Dall’esposto del 7 ottobre 2025 ai provvedimenti cautelari dello scorso luglio: il presidente dell’IPAB Guido Giorgio Cavaler risponde alla Regione e mette nero su bianco la cronologia della vicenda. Dopo il caso, supporto psicologico, formazione del personale, procedimenti disciplinari e nuovi strumenti di controllo. «La priorità è sempre stata proteggere gli anziani affidati alle nostre cure».
CEREA – C’è un prima e c’è un dopo nella vicenda che ha scosso profondamente la Casa De Battisti di Cerea. E soprattutto c’è ora una ricostruzione dettagliata di quanto sarebbe accaduto nei mesi precedenti all’esplosione pubblica del caso dei presunti maltrattamenti agli anziani.
A metterla nero su bianco è il presidente dell’IPAB Guido Cavaler, nella risposta trasmessa alla Direzione Servizi Sociali della Regione Veneto dopo la richiesta di chiarimenti del 20 agosto.
Un documento articolato che aggiunge elementi importanti a quanto già emerso alla fine di luglio, quando l’indagine aveva portato all’applicazione di misure cautelari nei confronti di quattro operatori sociosanitari, tre dei quali dipendenti dell’Istituto.
Va ricordato che si tratta di provvedimenti cautelari nell’ambito di un procedimento giudiziario ancora in corso e che le eventuali responsabilità penali dovranno essere accertate nelle sedi competenti.
I sospetti prima dell’inchiesta
Il passaggio probabilmente più significativo della relazione riguarda l’origine stessa dell’indagine.
Secondo quanto riferisce Cavaler alla Regione, in un reparto della struttura erano sorti sospetti su comportamenti definiti nella relazione di «maleducazione, aggressività e violenza verso gli ospiti residenti», potenzialmente riconducibili a uno o più operatori sociosanitari.
Segnali che non sarebbero stati percepiti solamente dai vertici della Casa De Battisti. Il presidente riferisce infatti che preoccupazioni erano state manifestate anche da alcuni familiari e dal responsabile del reparto.
A far scattare un ulteriore campanello d’allarme sarebbe stata la presenza di ecchimosi su alcune parti del corpo di un ospite.
È a quel punto che presidente e direttore si rivolgono ai Carabinieri.
La data destinata a diventare centrale nella ricostruzione è 7 ottobre 2025: quel giorno Cavaler, nella sua veste di legale rappresentante della Casa De Battisti, presenta alla Stazione dei Carabinieri di Cerea un esposto per quelli che vengono definiti «episodi estremamente allarmanti di maltrattamento dei residenti ospiti presso l’Istituto da parte di uno o più operatori».
È un elemento importante perché chiarisce che, secondo la documentazione trasmessa alla Regione, l’intervento dell’autorità giudiziaria prese le mosse proprio dalla segnalazione partita dall’IPAB.
Le indagini e il silenzio durato mesi
Dall’esposto sarebbero quindi scaturite le indagini condotte tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026, anche attraverso intercettazioni ambientali nel reparto interessato.
Cavaler spiega anche perché, durante quei mesi, nulla venne comunicato all’esterno: presidente e direzione, indicati nella relazione come gli unici all’interno dell’Istituto a conoscenza delle attività investigative, avrebbero mantenuto il massimo riserbo per non compromettere le indagini e per attenersi alle indicazioni ricevute dagli inquirenti.
Poi il 29 luglio la svolta.
Tre dipendenti della Casa De Battisti vengono raggiunti dal divieto temporaneo, per dodici mesi, di esercitare la professione di operatore sociosanitario nelle strutture sanitarie e assistenziali. Per un quarto OSS, già passato nel frattempo ad altra struttura sanitaria pubblica, vengono disposti gli arresti domiciliari.
Il giorno successivo l’IPAB sospende dal servizio per un anno i tre propri dipendenti interessati dal provvedimento.
Cavaler: «Abbiamo agito senza alcuna esitazione»
È proprio su questo punto che il presidente rivendica la condotta tenuta dall’amministrazione dell’ente.
«La priorità per noi è sempre stata una sola: proteggere gli anziani affidati alle nostre cure – aveva dichiarato Cavaler nelle ore in cui il caso era diventato pubblico –. Quando abbiamo rilevato situazioni che destavano preoccupazione, abbiamo agito senza alcuna esitazione, mettendo a disposizione degli investigatori ogni informazione utile e collaborando in modo totale con le forze dell’ordine e l’autorità giudiziaria».
Una posizione che oggi la relazione inviata alla Regione accompagna con date e passaggi precisi, a partire proprio dall’esposto dell’ottobre 2025.
«C’è profondo dispiacere per quanto accaduto – aveva aggiunto il presidente – ma c’è anche la consapevolezza di aver fatto tutto ciò che era necessario per far emergere la verità».
Cavaler aveva inoltre sottolineato la necessità di distinguere le singole responsabilità dal lavoro dell’intera struttura: «Non permetteremo che le condotte contestate a pochi individui offuschino il lavoro straordinario svolto ogni giorno da oltre cento professionisti che operano con dedizione, umanità e rispetto al servizio dei nostri ospiti».
Dopo il caso: psicologi e cinque incontri con il personale
La relazione alla Regione racconta però anche ciò che è successo dopo il 29 luglio.
Dal 30 luglio le psicologhe della Casa De Battisti hanno attivato un programma di supporto rivolto a personale, familiari e persone coinvolte emotivamente dalla vicenda, mettendo a disposizione spazi di ascolto e confronto.
Parallelamente l’IPAB ha avviato un percorso di sensibilizzazione del personale.
Nel mese di agosto sono stati organizzati cinque incontri, con gruppi di circa venti persone, avvalendosi della collaborazione di un luogotenente dei Carabinieri in congedo, già comandante della Stazione di Cerea.
Obiettivo: richiamare gli operatori agli obblighi connessi alla professione, ma soprattutto rafforzare le capacità di riconoscere e segnalare eventuali situazioni critiche.
Un punto tutt’altro che secondario. Perché, al di là delle responsabilità individuali che dovrà stabilire la giustizia, quanto accaduto pone inevitabilmente una questione anche sui sistemi di prevenzione e controllo all’interno delle strutture che assistono persone fragili.
Procedimenti disciplinari e incarico a un legale
L’IPAB ha inoltre affidato all’avvocato Simone Emilio Marchiotto un incarico di assistenza e consulenza legale per seguire i riflessi penali, amministrativi, disciplinari e patrimoniali della vicenda.
Per quanto riguarda i tre dipendenti sospesi, l’Istituto ha chiesto alla Procura della Repubblica di Verona la documentazione necessaria per procedere secondo le norme previste per il pubblico impiego.
Dunque, oltre alle decisioni assunte dall’autorità giudiziaria, si apre anche il capitolo delle eventuali responsabilità disciplinari interne.
Più controlli nei reparti e il “Metodo Validation”
Tra gli interventi annunciati c’è poi un rafforzamento del ruolo dei responsabili dei diversi nuclei assistenziali.
La Casa De Battisti intende coinvolgerli in un percorso pluriennale legato al “Metodo Validation”, che sarà presentato nell’ambito delle iniziative del “Mese dell’Alzheimer”.
Secondo quanto spiegato nella relazione, la formazione dovrebbe migliorare il rapporto tra operatore e ospite e, indirettamente, consentire anche un controllo più efficace sull’attività assistenziale. Un percorso che andrebbe ad affiancarsi alla certificazione “Qualità e Benessere” già ottenuta dall’Istituto.
Anche la reputazione dell’IPAB sotto osservazione
C’è infine un altro aspetto contenuto nella relazione. L’enorme esposizione mediatica del caso ha spinto l’IPAB ad avviare un’indagine di mercato per individuare un supporto professionale specializzato in comunicazione istituzionale, gestione delle crisi, reputazione online e monitoraggio dei contenuti digitali.
Una scelta comprensibile sotto il profilo istituzionale, ma che non può oscurare la questione principale: la fiducia verso una struttura che accoglie persone anziane e fragili si difende prima di tutto attraverso la sicurezza degli ospiti, la trasparenza e la capacità di impedire che eventuali comportamenti incompatibili con l’assistenza possano ripetersi.
Ed è probabilmente questa la vera sfida che attende ora la Casa De Battisti.
La stessa ricostruzione dell’IPAB evidenzia infatti un aspetto sul quale sarà necessario continuare a interrogarsi: se segnali e sospetti erano stati avvertiti da vertici, responsabili e alcuni familiari, occorre capire quali strumenti possano consentire in futuro di intercettare ancora più rapidamente eventuali situazioni critiche.
Il presidente, dal canto suo, rivendica la scelta compiuta quando quei sospetti divennero sufficientemente gravi da richiedere l’intervento delle forze dell’ordine: rivolgersi ai Carabinieri e lasciare che fosse la magistratura a fare luce.
Nessuna richiesta di trasferimento
A distanza di oltre un mese dall’esplosione del caso, Cavaler comunica infine alla Regione un dato che considera particolarmente significativo: l’Istituto afferma di non aver ricevuto rimostranze da parte dei familiari né richieste di trasferimento degli ospiti residenti.
Anche il personale avrebbe proseguito regolarmente l’attività, partecipando alle iniziative messe in campo dopo l’accaduto.
L’inchiesta giudiziaria farà il proprio corso e stabilirà le eventuali responsabilità individuali. Per la Casa De Battisti, invece, il percorso è già cominciato: recuperare e consolidare quella fiducia che rappresenta il patrimonio più delicato per chi ogni giorno riceve dalle famiglie il compito di assistere le persone più fragili.
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