«L’Italia ha un passato glorioso ma ha dovuto attraversare passaggi critici, fatti di dolore e sangue, che hanno lasciato cicatrici indelebili nella coscienza dei nostri concittadini.

Italicus, la stazione di Bologna, Ustica, Piazza della Loggia, per citare i più altisonanti, sono nomi e memorie che riportano a drammi condivisi.
Questi drammi vengono spesso misurati nei numeri dei morti, nell’atrocità con cui vengono perpetrate violenze e morte a tanti innocenti.

Una bellissima città dell’alto Adriatico, Pola, in Istria che guarda la sorella costa veneta e che oggi è gemellata con Verona, è stata teatro di una giornata che ha segnato la storia di quei cittadini, i polesani, ma anche di tutti gli istriani che diedero avvio al massiccio spopolamento da quelle terre italiane d’Istria.

Era il 18 agosto 1946, una domenica di sole nella spiaggia di Vergarolla, si tengono le gare di nuoto per la Coppa Scarioni organizzate dalla polisportiva Pietas Julia. Tanti cittadini accorsi su quella spiaggia per l’evento: famiglie, ragazze e ragazzi, anziani e tanti bambini nella condivisione di una giornata di gioia e gioco.
Una domenica fatale.
Alle ore 14,15, una deflagrazione sospende la luce del sole e spezza quelle vite: 110 vittime ufficiali e no, quasi 200 i feriti, martoriati, mutilati.
21 salme mai più identificate.
Una trentina di ordigni della guerra ormai finita, ben 9 tonellate di tritolo, depositati e disinnescati vicino alle rive del mare hanno falciato quelle famiglie, quei ragazzi, quei bambini.
Quelli ordigni non potevano brillare se non vi fosse stato un innesco e l’innesco è stato portato dalla mano del male sotto la spinta di un ben determinato disegno stragista.
Forse i titini potevano compiere un gesto di quella portata per terrorizzare la popolazione italiana, che contava almeno il 95% del totale, in quel lembo di territorio della neo costituita Repubblica Italiana e determinare in quella città il capitolo di un esodo senza precedenti.

VERGAROLLA È LA PIÙ GRAVE STRAGE AVVENUTA NELL’ITALIA REPUBBLICANA.
È da quel 18 agosto che un uomo, il dr. Geppino Micheletti comincia a morire, lentamente.
Geppino Micheletti, era un medico chirurgo, di turno quella domenica nell’ospedale ‘Santorio Santorio’ di Pola.

I due suoi figli, Carlo di 9 anni e Renzo di 6, erano in quella spiaggia. Verrà trovato solo il corpo del primogenito, del secondo si troverà solo una scarpetta: venne polverizzato.
Il Dottor Micheletti, nel seguito della giornata proseguì nella sua opera di cure chirurgiche delle tante vittime che arrivarono presso l’ospedale cittadino senza discontinuità fino a notte fonda. Ben 24 ore consecutive e 48 di presidio lavorativo.
A lui quell’orrore ha rubato non solo Carlo e Renzo, i suoi figlioletti, ma anche la sorella, il cognato e la loro bambina. Morirà più tardi di crepacuore a soli 56 anni, a Narni, lontano dalla sua terra.

Siamo ancora in attesa, dopo più di 70 anni, di una MEDAGLIA D’ORO DAL MINISTERO DELLA SALUTE PUBBLICA AL DR. GEPPINO MICHELETTI, siamo soprattutto in attesa che questo Paese commemori queste vittime, italiane, istriane, polesane. Chiediamo che se ne faccia memoria condivisa tra tutti gli italiani.

Oggi, 18 agosto 2023 verso mezzogiorno, come Presidente del Comitato di Verona dell’ANVGD (Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia) ho portato una rosa rossa e due bianche al Monumento ai Caduti di Legnago in Piazza S. Martino, con un nastro tricolore insieme ai colori della città di Pola, verde e giallo, gentilmente e sentitamente offerte dalla fioreria l’Olandesina.
Un momento per onorare con un piccolo gesto la memoria di questa tragedia infame.
La rosa rossa abbraccia tutte le vittime di quella tragedia, mentre le due rose bianche simbolicamente sono per Renzo e Carlo Micheletti, vittime di quella barbara strage.
Le rose bianche sono quindi per tutti quei bambini che furono coinvolti, loro malgrado, rappresentando quasi un terzo del totale delle vittime.

Il tutto è avvenuto senza la presenza di forze d’arma o amministratori locali.
Anche in questo caso si è voluto significare il silenzio di 77 anni da parte delle istituzioni nazionali.
Un gesto da condividere con i cittadini e con il Comitato veronese che presiedo.

Ringrazio il Gruppo Alpini di Legnago, il suo Presidente Maurizio Mazzocco per la grande sensibilità sempre dimostrata alla nostra storia e alle nostre vicende, il sig. Guerrino Grigolli che ha aperto il monumento per questa occasione unica.

Oggi è anche un giorno importante a Pola, perché per la prima volta l’amministrazione croata della città, insieme alle rappresentanze delle comunità italiane d’Istria, Fiume e Dalmazia, celebreranno congiuntamente la strage di Vergarolla anche col consenso della Marina Militare Croata per il lancio di una corona di fiori in quello specchio d’acqua del nostro Adriatico.
Sono i piccoli passi che segnano un percorso certo. Oggi più che mai»

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Marco d’Agostino
Presidente del Comitato provinciale di Verona dell’A.N.V.G.D. O.d.V.
Consigliere Nazionale A.N.V.G.D. Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia