ANGIARI. Un via vai continuo di uomini, movimenti sospetti a tutte le ore e annunci pubblicati online per attirare clienti. Dietro la porta di un appartamento di via Caseggiato ad Angiari si nascondeva, secondo gli investigatori, un piccolo giro di prostituzione organizzato come una vera e propria attività.
A finire in manette è stata una donna cinese di 63 anni, arrestata venerdì sera dai carabinieri della compagnia di Legnago con l’accusa di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione. Per gli inquirenti avrebbe ricoperto il ruolo di “maitresse”, gestendo appuntamenti, annunci e incassi.
Gli annunci online e il tariffario
Secondo quanto ricostruito dai militari dell’Arma, la donna pubblicava inserzioni su internet per promuovere prestazioni sessuali. Una volta contattata dai clienti, li riceveva direttamente nel suo appartamento, chiedendo il pagamento anticipato di circa 100 euro per ogni incontro.
Dopo aver incassato la somma, li accompagnava in una stanza dove ad attenderli c’era un’altra donna, anche lei di nazionalità cinese, che si occupava delle prestazioni. Il denaro, sempre secondo gli investigatori, sarebbe stato trattenuto interamente dalla 63enne.
Il sospetto nato dal continuo via vai
L’attività non è passata inosservata. Da mesi, infatti, nella zona erano stati notati movimenti anomali e frequenti ingressi nell’appartamento, circostanza che ha fatto nascere i primi sospetti tra i residenti.
Segnalazioni che sono arrivate anche in municipio.
«Da qualche tempo avevamo ricevuto alcune segnalazioni e anche dalle finestre del municipio si notavano movimenti insoliti verso quell’appartamento», spiega il sindaco Fabrizio Bissoli, che ha informato le forze dell’ordine.
Proprio da queste indicazioni sarebbe partita l’attenzione dei carabinieri che, nella serata di venerdì intorno alle 22.45, hanno effettuato il blitz nell’abitazione.
Il blitz dei carabinieri
Quando i militari sono entrati nell’appartamento, all’interno era presente una donna impegnata nell’attività di prostituzione. Per la 63enne, ritenuta la regista dell’organizzazione, è scattato l’arresto. La donna è stata condotta nel carcere di Montorio a Verona, mentre gli investigatori stanno cercando di chiarire l’ampiezza dell’attività e da quanto tempo fosse attiva.
Indagini ancora aperte
Secondo le prime informazioni, il giro sarebbe stato gestito in concorso con un’altra persona, anch’essa di nazionalità cinese. Gli accertamenti serviranno anche a capire quante donne lavorassero nell’appartamento, perché in paese qualcuno parla di almeno due. La proprietaria dell’immobile, una cittadina italiana che aveva affittato l’appartamento, sarebbe risultata completamente estranea ai fatti.
L’udienza di convalida
Nelle prossime ore la 63enne comparirà davanti alla giudice per le indagini preliminari Livia Magri per l’udienza di convalida dell’arresto. Nel frattempo le indagini proseguono per ricostruire l’intero giro d’affari che, almeno per ora, si sarebbe consumato nel silenzio di un appartamento di provincia.
Cosa dice la legge
In Italia la prostituzione in sé non è reato, ma lo diventano alcune attività collegate. La normativa di riferimento è la Legge Merlin (Legge n. 75 del 1958) che ha abolito le case chiuse ma non ha vietato la prostituzione individuale.
Cosa è legale
Una persona può prostituirsi autonomamente, anche in un appartamento privato, se:
• lo fa di propria iniziativa
• trattiene per sé il denaro
• non c’è sfruttamento o organizzazione da parte di terzi
In questi casi non c’è reato.
Cosa diventa reato
Scattano invece reati penali quando intervengono terze persone o una vera organizzazione. In particolare:
• Sfruttamento della prostituzione: quando qualcuno guadagna dal lavoro sessuale di un’altra persona.
• Favoreggiamento della prostituzione: quando qualcuno facilita o organizza l’attività (per esempio gestendo clienti o appuntamenti).
• Induzione o costrizione alla prostituzione.
• Gestione di una casa di prostituzione.
Nel caso di Angiari
Secondo quanto ipotizzato dagli investigatori, la donna arrestata:
• pubblicava annunci online,
• organizzava gli appuntamenti,
• incassava i soldi,
• faceva lavorare un’altra donna.
Per questo motivo l’accusa non riguarda la prostituzione in sé, ma favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione, che sono reati puniti con la reclusione da 2 a 6 anni (più aggravanti possibili).
In sintesi:
• Prostituirsi da soli non è reato
• Organizzare o guadagnare sulla prostituzione altrui sì
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