Duro affondo del presidente Shahine dopo le dichiarazioni del sindacato: «Hanno scioperato solo due dipendenti. Basta alimentare tensioni mentre stiamo lavorando per migliorare le condizioni del personale».
LEGNAGO – Lo scontro tra la Casa di Riposo di Legnago e la FP CGIL si inasprisce. Dopo il comunicato del sindacato che aveva parlato di un’«alta adesione» allo sciopero del 30 giugno, arriva la replica dell’Ente, che ribalta completamente la ricostruzione e accusa la sigla sindacale di aver diffuso una rappresentazione «fuorviante e pretestuosa» della realtà.
Secondo la direzione della struttura, i dati effettivi raccontano infatti un’altra storia: ad aver incrociato le braccia sarebbero stati soltanto due dipendenti, a fronte di circa 50 lavoratori presenti in servizio e di un organico complessivo di circa 90 dipendenti.
Numeri che, secondo la Casa di Riposo, rendono «impossibile parlare di alta adesione» e dimostrano invece come la mobilitazione abbia registrato una partecipazione estremamente limitata, pur nel rispetto dei contingenti minimi previsti dalla normativa.
Per il Consiglio di amministrazione, il dato rappresenterebbe anche un segnale di fiducia nei confronti del percorso avviato dall’Ente insieme alla rappresentanza sindacale unitaria e alle organizzazioni che partecipano al confronto.
La direzione ricorda infatti che da mesi sono già state introdotte alcune misure per migliorare le condizioni di lavoro del personale: dal potenziamento dei turni pomeridiani con nuovi ausiliari all’alleggerimento del servizio notturno, considerato tra i più gravosi. A queste si aggiunge un ulteriore progetto, attualmente in fase di definizione, che punta a ridurre parte delle mansioni previste nel turno del mattino, tema che sarà affrontato in un incontro già programmato nel mese di luglio con gli operatori interessati.
Il presidente della Casa di Riposo, Toufik Riccardo Shahine, non nasconde il disappunto per l’iniziativa della FP CGIL.
«Si auspicava che prevalesse un senso di responsabilità. È davvero spiacevole constatare che, in un momento così delicato, si sia preferito alimentare tensioni invece di favorire un clima di collaborazione, proprio mentre l’Ente sta lavorando con impegno per tutelare al meglio i nostri anziani», afferma.
Nel comunicato trova spazio anche un passaggio destinato a riaccendere il confronto sindacale. La Casa di Riposo ricorda infatti che la FP CGIL ha scelto di non sottoscrivere il Contratto collettivo nazionale di settore, decisione che, secondo l’Ente, comporta l’esclusione dai tavoli nei quali vengono definiti incentivi economici, misure di welfare aziendale e sviluppo organizzativo.
«Non si possono attribuire all’Ente responsabilità derivanti da una scelta autonoma della stessa organizzazione sindacale», sottolinea la direzione, ribadendo comunque di aver sempre garantito anche alla CGIL informazione, confronto e disponibilità nel rispetto delle corrette relazioni sindacali.
La conclusione del comunicato assume infine i toni di un vero e proprio richiamo politico-sindacale. L’Ente auspica che, dopo quello che definisce un «esito deludente dello sciopero», la FP CGIL scelga di privilegiare il dialogo, evitando iniziative che – sostiene la Casa di Riposo – rischiano di danneggiare non solo l’immagine dell’istituzione, ma anche quella dei tanti operatori sanitari e socioassistenziali che ogni giorno garantiscono assistenza agli anziani più fragili.
La vicenda, tuttavia, appare tutt’altro che conclusa. Dopo il botta e risposta dei giorni scorsi, il confronto tra sindacato e vertici della Casa di Riposo resta acceso e lascia intravedere nuove polemiche sul fronte delle condizioni di lavoro e dell’organizzazione interna della struttura.
Foto: da sinistra, il presidente della Casa di Riposo di Legnago Toufik Riccardo Shahine e Valentino Geri, segretario della FP CGIL di Verona.
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