L’area sul Bussè, riqualificata con oltre due milioni di euro, doveva diventare uno dei nuovi luoghi di incontro della città. L’affidamento per l’organizzazione delle iniziative finisce invece davanti al Tar e accende anche lo scontro politico. Il Comune difende le proprie scelte e mette a bilancio duemila euro per resistere in giudizio

LEGNAGO – Dovevano arrivare musica, sport, spettacoli e gente. Per il momento sono arrivati gli avvocati.

È il curioso destino della nuova darsena sul Bussè, uno degli interventi più attesi degli ultimi anni a Legnago: un’area riqualificata dopo anni di degrado grazie a un investimento complessivo superiore ai due milioni di euro, finanziato in larga parte con fondi ministeriali. Un luogo pensato per tornare a vivere e diventare uno spazio pubblico destinato agli eventi e alla socialità.

Ma proprio mentre il progetto entra nella sua fase più concreta, la darsena si ritrova al centro di una vicenda che dalle rive del Bussè è approdata direttamente nelle aule della giustizia amministrativa.

La Numerouno Multiservizi srl, cooperativa veronese che ha partecipato alla procedura per l’organizzazione delle attività sociali, sportive e artistiche nel nuovo spazio, ha infatti presentato ricorso al Tar del Veneto chiedendo l’annullamento, con istanza cautelare, degli atti attraverso i quali il Comune ha affidato il servizio alla Prime srl di Roma. Un affidamento del valore di 240 mila euro, destinato a dare contenuti e vita alla nuova area sul Bussè.

La società ricorrente si era classificata al secondo posto nella procedura, alla quale avevano partecipato quattro concorrenti. Al centro della contestazione ci sarebbe la valutazione dell’offerta tecnica e, in particolare, l’attribuzione dei punteggi.

Ed è qui che una vicenda apparentemente amministrativa comincia a diventare molto più interessante.

Perché dietro le carte del Tar si è aperto anche un fronte politico.

Numerouno Multiservizi è infatti legata a Moreno Moschetta, componente del direttivo cittadino di Forza Italia, partito che a Legnago sostiene l’amministrazione del sindaco Paolo Longhi insieme alla Lega e a Fratelli d’Italia.

In altre parole, il ricorso non arriva dall’opposizione politica tradizionale, ma coinvolge indirettamente un esponente appartenente a una delle forze della stessa coalizione che governa Palazzo de’ Stefani.

Una circostanza sufficiente per trasformare una gara pubblica in un piccolo caso politico.

Il coordinatore cittadino di Forza Italia, Luciano Giarola, ha però respinto qualsiasi sovrapposizione tra attività imprenditoriale e appartenenza politica, sottolineando come Moschetta abbia informato il partito delle proprie iniziative e come non siano state ravvisate incompatibilità con il suo ruolo nel direttivo.

La linea, dunque, è netta: da una parte l’attività professionale e imprenditoriale, dall’altra quella politica.

Qualche perplessità è stata invece espressa dal presidente del Consiglio comunale Roberto Danieli, – come riportato dal quotidiano L’Arena –  che nella passata amministrazione guidata dal leghista Graziano Lorenzetti aveva seguito il progetto della darsena sociale come assessore ai Lavori pubblici. «Suscita perplessità – dichiara Danieli – il fatto che una cooperativa presente nel panorama cittadino, peraltro legata ad un componente del direttivo forzista locale, abbia presentato ricorso contro il municipio, ciò porterà inevitabili ritardi nell’assegnazione del servizio. Oltretutto il Comune, giocoforza, spenderà soldi pubblici per la difesa del propri atti».

Una vicenda, quindi, che attraversa amministrazioni diverse e che oggi torna sotto una nuova veste.

IL COMUNE SI PREPARA ALLA BATTAGLIA LEGALE

Palazzo de’ Stefani, dal canto suo, non sembra intenzionato a fare passi indietro.

La Giunta Longhi ha deciso di costituirsi in giudizio davanti al Tar e ha stanziato duemila euro dal proprio bilancio per sostenere la difesa dell’Ente.

La posizione dell’amministrazione è che la procedura sia stata condotta correttamente e che gli atti siano pienamente legittimi. Sarà naturalmente il Tribunale amministrativo a stabilire se le contestazioni avanzate dalla società ricorrente abbiano fondamento.

Nel frattempo, però, la presentazione del ricorso non determina automaticamente il blocco dell’affidamento: sarà eventualmente il Tar, pronunciandosi sulla richiesta cautelare, a decidere se intervenire prima del giudizio di merito.

Ed è forse questo l’aspetto più singolare dell’intera storia.

Legnago ha finalmente una darsena riqualificata, dopo anni nei quali quell’area era diventata quasi il simbolo di un’occasione mancata. Sono stati investiti più di due milioni di euro per restituire alla città uno spazio che dovrebbe ospitare persone, associazioni, sport e manifestazioni.

Adesso la struttura è pronta.

Resta da capire chi la farà vivere e, soprattutto, se prima di vedere il pubblico sulle rive del Bussè bisognerà attendere anche il responso dei giudici amministrativi.

Perché a Legnago, almeno questa volta, la stagione della nuova darsena è cominciata prima con un ricorso che con un evento.

 

 

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