Vicenza, 28 giugno 2025 – È un giorno destinato a lasciare il segno nella lunga battaglia per la tutela dell’ambiente e della salute collettiva. Il 26 giugno, il Tribunale di Vicenza ha emesso la tanto attesa sentenza nel più imponente processo italiano sull’inquinamento da PFAS, riconoscendo 11 condanne su 15 imputati e stabilendo interdizioni, pene detentive e risarcimenti milionari.
Una vittoria che premia anni di mobilitazione da parte di comitati, associazioni, cittadini e istituzioni locali, in particolare delle Mamme NO PFAS, protagoniste di una lotta tenace e instancabile. «È una sentenza che ripaga anni di impegno, di fatica, di notti insonni e di lotta collettiva – dichiarano le Mamme NO PFAS di Vicenza, Padova e Verona –. Una battaglia lunga e difficile che ci ha spesso fatto sentire come Davide contro Golia. E, proprio come nella parabola, Davide ha colpito nel segno».
Un processo senza precedenti
Il procedimento ha affrontato cinque capi d’imputazione:
1. Avvelenamento doloso delle acque destinate al consumo umano;
2. Disastro ambientale innominato;
3. Inquinamento ambientale;
4. Gestione illecita di rifiuti speciali pericolosi (prescritta);
5. Bancarotta fraudolenta.
Particolarmente significativa è la condanna per l’avvelenamento doloso delle acque potabili, una pronuncia che apre nuove prospettive nel diritto penale ambientale. «Per la prima volta in Italia – osservano le Mamme NO PFAS – si riconosce che chi inquina l’acqua destinata al consumo umano può essere giudicato per avvelenamento doloso. È un precedente importantissimo per situazioni simili in Italia e nel mondo».
Commozione e determinazione
L’emozione tra le parti civili è stata fortissima. «L’incredulità e la commozione si sono mescolate nel momento in cui sono state lette le condanne – affermano dall’associazione –. Una parte di noi non ci credeva davvero: dopo anni in cui sembrava che nulla potesse scalfire l’impunità di chi ha avvelenato le nostre acque, il nostro sangue, la nostra terra, finalmente è arrivato un segnale forte, chiaro, inequivocabile».
Grande anche il riconoscimento a chi ha condiviso la battaglia. «È stata una vittoria corale – spiegano le Mamme NO PFAS –. Associazioni, comitati, cittadini che hanno condiviso con noi riunioni, assemblee, audizioni pubbliche, manifestazioni, e che non si sono mai arresi. Questa sentenza è anche il frutto della loro determinazione».
Dalla giustizia penale a quella civile
Oltre al valore simbolico, la sentenza comporta anche importanti risarcimenti economici. Le attiviste chiedono che tali fondi vengano ora investiti concretamente nei territori colpiti. «Vogliamo che le somme riconosciute siano utilizzate per finanziare lo studio epidemiologico partecipato sui danni alla salute, per accelerare la bonifica ambientale e per completare finalmente la rete idrica alternativa nelle aree contaminate».
E aggiungono: «Chiediamo anche giustizia economica per i cittadini. I gestori dell’acqua devono togliere dalle bollette voci di spesa che finora sono ricadute sulle famiglie, sebbene i danni siano stati causati da aziende private».
Un appello alle istituzioni
Le Mamme NO PFAS non si fermano qui. «Questa sentenza è un punto di svolta, ma non la fine della battaglia – sottolineano –. Ora chiediamo una legge nazionale che imponga limiti prossimi allo zero tecnico per i PFAS nelle acque potabili. È tempo di iniziare un cammino coraggioso verso la loro progressiva eliminazione da tutti i settori produttivi dove sia possibile. L’Italia deve fare la sua parte anche in Europa per sostenere una messa al bando totale dei PFAS».
Un futuro ancora da scrivere
La conclusione è un invito alla responsabilità collettiva. «Noi continueremo a vigilare, a informare, a chiedere trasparenza. Ma oggi possiamo dire che una parte importante della verità è stata riconosciuta. Questa sentenza è anche vostra – concludono le Mamme NO PFAS di Vicenza, Padova e Verona –. Di tutte e tutti voi che non avete mai smesso di credere che un altro futuro fosse possibile».
Per contatti e informazioni:
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