La nuova normativa punta a semplificare l’utilizzo degli impianti scolastici oltre l’orario delle lezioni. Ma nel Veronese le società sportive fanno i conti con convenzioni, rincari e incertezze alla vigilia della nuova stagione. Il Partito Liberal Democratico – Verona attacca: «Lo sport di base deve essere sostenuto, non ostacolato». Il presidente della Provincia Flavio Pasini rassicura: «Comunque si potrà lavorare, in ogni caso».
VERONA – La scuola chiude. La palestra no. Potrebbe essere riassunta così la filosofia della nuova legge approvata definitivamente dal Senato lo scorso aprile, che punta ad aprire maggiormente gli impianti sportivi scolastici alle associazioni e alle società sportive quando non vengono utilizzati per le attività didattiche.
Una possibilità che può avere effetti importanti anche nel Veronese, soprattutto nei tanti Comuni nei quali la palestra della scuola è, di fatto, anche la palestra del paese.
Eppure, proprio mentre la normativa nazionale punta a semplificare l’accesso agli impianti e a valorizzare strutture pubbliche spesso sottoutilizzate, sul territorio veronese emergono preoccupazioni di segno opposto: convenzioni ancora da definire, tariffe in aumento, adempimenti burocratici e società che chiedono certezze in vista della ripresa dell’attività.
A mettere il dito nella piaga è il Partito Liberal Democratico – Verona per voce del suo segretario provinciale Walter Ambrosi
«La legge apre le porte degli impianti scolastici allo sport oltre l’orario delle lezioni, creando un’opportunità straordinaria per il territorio, le famiglie e i giovani. A Verona, però, rischiamo di andare nella direzione esattamente opposta».
UNA LEGGE PER APRIRE LE PALESTRE AL TERRITORIO
Il provvedimento, approvato definitivamente dal Senato il 1° aprile 2026, interviene sul quadro normativo esistente con un obiettivo preciso: rendere più semplice e più ampio l’utilizzo degli impianti sportivi delle scuole da parte delle realtà sportive del territorio al di fuori dell’orario delle attività didattiche ed extracurricolari.
La filosofia è semplice: un impianto pubblico non dovrebbe rimanere inutilizzato quando può diventare uno spazio per lo sport, l’aggregazione e la crescita dei giovani.
Naturalmente resta prioritaria l’attività scolastica e l’utilizzo degli impianti deve essere compatibile con l’organizzazione degli istituti. Ma la legge punta proprio a superare alcune rigidità amministrative che fino a oggi hanno reso più complicato l’accesso alle strutture.
Il principio si lega inoltre alla modifica dell’articolo 33 della Costituzione, che dal 2023 riconosce il valore educativo, sociale e di promozione del benessere psicofisico dell’attività sportiva.
Non si tratta dunque semplicemente di concedere qualche ora in più dentro una palestra. L’obiettivo è rafforzare il rapporto tra scuola, territorio e sport di base, utilizzando meglio un patrimonio pubblico che appartiene alla comunità.
IL CASO VERONESE E L’ALLARME DELLE SOCIETÀ
È proprio alla luce di questa nuova impostazione che le difficoltà emerse nel Veronese assumono un significato particolare.
A pochi giorni dall’avvio della nuova stagione sportiva, diverse società hanno manifestato preoccupazione per i tempi delle convenzioni relative all’utilizzo degli impianti. Il timore espresso è quello di arrivare al primo settembre senza la possibilità di accedere regolarmente alle palestre.
Ma non c’è soltanto il problema dei tempi.
A preoccupare le associazioni ci sono anche l’aumento delle tariffe, che può incidere pesantemente sui bilanci delle realtà dilettantistiche, e le questioni burocratiche e di sicurezza legate all’utilizzo extrascolastico degli impianti.
Costi che, quando aumentano, difficilmente rimangono confinati nei bilanci delle società: alla fine rischiano di trasformarsi in quote più alte per le famiglie.
Ed è proprio su questo apparente cortocircuito che intervengono i liberaldemocratici:
«Mentre le società sportive chiedono certezze per ripartire, tra ritardi nelle convenzioni, aumento delle tariffe e inasprimento burocratico delle regole si continuano a penalizzare le realtà che garantiscono ogni giorno presidio sociale, salute e crescita per migliaia di ragazzi».
«MENO BUROCRAZIA, TARIFFE SOSTENIBILI»
Il Partito Liberal Democratico – Verona mette sul tavolo tre richieste molto concrete.
La prima è meno burocrazia, attraverso procedure snelle e soprattutto tempi certi per l’assegnazione degli spazi.
La seconda riguarda le tariffe, che devono rimanere sostenibili per evitare che l’utilizzo delle strutture pubbliche diventi economicamente troppo pesante per associazioni e famiglie.
La terza è forse quella politicamente più significativa: palestre aperte e accessibili, considerando gli impianti scolastici, quando non servono alle lezioni, come un bene comune da mettere al servizio del territorio.
«Come Partito Liberal Democratico – Verona – sottolinea Ambrosi – crediamo che lo sport di base debba essere sostenuto, non ostacolato. È il momento di passare dalle parole ai fatti. Mettiamo le associazioni sportive veronesi nelle condizioni di lavorare».
PASINI RASSICURA: «COMUNQUE SI POTRÀ LAVORARE»
Sul fronte delle convenzioni arriva però una rassicurazione dal presidente della Provincia di Verona Flavio Pasini.
Di fronte al timore delle società di non poter accedere agli impianti con l’inizio di settembre, Pasini ha chiarito che l’attività potrà comunque proseguire, anche qualora l’iter delle convenzioni non fosse completato nei tempi auspicati.
«Anche se le convenzioni non verranno siglate in tempo, si potrà lavorare», è la rassicurazione del presidente.
Pasini ha inoltre ricordato l’impegno economico di Palazzo Scaligero sul patrimonio sportivo, con oltre 3,8 milioni di euro per interventi di miglioramento, mentre sul fronte delle tariffe la Provincia sta affrontando un aggiornamento di importi rimasti fermi per anni.
Una posizione che tranquillizza almeno sul rischio immediato di un blocco delle attività, ma che non elimina la questione sollevata dalle società: poter programmare una stagione richiede certezze su spazi, tempi, costi e condizioni di utilizzo.
UNA PARTITA CHE RIGUARDA TUTTA LA PROVINCIA
Ed è qui che il dibattito supera i confini della città di Verona.
La nuova legge rappresenta infatti un’opportunità per tutti i Comuni veronesi, soprattutto quelli più piccoli, dove spesso non esistono grandi palazzetti o strutture alternative e le palestre scolastiche costituiscono il principale punto di riferimento per pallavolo, basket, ginnastica, arti marziali e molte altre discipline.
Aprire maggiormente questi impianti nelle ore in cui non vengono utilizzati dalla scuola significa evitare di lasciare inutilizzato un patrimonio già pagato dalla collettività e, nello stesso tempo, offrire ossigeno alle associazioni sportive.
Ma perché l’opportunità diventi reale servono amministrazioni capaci di accompagnarla.
Comuni, Provincia, scuole e società sportive dovranno trovare un equilibrio tra sicurezza, tutela degli edifici, sostenibilità economica e semplicità delle procedure. Perché semplificare non significa rinunciare alle regole, ma evitare che le regole finiscano per impedire ciò che la legge vuole invece favorire.
C’è poi un’altra considerazione.
Lo sport dilettantistico non è soltanto allenamento e competizione. Nei paesi e nei quartieri è aggregazione, volontariato, prevenzione del disagio, salute e socialità. Una palestra piena di ragazzi nelle ore pomeridiane e serali è anche un presidio sociale.
Per questo la domanda posta dai liberaldemocratici va oltre la polemica contingente sulle convenzioni.
Se il Parlamento ha scelto di aprire maggiormente le palestre scolastiche al territorio, quanti Comuni veronesi sono pronti a cogliere davvero questa possibilità?
La legge ha aperto la porta. Ora la sfida per gli amministratori locali è evitare che burocrazia, ritardi e costi finiscano per richiuderla.
Foto: a sinistra, una palestra scolastica; a destra dall’alto, il presidente della Provincia di Verona Flavio Pasini e il segretario provinciale del Partito Liberal Democratico – Verona Walter Ambrosi.
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