilmente ottimi, il panorama della Lessinia magnifico e il clima certamente più disteso di quello vissuto dal centrodestra veronese alla vigilia delle elezioni del 2022.
E già questo, politicamente, qualcosa significa.
Ma la vera fotografia della coalizione deve ancora essere scattata.
Per il momento sono riusciti a stare quasi tutti nella stessa inquadratura. Non è poco, considerando il passato recente.
Da qui a presentarsi tutti sotto lo stesso simbolico candidato sindaco, però, la strada è decisamente più lunga.
E soprattutto bisognerà capire chi entrerà nella prossima foto, chi ne uscirà e chi, alla fine, riuscirà a conquistare il posto al centro.
Perché in politica, si sa, tutti sorridono volentieri davanti all’obiettivo. È quando bisogna scegliere chi deve stare in prima fila che cominciano i problemi.
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