ISOLA DELLA SCALA – Meno personale, contratti rivisti, allestimenti razionalizzati. Ma nella cura dimagrante della nuova governance di Ente Fiera finiscono anche radio, televisioni, carta stampata e web. E nasce un paradosso: si vuole rilanciare la Fiera del Riso, ma si riducono proprio gli investimenti necessari per raccontarla e promuoverla.
Risanare i conti, eliminare gli sprechi e riportare Ente Fiera di Isola della Scala verso l’equilibrio finanziario è una necessità difficilmente contestabile. Dopo un esercizio complessivo segnato da un passivo di circa 700mila euro, a fronte di un fatturato indicato attorno ai 4,5 milioni, la nuova governance guidata dal presidente Stefano Marzotto è chiamata a intervenire con decisione.
Il nuovo Consiglio di Amministrazione, voluto dal sindaco Luigi Mirandola, è composto dal presidente Stefano Marzotto e dai consiglieri Corrado Vincenzi ed Elisa Novelli e coadiuvato dal direttore generale Daniele Pagliarini. È dunque su questa nuova squadra che ricade il compito, tutt’altro che semplice, di risanare i conti e contemporaneamente rilanciare le principali manifestazioni organizzate dall’Ente.
E gli interventi sono arrivati.
Per la 58ª Fiera del Riso, in programma dal 17 settembre al 13 ottobre, è stata prevista una gestione più contenuta del personale, con 105 persone selezionate rispetto alle circa 135 impiegate nel 2025 e alle 120 del 2024. Gli inserimenti saranno inoltre progressivi, adeguando l’organico ai periodi di maggiore affluenza.
Sono stati rivisti anche i contratti con i fornitori e i costi degli allestimenti, mentre la Fiera del Bollito con la Pearà, prevista a novembre, subirà un ridimensionamento della durata e degli spazi.
Fin qui una normale, e probabilmente inevitabile, operazione di spending review.
Ma a finire sotto la scure è anche l’informazione
È qui che la strategia della nuova governance merita qualche riflessione in più.
Nel contenimento dei costi, infatti, una delle voci pesantemente ridimensionate sarebbe quella destinata all’informazione e alla comunicazione attraverso i media, con investimenti fortemente ridotti e, in molti casi, azzerati: dalle emittenti radiofoniche alle televisioni, dalla carta stampata alle testate web.
Una scelta legittima dal punto di vista gestionale, naturalmente. Ma anche una scelta che appare quantomeno singolare quando l’obiettivo dichiarato è quello di rilanciare manifestazioni che vivono non soltanto della qualità della loro proposta gastronomica, ma anche della capacità di raggiungere pubblico, famiglie, turisti e visitatori ben oltre i confini di Isola della Scala.
In altre parole, il rischio è quello di costruire una strategia che potrebbe essere riassunta con una battuta:
«Rilanciamo la Fiera con eventi e prodotti di qualità, ma non facciamolo sapere troppo in giro».
Perché l’informazione non è necessariamente un costo accessorio da mettere nello stesso calderone delle spese comprimibili. Per una manifestazione come la Fiera del Riso rappresenta anche uno degli strumenti attraverso i quali il prodotto viene conosciuto, raccontato e portato fuori dal territorio.
Una Fiera vive anche del racconto che la circonda
La Fiera del Riso non è una semplice sagra paesana. È una manifestazione che negli anni ha costruito una notorietà provinciale, regionale e nazionale attorno al Riso Nano Vialone Veronese IGP, alla gastronomia e al territorio isolano.
E proprio per questo sorprende che, nel momento in cui si parla di rilancio, la comunicazione attraverso i mezzi d’informazione venga considerata una delle aree sulle quali risparmiare.
Radio, giornali, televisioni e testate online non servono soltanto a pubblicizzare una data. Raccontano i protagonisti, presentano il programma, seguono gli eventi, creano attenzione prima dell’apertura e mantengono alta l’attenzione durante quasi un mese di manifestazione.
Soprattutto permettono di raggiungere pubblici diversi.
Tagliare questa presenza può produrre un risparmio immediatamente misurabile sul bilancio. Molto più difficile sarà invece misurare quanta visibilità, quanti potenziali visitatori e quanta promozione territoriale si rischia di perdere.
Ed è proprio questo il punto politico e gestionale della questione.
Tagliare gli sprechi sì, ma quali sono gli sprechi?
La nuova governance ha scelto una linea precisa: razionalizzare, rinegoziare e ridurre le spese per riportare progressivamente Ente Fiera verso una situazione finanziariamente sostenibile.
Un percorso necessario dopo i risultati economici degli ultimi esercizi.
Ma una spending review efficace dovrebbe riuscire a distinguere ciò che rappresenta davvero un’inefficienza da ciò che, invece, costituisce un investimento capace di generare valore.
Ed è difficile immaginare che per una manifestazione fieristica la comunicazione possa essere considerata semplicemente una spesa da comprimere.
Semmai si può discutere come spendere meglio: verificare i risultati delle campagne, distribuire diversamente le risorse, premiare i mezzi capaci di garantire maggiore copertura, evitare sovrapposizioni e costruire un piano editoriale e promozionale più moderno.
Ma ridurre drasticamente la presenza sui mezzi d’informazione rischia di essere una soluzione molto più semplice che strategica.
La vera sfida sarà riempire la Fiera
I conti, alla fine, non si rimettono in ordine soltanto spendendo meno.
Si rimettono in ordine anche aumentando pubblico, presenze, consumi, espositori, sponsor e capacità di attrazione.
Ed è qui che si misurerà realmente la bontà delle scelte della nuova governance.
Perché una Fiera del Riso con costi inferiori sarà certamente un risultato positivo. Ma dovrà essere anche una Fiera capace di mantenere, se non aumentare, il proprio richiamo.
Altrimenti il rischio è quello di confondere il ridimensionamento con il rilancio.
La 58ª edizione sarà quindi un banco di prova importante non soltanto per la manifestazione, ma anche per la nuova gestione di Ente Fiera. I numeri delle presenze, gli incassi, il risultato economico e la capacità di mantenere alta l’attenzione sull’evento diranno se la strada intrapresa sarà stata quella giusta.
Resta però una domanda.
Se l’obiettivo è rilanciare uno dei più importanti appuntamenti gastronomici del Veronese, siamo davvero sicuri che uno dei primi posti dove cercare il risparmio debba essere proprio quello che serve a farlo conoscere?
Perché risparmiare è necessario.
Diventare meno visibili, molto meno.
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