Il restauro restituisce luce e decoro alla parrocchiale e fa riemergere una traccia delle decorazioni settecentesche. Giovedì 8 ottobre la celebrazione con il vescovo Pompili apre la storica sagra «dei Panocini». Il grazie della comunità a don Luciano Bozza.

VIGO DI LEGNAGO — A volte, per ritrovare un pezzo della propria storia, bisogna guardare sotto la superficie. A Vigo è accaduto durante il restauro della chiesa di San Martino Vescovo: dalla pulizia delle murature, in un altare laterale, è riemerso un piccolo frammento della decorazione originale del Settecento. Una traccia rimasta nascosta, che ora torna visibile in una sezione dell’altare, come una finestra aperta sul passato.

È anche da quel dettaglio che si può raccontare la rinascita della parrocchiale. Perché il lavoro appena concluso restituisce alla comunità un edificio più luminoso e curato, ma anche la possibilità di riscoprire ciò che il tempo aveva offuscato: colori, forme e testimonianze di una storia che appartiene al paese.

Il momento della festa è fissato per giovedì 8 ottobre, alle 19.30, quando il vescovo di Verona, monsignor Domenico Pompili, presiederà la solenne celebrazione eucaristica per l’inaugurazione del restauro. Ad animare la liturgia sarà la corale «don Attilio Gobbetti». Una serata che riunirà la comunità attorno alla sua chiesa, al termine di un percorso sostenuto con determinazione.

San Martino torna a mostrarsi ai fedeli e ai visitatori dopo un intervento che ha affrontato anzitutto i problemi di umidità delle murature. Al risanamento sono seguite la nuova tinteggiatura interna e la realizzazione di un moderno impianto di illuminazione, progettato per valorizzare i dettagli architettonici del tempio.

La luce diventa così parte della riscoperta: accompagna lo sguardo, restituisce leggibilità agli spazi e invita a soffermarsi su particolari che rischiavano di passare inosservati. Fra questi, proprio quel frammento settecentesco, piccolo nelle dimensioni ma prezioso per il legame che conserva con la chiesa di un tempo.

Durante i lavori è stato inoltre avviato, grazie alla collaborazione e al contributo economico della Fondazione Chiese Vive di Verona, il restauro della pala seicentesca raffigurante la Madonna del Rosario tra i santi Domenico e Martino, attribuita alla scuola del Brusasorzi. L’opera presentava gravi danni provocati dall’umidità: il suo recupero rappresenta un ulteriore tassello nella tutela del patrimonio custodito dalla parrocchiale.

A rendere possibile il restauro della chiesa sono stati i contributi della Regione Veneto, del Comune di Legnago e della Conferenza Episcopale Italiana, attraverso le risorse dell’8 per mille destinate alla Chiesa cattolica per i beni culturali ecclesiastici e l’edilizia di culto. Risorse che qui hanno assunto una forma concreta: murature risanate, ambienti restituiti al loro decoro e un patrimonio affidato con maggiore cura alle generazioni future.

Dietro il risultato ci sono però anche l’impegno e la perseveranza delle persone. La comunità rivolge un ringraziamento particolare a don Luciano Bozza, che ha creduto nel progetto e si è speso in prima persona, con dedizione e competenza, per portarlo a compimento. Un riconoscimento che racconta quanto una simile opera abbia bisogno, accanto ai finanziamenti, di qualcuno capace di seguirla e accompagnarla fino in fondo.

L’inaugurazione si intreccia con una delle tradizioni più antiche del territorio legnaghese: la sagra di San Luigi, detta «dei Panocini», radicata a Vigo fin dal 1809. Dall’8 al 13 ottobre, lo stand gastronomico e la musica dal vivo animeranno il paese, unendo alla festa religiosa le occasioni di incontro che da sempre danno vita alla sagra.

Per tutta la durata della manifestazione, la chiesa rimarrà aperta alla preghiera e alle visite. Saranno esposti la statua del compatrono San Luigi, antichi paramenti e oggetti liturgici utilizzati nelle celebrazioni solenni: testimonianze che permetteranno di avvicinarsi alla memoria della parrocchia attraverso ciò che essa ha custodito nel tempo.

Quest’anno, dunque, la sagra avrà un motivo in più per riunire Vigo. Accanto ai sapori, alla musica e alla consuetudine di ritrovarsi, ci sarà una chiesa da guardare con occhi nuovi. E forse il senso più bello del restauro sta proprio qui: riconoscere un luogo familiare e, nello stesso momento, scoprire che ha ancora qualcosa da raccontare.

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