Dopo la tempesta politica che aveva investito l’assessore Gianpaolo Bottacin per i 20 mila euro spesi in interviste e articoli promozionali – due uscite a pagamento sul Corriere della Sera e su Oggi – un nuovo fronte polemico si apre a Palazzo Ferro-Fini. A finire nel mirino dei cosiddetti corvi, le segnalazioni anonime che circolano negli uffici del Consiglio regionale, è la consigliera veronese di Lavagno Alessandra Sponda (Lega), 34 anni, segretaria dell’Ufficio di presidenza del Consiglio regionale. L’accusa è quella di aver utilizzato una dipendente del Consiglio per la gestione dei propri profili social.

L’accusa: comunicazione politica con risorse pubbliche?

Secondo i documenti raccolti e fatti circolare da fonti interne, ci sarebbero sospetti legati all’uso di strumenti e contatti istituzionali per attività di comunicazione considerate oltre la semplice informazione. In particolare, viene citata la presenza di recapiti di una funzionaria del Consiglio nelle impostazioni degli inserzionisti e la pubblicazione di contenuti durante l’orario d’ufficio. Il punto contestato riguarda il confine – sottile e delicato – tra comunicazione istituzionale e autopromozione politica.

La difesa della consigliera

Sponda respinge con decisione ogni addebito. In una intervista al Gazzettino ha dichiarato: «Sono tranquilla, la mia comunicazione è seguita da un’agenzia», spiegando che nel 2023, in seguito alla nascita di un figlio, chiese temporaneamente supporto a una collaboratrice della propria segreteria politica. «Si trattava solo di un aiuto in un momento particolare, e comunque parliamo di contenuti istituzionali: informazioni su bandi, attività del Consiglio, aggiornamenti sul territorio».
La funzionaria coinvolta ha confermato la sua versione, rivendicando la correttezza del proprio operato: «Non c’è nulla di irregolare, la consigliera è seguita da professionisti esterni. Io ho la coscienza a posto».

Le voci interne al partito e il fuoco amico

Nonostante le smentite, il malumore non manca. Una fonte interna alla Lega, che preferisce restare anonima, sottolinea: «Sponda dovrà chiarire tutto al partito. Un consigliere regionale, che percepisce oltre 8.000 euro al mese, non può scaricare sulla collettività i costi della sua comunicazione politica».
Parole che suonano come un avvertimento e che mettono in evidenza un elemento politico rilevante: il fuoco amico. Le critiche non arrivano soltanto dall’esterno, ma anche da settori interni al Carroccio, dove la vicenda viene letta come un banco di prova per equilibri e rapporti di forza in vista delle prossime elezioni.
A confermare tuttavia la fiducia nella consigliera interviene il segretario provinciale della Lega veronese, Paolo Borchia, europarlamentare: «Sponda sarà tra i candidati al Consiglio regionale, come ci sono tutti i nostri consiglieri uscenti».

Il nodo trasparenza

Il presidente Luca Zaia ha già annunciato controlli capillari su ogni attività di promozione svolta con fondi pubblici, per scongiurare derive che potrebbero finire sotto la lente della Corte dei Conti. Il rischio, secondo osservatori politici, è che singoli episodi si trasformino in un tema di sistema, capace di mettere in discussione la linea di rigore più volte rivendicata dal governatore.

Una battaglia di confine

Il caso Sponda – come quello Bottacin – mette in luce un problema più ampio: fino a che punto l’informazione sull’attività istituzionale coincide con la promozione politica del singolo? Una domanda che resterà al centro del dibattito, mentre in Consiglio regionale continuano a volare i “corvi”, e il fuoco amico rischia di rendere ancora più insidioso il terreno della trasparenza.

 

 

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