L’ex presidente di Ente Fiera interviene dopo l’articolo de Il Nuovo Giornale: «Avevamo approvato oltre 500 mila euro di riduzioni, ma con interventi minimi sulla promozione». E difende la strada intrapresa: «Non possiamo ridurre la Fiera a una sagra paesana».

ISOLA DELLA SCALA – Il problema dei costi c’era. La necessità di tagliare anche. Ma sulla comunicazione la precedente governance di Ente Fiera aveva scelto una strada diversa: intervenire il meno possibile, considerandola uno degli strumenti indispensabili per rilanciare la Fiera del Riso.

È questo, in sintesi, il messaggio di Roberto Venturi (nella foto), ex presidente di Ente Fiera, intervenuto dopo l’articolo pubblicato da Il Nuovo Giornale sui tagli decisi dalla nuova governance, che hanno interessato in maniera significativa anche radio, televisioni, quotidiani, periodici e testate web.

Una presa di posizione interessante perché Venturi non contesta la necessità di mettere mano ai conti e nemmeno la legittimità delle decisioni assunte dal nuovo CdA. Rivendica però una differente impostazione strategica.

«Condivido», esordisce Venturi riferendosi alle considerazioni pubblicate dal nostro giornale. Poi introduce un elemento importante nel dibattito.

«È da sapere che i tagli li ho proposti io e il CdA da me presieduto ha approvato il bilancio previsionale con tagli per oltre 500 mila euro, che prevedevano interventi minimi sulla comunicazione, a mio avviso indispensabile ora più che mai».

Dunque, secondo l’ex presidente, la cura dimagrante di Ente Fiera non nasce con l’attuale amministrazione della società. Era già stata impostata dalla precedente governance attraverso una consistente riduzione dei costi.

La differenza sta soprattutto dove si è deciso di utilizzare le forbici.

Il precedente CdA aveva infatti scelto di preservare il più possibile comunicazione e promozione. Quello attuale, chiamato a fronteggiare una situazione economica difficile, ha invece deciso di spingersi oltre.

Venturi riconosce pienamente questa facoltà:

«Ovviamente il nuovo CdA, che ha ora la responsabilità, ha ritenuto di dover ridurre ulteriormente i costi e tale scelta, caduta anche sulla comunicazione, è più che legittima».

Una precisazione che evita lo scontro personale, ma lascia emergere con chiarezza due differenti ricette per affrontare la crisi.

«PERCHÉ NON AVETE TAGLIATO NEL 2025?»

Venturi risponde anche a una delle domande circolate sui social dopo la pubblicazione dell’articolo: se la situazione economica richiedeva interventi così importanti, perché non procedere già nel 2025 con una riduzione più drastica delle spese?

La spiegazione dell’ex presidente parte dai risultati dell’anno precedente.

«Nel 2024, con il nuovo format della Fiera del Riso, Ente Fiera era ritornata in attivo, seppur di poco, il che aveva indicato che si era sulla strada giusta per il rinnovamento».

Proprio quel risultato, secondo Venturi, aveva spinto la governance a proseguire nel 2025 lungo la strada intrapresa.

Una scelta che l’ex presidente continua a difendere anche oggi.

«Nel 2025 si è proseguito nel rinnovamento attuato nel 2024, rinnovamento in cui ho creduto profondamente e in cui credo tutt’oggi».

Ed è a questo punto che Venturi pronuncia probabilmente la frase politicamente più significativa del suo intervento:

«A dispetto di chi vorrebbe ridurre la Fiera a una sagra paesana».

Parole destinate inevitabilmente ad alimentare il confronto sul futuro della manifestazione.

UNA FIERA CHE DEVE USCIRE DAI PROPRI CONFINI

La visione di Venturi era quella di una Fiera del Riso capace di andare oltre Isola della Scala, portando il proprio nome e soprattutto il Riso Nano Vialone Veronese IGP all’interno di manifestazioni ed eventi di rilievo nazionale e internazionale.

Da qui la scelta, durante la sua presidenza, di partecipare ad appuntamenti esterni e costruire collaborazioni con soggetti del settore.

Venturi sottolinea inoltre come questa attività sia stata portata avanti cercando di contenere l’impatto economico per Ente Fiera, attraverso il coinvolgimento di Ente Nazionale Risi e del Consorzio di Tutela della IGP Riso Nano Vialone Veronese.

L’obiettivo era chiaro: trasformare progressivamente la Fiera del Riso da grande manifestazione locale a strumento permanente di promozione del prodotto, del territorio e della sua filiera agroalimentare.

Ed è proprio qui che il tema della comunicazione assume un significato che va oltre il semplice rapporto economico con le singole testate.

Perché radio, televisioni, quotidiani e web non rappresentano soltanto una voce di costo. Sono anche i mezzi attraverso i quali una manifestazione può uscire dai propri confini territoriali, costruire notorietà e raggiungere nuovi visitatori.

La domanda, quindi, rimane quella posta dal nostro precedente articolo: quanto si può ridurre la promozione senza rischiare di ridurre contemporaneamente la capacità della Fiera di crescere?

VENTURI CHIAMA IN CAUSA ANCHE IL COMUNE

Ma nell’intervento dell’ex presidente c’è un altro passaggio che merita attenzione.

Per Venturi, infatti, il risanamento di Ente Fiera non può essere affidato esclusivamente alla riduzione delle spese.

«Ognuno ha la propria ricetta per uscire dalla crisi, ma la via maestra, oltre a quella suindicata, è quella del potenziamento, da parte del Comune, delle infrastrutture fieristiche e dell’assetto societario».

Un concetto che, ricorda l’ex presidente, aveva già evidenziato nella relazione presentata al Consiglio comunale.

E qui il dibattito si allarga.

Perché se Ente Fiera deve tornare strutturalmente in equilibrio, il problema non riguarda solamente quanto spendere per un allestimento, un servizio, una collaborazione o una campagna pubblicitaria. Riguarda anche quale Ente Fiera si vuole costruire per i prossimi anni e quale ruolo il Comune di Isola della Scala intenda assumere nel suo futuro.

Tagliare può essere indispensabile quando i conti lo impongono. Ma difficilmente, da solo, può rappresentare un progetto industriale.

Servono strutture adeguate, una governance sostenibile, capacità di attrarre espositori e visitatori, collaborazioni con il mondo produttivo e una strategia promozionale capace di valorizzare uno degli eventi gastronomici più conosciuti del territorio veronese.

Ed è proprio questo il nodo che emerge dalle parole di Venturi.

DUE RICETTE, UNA SOLA FIERA

La discussione, dunque, non sembra più essere semplicemente tra chi vuole tagliare e chi non vuole farlo.

Venturi chiarisce che anche il precedente CdA aveva previsto riduzioni molto consistenti, superiori al mezzo milione di euro.

La vera differenza sembra essere un’altra: quali costi sacrificare e quali, invece, considerare investimenti indispensabili per produrre crescita futura.

La nuova governance ha scelto una linea più severa, intervenendo ulteriormente anche sul fronte della comunicazione. Una decisione legittima, come riconosce lo stesso Venturi, e della quale il nuovo CdA si assume oggi responsabilità e risultati.

L’ex presidente rivendica invece un’altra impostazione: ridurre i costi, sì, ma continuando contemporaneamente a investire sulla capacità della Fiera di farsi conoscere, di uscire dai confini locali e di costruire relazioni nazionali e internazionali.

Sullo sfondo resta la questione più importante.

Che cosa dovrà diventare la Fiera del Riso nei prossimi anni?

Una manifestazione più piccola, meno costosa e prevalentemente territoriale oppure una Fiera capace di risanarsi continuando però ad avere l’ambizione di promuovere Isola della Scala e il suo riso ben oltre i confini veronesi?

È probabilmente su questa domanda, più ancora che sulle singole voci di bilancio, che si misureranno le scelte della nuova governance.

E soprattutto i loro risultati.

 

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