Nel cuore di Verona la banca trasforma la propria sede storica in uno spazio di cultura e inclusione. Dal 6 al 10 ottobre la mostra di Arte e Scienza Connettiva accompagna ArtVerona 2026, che dal 9 all’11 ottobre porta a Veronafiere 137 espositori. Un progetto che mette al centro artisti «marginali», neurodivergenze e un dialogo sorprendente con l’arte primitiva africana

VERONA – Una banca che, per alcuni giorni, mette tra parentesi sportelli e finanza per aprire le porte all’arte. E lo fa in uno dei luoghi più suggestivi del centro di Verona: Villa Brasavola de Massa, in piazza Cittadella 3, sede di Cherry Bank.

È qui che da oggi, martedì 6 ottobre, prende vita «Il gesto alle origini», progetto di Leonardo Zoccante curato da Arte e Scienza Connettiva e Tapu, inserito nel programma OFF di ArtVerona e realizzato in collaborazione, tra gli altri, con Isolo17 Gallery. L’inaugurazione è prevista alle 18, mentre la mostra proseguirà fino a sabato 10 ottobre, con apertura dalle 10 alle 17. Ai partecipanti all’inaugurazione sarà consegnato un invito omaggio per ArtVerona.

Cherry Bank, quando la sede diventa luogo d’incontro

Il dato interessante dell’iniziativa è proprio questo: Cherry Bank sceglie di mettere a disposizione la propria casa veronese per un progetto che intreccia arte, fragilità, ricerca e inclusione.

Villa Brasavola non diventa quindi semplicemente il contenitore di un’esposizione. Per qualche giorno assume il ruolo di luogo d’incontro tra mondi apparentemente distanti: impresa e cultura, neuroscienze e creatività, arte riconosciuta e produzione artistica nata lontano dai tradizionali circuiti accademici e commerciali.

A quasi due anni dall’apertura degli uffici veronesi questa iniziativa rappresenta per Cherry Bank un modo concreto di rafforzare il rapporto con la città, andando oltre la dimensione strettamente bancaria.

Ed è proprio questa apertura al territorio a rendere particolare l’appuntamento: l’arte entra negli spazi di una banca e la banca, per una volta, diventa spazio espositivo e sociale.

Quegli artisti rimasti ai margini

«Il gesto alle origini» riunisce pitture e sculture realizzate da autori «marginali» seguiti dall’Associazione Arte e Scienza Connettiva e da artisti indipendenti, con un’attenzione particolare alle neurodivergenze e al rapporto tra neuroscienze e creatività.

Il punto di partenza è affascinante: recuperare una forma espressiva spontanea, precedente alle convenzioni e alle regole imposte dai sistemi dell’arte.

Nel testo che accompagna l’esposizione Leonardo Zoccante ricorda come, nelle culture definite primitive, dipingere fosse innanzitutto «un modo di stare insieme»: l’immagine apparteneva alla vita della comunità prima ancora di diventare un oggetto da esporre. Da qui nasce il confronto tra arte connettiva e arte primitiva africana, esplicitamente indicato come filo conduttore della mostra.

L’Arte Connettiva cerca così di riportare l’attenzione su opere e autori che non necessariamente hanno seguito scuole, accademie o percorsi professionali. Una produzione nella quale la memoria emozionale e la percezione possono diventare parte integrante del gesto creativo.

Non si tratta, dunque, soltanto di osservare un quadro o una scultura. L’ambizione è quella di entrare in contatto con il mondo che quell’opera porta con sé.

Una frase del testo di Zoccante ne sintetizza bene lo spirito: «Qui le due arti si toccano, e non per come appaiono». E il percorso prova proprio a superare la distinzione tra ciò che viene considerato centrale e ciò che, invece, per anni è rimasto ai margini.

Da Villa Brasavola ad ArtVerona

La scelta delle date non è casuale. «Il gesto alle origini» accompagna infatti la città verso la 21ª edizione di ArtVerona, in programma dal 9 all’11 ottobre nei padiglioni 11 e 12 di Veronafiere.

L’edizione 2026, diretta per il secondo anno da Laura Lamonea, porta il titolo «Tra parentesi» e punta proprio sulle relazioni tra gallerie, artisti, collezionisti e pubblico. Quest’anno la manifestazione conta 137 espositori e punta a rafforzare il rapporto tra mercato dell’arte e città, coinvolgendo istituzioni e imprese del territorio.

Una filosofia nella quale l’iniziativa ospitata da Cherry Bank trova una collocazione naturale.

ArtVerona 2026 presenta inoltre cinque sezioni espositive principali, accanto alla Main Section e all’editoria: ritornano Effetto Sauna, dedicata al confronto fra artisti affermati e giovani non ancora sul mercato, e Pittura (Ora); debutta STILL, dedicata alla fotografia più sperimentale. Forte anche la dimensione internazionale, con AWave Zone, focus sull’arte contemporanea coreana.

La fiera quest’anno vuole soprattutto uscire dai padiglioni. Mostre, installazioni e performance raggiungono diversi luoghi della città, da Palazzo Forti al convento di San Bernardino, coinvolgendo musei, fondazioni, università e realtà imprenditoriali.

Una banca, una villa, un altro modo di guardare l’arte

Ed è forse qui che l’esperienza di Villa Brasavola assume il significato più interessante.

Mentre ArtVerona richiama a Verona galleristi, collezionisti, artisti e operatori del settore, Cherry Bank sceglie di accendere i riflettori proprio su chi normalmente rischia di rimanere fuori da quei riflettori.

Artisti indipendenti, percorsi non convenzionali, neurodivergenze, opere nate senza necessariamente pensare al mercato.

Un contrasto solo apparente. Perché l’obiettivo dichiarato da ArtVerona 2026 è proprio ampliare la conversazione attorno all’arte contemporanea e creare nuove relazioni fra cultura, territorio e impresa.

Così, per cinque giorni, Villa Brasavola de Massa diventa qualcosa di più della sede veronese di Cherry Bank: un luogo dove entrare, osservare e magari scoprire che l’arte può nascere anche dove siamo meno abituati a cercarla.

E che, qualche volta, ciò che definiamo «marginale» è semplicemente qualcosa a cui non abbiamo ancora dedicato abbastanza attenzione.

 

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